1876, la prima fotografia della Nazionale inglese e undici storie

“Bisogna capire cosa c’è dietro i fatti per poterli rappresentare.
La fotografia – clic! – quella la sanno fare tutti.”

(Tiziano Terzani)

Una fotografia può raccontare tante storie. Quella oggetto di questo articolo, la più antica a ritrarre una formazione della Nazionale di calcio dell’Inghilterra, ne raccoglie undici.

Sono le storie degli undici giocatori che si apprestavano a disputare la quinta partita ufficiale dei “maestri del football” con gli unici rivali allora disponibili, e cioè gli scozzesi che, pur riconoscendo ai vicini di aver inventato il gioco, sostenevano che i meriti inglesi finivano lì, e che a capire come il football andasse giocato erano stati proprio loro.

Quel giorno la Tartan Army avrebbe avuto ragione – evento a dire la verità molto frequente in epoca vittoriana – eppure grazie a questa fotografia sono gli undici “Leoni di Sua Maestà” ad essere entrati nella storia.

Una scoperta casuale

Per capire come il mondo ha potuto ritrovare questo preziosissimo documento bisogna fare un balzo in avanti nel tempo di oltre un secolo.

Siamo nel 2008 quando il professor Peter Seddon, nato a Derby e accanito tifoso dei Rams locali, si imbatte in questa straordinaria fotografia: è un caso, visto che si sta occupando si di football in quel momento, ma di una storia avvenuta diversi anni dopo.

Seddon sta scrivendo un libro su Steve Bloomer, primo grande bomber del Derby County e della Nazionale inglese, attaccante fenomenale emerso verso la fine del XIX° Secolo e capace di segnare 317 reti nella massima serie inglese, un bottino che lo rende a tutt’oggi il secondo miglior marcatore di sempre del campionato dietro soltanto a Jimmy Greaves.

Attaccante dal fiuto del gol eccezionale, vero e proprio predatore dell’area di rigore, oltre ad aver fatto faville con le maglie di Derby County e Middlesbrough è stato anche in grado di realizzare 28 reti in 23 partite con l’Inghilterra e di vincere per ben tre volte il campionato inglese di baseball, un altro sport dove si distingueva con merito.

Campione fino al ritiro avvenuto a quarant’anni, fu in seguito allenatore pioniere in Germania (dove fu catturato allo scoppio della Grande Guerra e finì per organizzare tornei di calcio tra prigionieri) e in Spagna, dove con il Real Uniòn conquistò la Coppa del Re.

Insomma, un soggetto davvero interessante, dalla vita piena di successi e avventure, l’ideale per un romanzo – che poi in effetti uscirà in e-book e che potete acquistare (lingua inglese) nel link che porrò in fondo all’articolo.

La prima fotografia della Nazionale Inglese

Mentre fa le sue ricerche, Seddon si imbatte in una foto pubblicata dal “Derbyshire Football Express” nel 1926: l’ha spedita Edgar Field, terzino ai tempi degli albori del football, a lungo giocatore nei vari college che all’epoca facevano le veci delle squadre di calcio e poi entrato nei Clapham Rovers e arrivato fino all’Inghilterra.

Quando Seddon, incuriosito, decide di fare ricerche più dettagliate, su una fotografia che già a prima vista pare così antica, rimane incredulo: si tratta della formazione dell’Inghilterra che il 4 marzo del 1876 scese in campo all’Hamilton Crescent di Partick, il terreno di gioco scozzese dove già fu giocata la prima partita internazionale della storia, cedendo 3-0 ai padroni di casa.

Si tratta, come detto, della fotografia più antica di sempre riguardante una formazione dell’Inghilterra, un documento inestimabile per importanza nella storia del calcio.

Ritrae undici uomini, di cui soltanto dieci però sono calciatori, essendo tra loro presente un umpire, cioè l’arbitro che ogni rappresentativa portava con se e che coadiuvava il giudice, terza persona stabilita da entrambe le parti, nel dirigere la gara secondo le regole stabilite.

Un calcio diverso

Quel pomeriggio a Partick il ruolo spetta, lo riporta il sito englandfootballonline.com, a tale Mister Turner degli Swifts di Slough, mentre la controparte scozzese, curiosamente, sarà il leggendario portiere Robert Gardner, considerato all’epoca il miglior keeper al mondo.

Si gioca alle 15,30 davanti a circa 12,000 spettatori, accalcati fin quasi sulle linee laterali. Le porte sono costituite da pali sottili e presentano da poco un nastro, al posto della corda utilizzata fino a poco tempo prima come traversa.

Non ci sono reti, non esistono rigori, né fischietti, ammonizioni o sostituzioni. Le rimesse laterali sono ancora battute nel modo del rugby, chiunque può alternarsi nel ruolo di portiere.

L’arbitro della contesa è lo scozzese William Mitchell, presidente del Queen’s Park che fornisce quattro effettivi su undici alla Scozia.

#1 – Edgar Field

In alto a sinistra abbiamo proprio Edgar Field: come detto, fu difensore nel Lancing College nel quale studiò e successivamente vestì le maglie di Reading e Clapham Rovers oltre a quelle delle rappresentative del Berkshire e del Buckinghamshire.

Con i Rovers raggiunse per ben tre volte la finale della FA Cup, vincendola al terzo tentativo nel 1880.

Le sue due apparizioni con la maglia dell’Inghilterra invece non furono fortunate: avvennero entrambe con la Scozia e coincisero con due pesanti sconfitte. Il 3-0 del 1876, infatti, fu seguito da una sconfitta ancora peggiore, un 6-1 buscato sempre a marzo cinque anni dopo, nel 1881.

In questa occasione Field segnò addirittura un’autorete, la prima nella storia dell’Inghilterra. Ritiratosi a Derby fino alla morte, avvenuta a quasi ottant’anni, si distinguerà come commercialista e patirà una precoce vedovanza, la moglie morta ancora giovane.

Il destino lo ha messo in contatto con il professor Seddon quasi un secolo dopo.

#2 Walter Scott Buchanan

Al fianco di Field un compagno di squadra dei Clapham Rovers, uno dei sei attaccanti scesi in campo quel pomeriggio senza alcun risultato: Walter Scott Buchanan, come Field poco più che ventenne e con grandi aspettative.

Le troverà soprattutto lontano dal calcio, diventando un importante agente commerciale, mentre la vita gli riserverà anche il dolore della morte di un figlio maschio nato da poco.

Pochissimo altro si sa su questo giocatore, come nove compagni all’esordio con la maglia dell’Inghilterra: un’avventura che, visto il risultato finale, resterà senza seguito.

#3 Charles Eastlake Smith

Il terzo in piedi da sinistra, elegantissimo, è Charles Eastlake Smith: anche per lui sarà la prima e ultima volta con l’Inghilterra. È un compagno di attacco di Buchanan, e a livello di club gioca nel Crystal Palace, club antico con nessun legame con quello attualmente esistente.

Per lui è una sorta di derby, essendo nato in Inghilterra ma figlio di un ricco mercante scozzese: si è distinto a livello di college, ma passato al calcio di club la sua carriera finisce nell’anonimato.

La sua presenza in campo quel pomeriggio forse si può spiegare con il suo ruolo fuori dal campo: lavora infatti nel comitato della Football Association, quello che tra le tante cose stabilisce chi deve giocare in Nazionale.

La sua sarà una famiglia di sportivi: il giovanissimo cugino Gilbert Oswald sarà, a cavallo tra i due secoli, un’icona del calcio inglese, il miglior centravanti del XIX° secolo, mentre la figlia Gladys nel 1908 conquisterà la medaglia d’oro alle Olimpiadi nel tennis femminile.

#4 Frederick Thomas Green

Quarto in piedi da sinistra abbiamo il compagno di Field in difesa, una delle stelle della squadra, Frederick Thomas Green: ha vinto la FA Cup nel 1874 con l’Oxford University, la vincerà ancora nel 1877 e nel 1878 vestendo stavolta la maglia degli Wanderers, i primi dominatori del football inglese.

Di origini gallesi, oltre che sul campo avrà successo anche nella vita, diventando un rispettato avvocato e poi giudice istruttore. Quel pomeriggio, però, mangerà la polvere come tutti i compagni, forse anche per le non perfette condizioni fisiche in cui si presenta: è stato chiamato all’ultimo momento, al suo posto doveva giocare Alfred Stratford, compagno negli Wanderers.

#5 William John Maynard

Ultimo in piedi a destra il londinese William John Maynard, all’epoca stella dei 1st Surrey Rifles e che l’anno dopo questa gara con la Scozia passerà negli Wanderers insieme a Green.

Attaccante di buone capacità, era presente anche nella prima partita ufficiale di sempre avvenuta nel 1872, quando iniziò la gara da ala ma poi passò in porta per l’infortunio occorso al titolare Barker. Questo evento lo renderà, per oltre un ventennio, il più giovane portiere della Nazionale.

Dopo il ritiro lavorerà all’anagrafe di Durham fino alla morte, avvenuta nel 1921: pochi anni prima ha vissuto un grandissimo dolore, quando il figlio Adolf – nazionale di rugby – è morto durante la Grande Guerra in giovanissima età.

#6 Arthur Henry Patrick Savage

Seduto, primo da sinistra verso destra, abbiamo Arthur Henry Patrick Savage: nato in Australia e dotato di una vistosa e caratteristica barba rossa, è il portiere designato. Si dice che sia bravo nel rilanciare il pallone per innescare gli attaccanti, ma difetta di fondamentali e tende a distrarsi.

La sua presenza, spiegano gli storici, dipende più che altro dalla disponibilità: in un’epoca di pionierismo sfrenato infatti raramente venivano convocati i più bravi, ma quelli che in pratica prima promettevano la propria presenza.

All’epoca già ventiseienne, gioca nel Crystal Palace – non l’attuale squadra, ma quella nata per svagare i giardinieri adibiti al mantenimento dello splendido edificio.

Poco altro si sa della sua carriera e della sua vita, visto che molti storici del football faticano addirittura ad individuarne l’identità certa. Per molti è uno dei principali responsabili del 3-0 che gli inglesi subiscono quel pomeriggio, e di certo lo è per il comitato di selezione, che infatti non si avvarrà più dei suoi servigi.

Si rifarà organizzando e giocando la prima partita di sempre in Australia (a Parramatta, agosto 1880) e scalando i ranghi dell’esercito fino al ruolo di Colonnello.

#7 Mister Turner

Di Mister Turner, l’umpire, poco da dire: ha a che fare con gli Swifts, una squadra che anni dopo contribuirà attraverso una controversa partita in FA Cup a stabilire regole di uniformità di altezza per la traversa.

Quel pomeriggio, come abbiamo detto, divide il compito con lo scozzese Robert Gardner, portiere nella prima partita tra nazionali di sempre e considerato il primo estremo difensore a utilizzare l’uscita per chiudere l’angolo della porta agli attaccanti avversari.

#8 Hubert Heron

Seduto al centro, di fianco a mister Turner e sotto Charles Eastlake Smith, come da tradizione per l’epoca il capitano della squadra, Hubert Heron: futuro commerciante di vino, le cronache lo definiscono un’ala un po’ egoista ma molto brillante, che si distingue per tecnica e leadership.

Quel pomeriggio in terra scozzese, come tutti i compagni, non brilla, ma la sua carriera è degna di essere ricordata: una delle stelle degli Wanderers, con cui vince la FA Cup per tre volte consecutive, è inoltre membro del comitato della Football Association insieme a Eastlake Smith.

A differenza di molti dei compagni presenti, continuerà a giocare per l’Inghilterra grazie al più che discreto tasso tecnico. Otterrà in tutto 5 presenze con l’Inghilterra, l’ultima nel 1878, pur senza mai andare a segno.

#9 Ernest Henry Bambridge

Al fianco di capitan Hubert, alto, slanciato ed elegantissimo, il più anziano – con i suoi 28 anni – giocatore inglese in campo: Ernest Henry Bambridge, centravanti degli Swifts e in quell’occasione mediano per l’Inghilterra.

Era convinzione comune all’epoca che il mediano (half-back) dovesse avere una grande presenza fisica per colpire di testa i tanti palloni che si usava lanciare in avanti per imbeccare le punte.

A discapito dell’altezza imponente (192 centimetri all’epoca erano tantissimi) e forse per il fatto di giocare fuori ruolo Bambridge quel pomeriggio non si distinse nel grigiore generale.

Commerciante, oltre che per gli Swifts giocherà per il Corinthian FC e anche i suoi due fratelli più giovani, Arthur e Charles, vestiranno la maglia dell’Inghilterra, ottenendo rispettivamente 3 e 18 presenze.

Per lui l’avventura con la Nazionale finì invece quel pomeriggio, dove peraltro giocò soltanto in sostituzione di Frederick Brunning Maddison degli Wanderers, bloccato da impegni lavorativi.

#10 Francis Heron

A proposito di fratelli: chi chiude la fila dei giocatori seduti, a destra, è Francis Heron. Più giovane del fratello Hubert di un anno, ne è praticamente l’ombra e lo segue ovunque, dentro e fuori dal campo.

Attaccante come il fratello, negli Wanderers come il fratello, commerciante di vini in società con il fratello.

Sul campo ha sicuramente meno talento, visto che l’Inghilterra non lo riconvocherà in futuro e che anche negli Wanderers non sempre troverà spazio, girando per il Paese e vestendo anche le maglie di Uxbridge, Swifts e Windsor.

Per il resto i fratelli Heron vivono una vita in simbiosi, tanto che quando Hubert muore, nel giugno del 1914, Francis non ci mette che tre mesi a raggiungerlo, spirando nell’ottobre dello stesso anno.

#11 Beaumont Griffith Jarrett

Seduto più in basso abbiamo infine Beaumont Griffith Jarrett, mediano e leader dell’Università di Cambridge dopo essere cresciuto calcisticamente nel prestigioso liceo di Harrow, uno dei luoghi dove è nato il football.

Figlio di un progettista di macchinari tessili molto rinomato, in seguito giocherà anche per gli Old Harrovians, una delle prime squadre composte da Old Boys che popolano gli anni pionieristici del football inglese, e nel Grantham Town, venendo anche richiamato altre due volte dall’Inghilterra.

La sua carriera calcistica si conclude a 23 anni, nel 1878, quando viene ordinato prete.

“L’altro Cursham”

L’ultimo giocatore impegnato nella gara di quello storico pomeriggio di marzo del 1876 è Arthur Cursham, attaccante del Notts County di buon livello ma molto sfortunato.

Nonostante primeggi nel cricket, è abbastanza bravo da collezionare 6 presenze e 2 reti con la maglia dell’Inghilterra, tuttavia la sua fama viene eclissata dal fratello più giovane, Henry, a oggi e dopo più di un secolo il miglior marcatore di sempre nella storia della FA Cup con 49 reti.

Versatile in campo, vero entusiasta del gioco, sarà per anni una colonna portante del Notts County. Pur dedicandosi a quasi qualunque squadra del circondario, da vero amateur amante della disciplina sportiva, sarà con i Magpies che passerà tutta la carriera, conclusa dopo oltre 300 partite con una partita, contro i rinomati scozzesi del Queen’s Park, che il club gli dedica come omaggio.

Muore tragicamente poco più che trentenne, in America dove è andato a cercare una fortuna che proprio non ha, fulminato dalla febbre gialla. Aveva attraversato l’oceano grazie ai soldi incassati nell’ultima gara, che il club gli aveva generosamente riconosciuto.

In questa storica fotografia è assente, chi dice perché ancora non arrivato al campo e chi perché sarebbe proprio lui l’autore dello scatto.

Sia quel che sia, un’ultima sfortunata coincidenza.

Pionieri del Football

Un’ultima curiosità, una delle tante che trovate nel mio libro “Pionieri del Football – Storie di calcio vittoriano”: in occasione della prima sfida non ufficiale tra Scozia e Inghilterra, disputata nel 1870, un fotografo propose ai ventidue uomini in campo di immortalare il momento con uno scatto, a patto però che questi ne acquistassero una copia.

Non cogliendo l’importanza storica del momento, però, questi declinarono. Quella che sarebbe stata una foto storica, per il calcio, non è dunque mai stata scattata. Non rimane che questa fotografia, dunque: che racconta undici storie, ma più in generale racconta la storia del football stesso.



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