6 gennaio 1898: i primi calci a un pallone in Italia

Negli anni precedenti a quel 6 gennaio 1898 il foot-ball era arrivato in Italia, restando però confinato nella dimensione di passatempo per marinai inglesi a Genova, ai quali ogni tanto si univa qualche giovane di buona famiglia e qualche curioso, e a diletto per ricchi a Torino, dove in più occasioni si erano scontrate le compagini nate per volere del Duca degli Abruzzi e del giovane imprenditore Edoardo Bosio.

La mattina di Epifania del 1898, però, tutto stava per cambiare sul campo sportivo di Ponte Carrega a Genova, anche se in pochi allora potevano sospettarlo vedendo scendere dalle carrozze una decina di distinti uomini vestiti da “footballers“.

Eppure quel mattino a Genova si scriveva la storia. I footballers erano giunti da Torino dietro esplicito invito di James Richardson Spensley, figura chiave nello sviluppo del calcio italiano: giunto nel capoluogo ligure come medico per i marinai connazionali, si era reso conto del potenziale inespresso del calcio in Italia.

Dopo essersi fatto affidare la sezione calcistica del “Genoa Cricket & Athletic Club” ed averne cambiato la denominazione in “Genoa Cricket & Football Club”, aveva aperto le porte della società anche ai non-inglesi, italiani di buona famiglia alcuni dei quali di origini svizzere e che già avevano avuto modo quindi negli studi di gioventù oltreconfine di conoscere il calcio.

Genova contro Torino

Ebbene Spensley, procedendo per gradi, aveva capito che per crescere il foot-ball necessitava di non restare un fenomeno cittadino, ma anzi appunto di vedere le diverse città sfidarsi per vedere quale fosse la migliore, un campanilismo che da sempre è alla base di ogni sport e a maggior ragione in uno di abilità e prestanza fisica quale il calcio.

Dunque, quando fu chiaro al dottore che l’unica città che poteva competere calcisticamente con Genova era Torino, dove il football era arrivato per altre vie grazie alla duplice influenza dovuta alle avventure giovanili del Duca degli Abruzzi e agli studi effettuati a Nottingham dal giovane imprenditore Edoardo Bosio, fu chiaro anche che soltanto una sfida tra Genova e Torino avrebbe potuto muovere l’interesse dell’opinione pubblica e interessare gli italiani.

Nelle intenzioni di Spensley, inoltre, l’incontro tra appassionati di città diverse avrebbe gettato le basi per il futuro del calcio italiano, cosa che poi effettivamente sarebbe accaduta.

La prima partita in Italia

La gara fu un bello spettacolo, almeno a giudicare dalle cronache dell’epoca, dove emergeva la curiosità e la poca conoscenza della disciplina dei cronisti presenti.

Il “Corriere Mercantile” di Genova, storica testata fondata nel 1824 e fallita tristemente nell’estate del 2015, la descriveva così.

“Foot-ball Match. Nella pista di Ponte Carrega ebbe luogo ieri una gara di Foot-ball fra i del “Genoa Athletic Club” e quelli del “Foot-ball di Torino”.

Per chi non lo sapesse il giuoco consiste nel gettarsi scambievolmente una grossa palla senza servirsi delle mani, ma unicamente coi piedi, col capo, col petto, ec. La gara fu assai animata e la vittoria toccò ai torinesi.

Malgrado il tempo non troppo buono molta assisteva al singolare esercizio; altra consimile gara si terrà prossimamente a Torino.”

Alle due e mezza del pomeriggio la sfida iniziò, e i piemontesi si portarono poco dopo in vantaggio con il goal che sarebbe poi risultato decisivo: a realizzarlo il Marchese John Savage, “Jim” per gli amici, in patria mediocre comparsa in un football già avviato verso il professionismo ma in Italia capace di fare la differenza così come i connazionali presenti sul campo tra compagni di squadra e avversari.

Savage avrebbe in seguito militato per due anni nella Juventus, diventandone il primo straniero nonché il fautore della scelta dei colori bianconeri, mutuati da quelli del Notts County dove aveva militato in gioventù e dove aveva amici che gli avevano spedito un set di maglie per la neonata compagine torinese. Molti altri futuri protagonisti del calcio italiano furono presenti quel pomeriggio del 1898.

Pionieri del calcio italiano

Nel Genoa ad esempio giocava in porta proprio il Dottor Spensley, che era anche una sorta di allenatore e che si sarebbe distinto anche nello scautismo e nella beneficenza, mentre in difesa spiccava il giovanissimo Conte De Galleani – futuro direttore di banca e grande sportivo – e in attacco agiva Norman Leaver, londinese che con un goal nei tempi supplementari avrebbe deciso la finale del primo campionato italiano giocato pochi mesi dopo questa sfida.

In mediana faceva la sua magnifica figura Edoardo Pasteur: imparentato con il noto batteriologo svizzero, era un mediano elegante e sarebbe stato una colonna del Genoa dei primi anni, conquistando ben sei Scudetti da giocatore e poi prendendo parte alla gloria del Grifone anche come dirigente, difendendolo ad esempio nel famoso caso riguardante l’acquisto, in tempi di professionismo vietato, di Sardi e Santamaria.

Anche la rappresentativa torinese vantava grandi nomi: oltre ai già citati Bosio e Savage possiamo citare il futuro velista olimpico Nasi, l’inglese Dobbie e l’attaccante Carlo Montù, che di lì a poco si sarebbe ritirato per dedicarsi a una carriera militare dalla quale sarebbe uscito pluridecorato grazie alle imprese compiute in Libia e nella Grande Guerra.

Presenti tra gli spettatori anche i dirigenti del Genoa George Blake e George Fawcus: il primo si sarebbe in seguito spostato in Sicilia per lavoro fondando il Palermo, il secondo sarebbe stato dirigente eccellente e calciatore fin’oltre i quarant’anni, conquistando da presidente del Genoa cinque Scudetti in cinque anni.

La storia è fatta

Anche un giovanissimo Vittorio Pozzo, all’epoca dodicenne, era presente in tribuna in veste di tifoso dei torinesi: quello che sarebbe diventato il CT dell’Italia due volte campione del mondo si era pagato viaggio a Genova ed entrata vendendo alcuni libri di scuola.

Ai primi di marzo il Genoa si recava a Torino per ricambiare la visita, vincendo a sua volta in trasferta, e negli stessi giorni nel capoluogo piemontese nasceva la Federazione Italiana del Football, che stabiliva le date per il primo campionato italiano di calcio.

In definitiva numerosi sono i motivi per cui il calcio divenne in breve tempo il nostro sport nazionale, perché attecchì immediatamente nel cuore di quei giovani che presero a praticarlo e a interessarsene.

Ma se una scintilla va ricercata, quella va individuata nel 6 gennaio del 1898, quando a Genova dei giovani e valenti sportivi si apprestavano a prendere a calci un pallone per la prima volta. Forse neanche lo sospettavano, ma stavano scrivendo la storia.


BIBLIOGRAFIA:

  • Foot, John (2010) Calcio. 1898-2010. Storia dello sport che ha fatto l’Italia, BUR – Biblioteca Universale Rizzoli
  • Bassi, Alessandro (2015) Il football del pionieri: Storia del campionato di calcio in Italia dalle origini alla I Guerra Mondiale, Bradipolibri
  • Brizzi, Enrico (2015) Il meraviglioso giuoco: Pionieri ed eroi del calcio italiano 1887-1926, Editori Laterza