Adriano, l’Imperatore spodestato da se stesso

Chiedi chi fu Adriano Leite Ribeiro.

Chiedi e qualcuno ti dirà che per un periodo, un breve ma intenso periodo, lo si sarebbe potuto considerare il miglior centravanti al mondo senza timore di bestemmiare.

Perché se Ronaldo, O Fenomeno, era stato giocatore capace di spaccare in due la storia, evoluzione dei grandi campioni del passato con un fisico potente e scattante, Adriano sembrava essere giovanissimo la stessa evoluzione di Ronaldo, al quale cedeva il passo in termini di classe pura ma che poteva persino superare in potenza.

Il suo sinistro potente e preciso era il terrore di ogni portiere, il fisico scultoreo esaltava i tifosi dell’Inter, capaci finalmente di ritrovare un campione dopo la partenza del loro idolo, Ronaldo appunto.

E invece tutto finì forse nel momento più bello, quando il mondo era ai piedi di questo ragazzone che grazie al talento era riuscito a sfuggire alla difficile vita di una favela di Rio de Janeiro. La fama, i soldi, improvvisamente si ritorsero contro un ragazzo buono e ingenuo, vittima di se stesso e dei suoi demoni e che da anni è letteralmente scomparso dal mondo del calcio.

Il mondo si accorge di Adriano Leite Ribeiro una sera d’estate nel 2001. Si gioca l’amichevole tra Inter e Real Madrid, e nei nerazzurri ha fatto il suo ingresso questo 18enne centravanti brasiliano acquistato dal Flamengo, dove si è fatto conoscere pur mostrando un talento ancora tutto da sgrezzare.

Il club di Massimo Moratti capisce che ci si deve puntare quando su punizione realizza una magnifica rete, e dopo sei mesi di “rodaggio” lo piazza in prestito alla pericolante Fiorentina, dove nel grigiore di una squadra destinata alla Serie B pare l’unico a credere nella salvezza.

Sovente tenta di fare tutto da solo, scartando le difese avversarie schierate e cercando la conclusione, e a volte ci riesce anche: i suoi 6 gol in 15 gare non bastano a salvare i Viola, ma riescono a conquistare la fiducia del Parma, che lo richiede all’Inter la stagione successiva in prestito.

Gli anni dell’Imperatore

In coppia con Adrian Mutu, Adriano gioca uno splendido campionato in giallo-blu, e nella seconda stagione si conferma bomber completo e dalla potenza fisica devastante. L’Inter è in crisi, lo vuole riportare alla base a metà campionato, e per farlo corrisponde al Parma una bella cifra.

È comunque una scelta azzeccata, Adriano diventa “l’Imperatore” e segna moltissimo, diventando anche un punto fermo della Nazionale: i tifosi interisti vanno in delirio per quel concentrato di muscoli e potenza dotato però anche di velocità e tecnica.

Un’evoluzione di Ronaldo, dicono i più speranzosi non sbagliando poi di molto: perché Adriano è veramente, per quasi due anni, il miglior centravanti al mondo. Poi qualcosa si rompe dentro di lui, e solo dopo anni e anni si capirà cosa: nel 2004, appena rientrato all’Inter, il brasiliano ha subito un lutto importante, la morte del padre a cui era legatissimo.

L’improvviso declino

La depressione è arrivata quasi subito, Adriano ci ha lottato ma ha finito per arrendersi nel peggiore dei modi, trovando rifugio nell’alcol. Ciò non gli ha impedito immediatamente di essere un grande giocatore, e infatti nel 2005 e nel 2006 si può dire che fu al suo picco, ma a lungo andare il bere ha minato fisico e animo di un ragazzo sicuramente fragile, cresciuto tra l’altro in una delle peggiori favelas di tutta Rio de Janeiro, Vila Cruzeiro.

L’Inter, resasi conto della cosa, fa di tutto per preservare il suo patrimonio: inventa infortuni che non esistono per giustificare le sue assenze agli allenamenti, inventa condizioni fisiche da ritrovare per spiegare a stampa e tifosi le numerose presenze in panchina, lo manda persino in Brasile in prestito per tentare di ritrovarsi.

Niente da fare. Nel 2009 sembra alla fine aver sconfitto i propri demoni, ritrova gol e continuità con la maglia dell’adorato Flamengo, si propone per un rientro in Europa: ci crede la Roma, città che doveva essere nel suo destino visto il suo soprannome, ma una volta tornato in Italia Adriano capisce che i demoni non puoi sconfiggerli, al massimo annegarli per un po’. Magari con l’alcol. Ancora.

Sempre più a fondo

A Roma rimane pochi mesi, e sono gli ultimi in cui lo si può definire ancora un calciatore: cessa infatti di esserlo quando lascia la Capitale, ad appena 28 anni. Da allora è un girovagare per il Brasile, strappando ingaggi che non vengono onorati e facendo promesse che puntualmente vengono disattese.

Ci provano il Corinthians, ancora il Flamengo. Sembra riuscirci, infine, il piccolo Atletico Paranense, a cui non pare vero di avere la possibilità di rigenerare quello che era, non molto tempo prima, un vero fenomeno. Adriano non si presenta al raduno del club, viene perdonato e messo sotto contratto ugualmente: torna a giocare dopo quasi due anni, ritrova anche il gol in Coppa Libertadores.

Ritorno a Vila Cruzeiro

Ma è un fuoco di paglia purtroppo. L’ennesimo. Nei due giorni successivi al ritorno al gol si rende irreperibile, salta gli allenamenti, ma viene fotografato in un locale la notte successiva l’eliminazione della squadra, che non può fare altro che rescindergli il contratto stipulato appena tre mesi prima.

Il resto della storia è ancora più triste: lasciato anche dal procuratore, Gilmar Rinaldi, Adriano si offre inutilmente a diverse squadre, ma nessuno ha più voglia di crederci, di aspettarlo, di recuperarlo, nessuno crede più sia possibile.

E così, dopo che la droga, l’alcol, le prostitute sono passate e si sono portate via tutto, quello che una volta era l’erede di Ronaldo è costretto anche a vendere la villa comprata ai tempi dei gol e delle folle esultanti.

Torna dove tutto era cominciato, a Vila Cruzeiro: il prossimo febbraio avrà 34 anni, e una stagione vera non la gioca dal lontano 2010.

Difficile pensare ad un ritorno sui campi da gioco. Bello sarebbe però che Adriano Leite Ribeiro, dopo aver rinunciato ad essere un calciatore, riuscisse finalmente a diventare un uomo.


SITOGRAFIA:

  • Brunetti, Alessandro (02/08/2016) La triste fine di Adriano: da stella del calcio alla favela più povera e pericolosa di Rio, EuroSport