Aleksandar Đurić, la “Goal Machine” di Singapore

La via per l’affermazione, nel calcio, segue a volte strade misteriose e mai battute. Ho raccontato tempo fa dell’avventurosa carriera di Lutz Pfannenstiel, portiere giramondo capace di giocare in tutti e sei i Continenti calcistici.

Una storia simile, anche se di fatto avvenuta principalmente in un solo Paese, è quella di Aleksandar Đurić, che da profugo durante la Guerra dei Balcani è riuscito a diventare la più grande leggenda di un esotico paese asiatico.

Questa è la storia di un uomo scopertosi calciatore, nato nella ex-Jugoslavia e che poi, anni dopo, ha trovato una nuova patria a Singapore, arrivando addirittura a indossare la fascia di capitano della Nazionale asiatica.

Primi gol in Australia

Đurić nasce a Doboj, attualmente in Bosnia-Herzegovina, il 12 Agosto del 1971.

Cresce in una situazione familiare non facile: il padre ha problemi di alcool ed è spesso violento con la moglie e i due figli, Milovan e Aleksandar, il quale si sfoga nello sport con ottimi risultati e dividendosi tra il calcio e la canoa.

Con il primo i risultati sono mediocri, e lo vedono disimpegnarsi in porta nelle fila del club cittadino, mentre con la seconda si impone come uno dei migliori nel suo Paese, la Jugoslavia.

A 21 anni riesce a qualificarsi per le Olimpiadi di Barcelona ’92, dove gareggia nei 1500 metri anche se viene eliminato quasi immediatamente.

L’inasprirsi del conflitto nei Balcani che è nel frattempo scoppiato, e la morte della madre uccisa da un colpo di mortaio, lo portano a riprendere la carriera di calciatore e a trasferirsi nel minuscolo club ungherese dello Szeged: una scelta più di vita che di carriera, un modo per lasciarsi alle spalle un passato duro e da dimenticare.

Ma dopo un anno il contratto termina, ed è allora che, giunto in Australia quasi per scommessa, Đurić si scopre finalmente bomber, aiutato da un fisico aitante (194 cm di altezza) che lo porta ad essere un vero e proprio dominatore dell’area avversaria: i gol arrivano a pioggia, nel giro di sei anni gioca in sei club e onora ognuno di questi con delle belle prestazioni.

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Singapore andata, ritorno e di nuovo andata

Quando lascia l’Australia, nel 1999, lo fa con un bottino di 74 reti in 124 partite, e fa rotta verso Singapore, dove trova posto nei “Giaguari” del Tanjong Pagar United.

Nel pittoresco campionato locale, dove giocano squadre interamente formate da calciatori di altre etnie (vi è un club francese da poco scomparso, uno giapponese e uno coreano, uno che prevede l’utilizzo solo di under-23, per dire) Đurić lascia il segno, siglando 15 reti in 16 gare e portando i bianco-rossi  al terzo posto.

L’amore però non sempre è un colpo di fulmine, e così, per quanto si piacciano e si apprezzino, Đurić e Singapore si lasciano dopo appena una stagione, quando il bomber decide di tornare in quella che ormai sente come il suo nuovo Paese di adozione, e cioè l’Australia.

All’alba del XXI° secolo Aleksandar è di nuovo nella terra dei canguri, deciso a spendere lì quel che rimane di una carriera che – nonostante i numerosi gol – si può decisamente definire minore.

Gioca e segna a raffica (13 reti in 15 gare) nei Marconi Stallions, squadra adesso semi-defunta ma ai tempi tra le migliori del panorama australiano, prima che l’ambizioso Sidney Olympic ne acquisisca i servigi per tentare di vincere il campionato.

L’inizio è in effetti scoppiettante, nelle prime 3 gare Đurić segna 2 reti, ma poi arriva la chiamata che – a 30 anni compiuti – non si può rifiutare: lo vuole l’Home United, la squadra della Polizia di Singapore, Paese dove non hanno scordato la sua fenomenale stagione di due anni prima, e i soldi offerti sono tanti, almeno per gli standard di quel calcio.

The Singapore Goal Machine

Đurić arriva ma trova una squadra davvero sotto pressione, dove la vittoria è vista come un dovere e la sconfitta non ammessa: nonostante in metà stagione segni la bellezza di 11 reti in 10 gare, la rimonta non riesce ai “Protettori”, e anzi la vittoria del campionato va ai rivali del Singapore Armed Forces, la squadra dell’esercito.

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È uno smacco, e nonostante la vittoria della Coppa di Singapore (primo trofeo vero vinto da Đurić in carriera) per il bomber è ancora tempo di fare la valigia.

Stavolta però non lascia il Paese, ma si accasa semplicemente ad un altra squadra, il Geylang United arrivato terzo e che necessita di un attaccante di peso.

Le “Aquile” pensano di trovarlo in Đurić, ed è il caso di dire che dimostrano una vista degna del loro soprannome.

Đurić rimane nel Geylang per 4 stagioni segnando a raffica e ottenendo la vittoria del campionato al primo anno, seguita da un secondo e un terzo posto: lascia il club in crisi di risultati (7° posto, in un campionato che prevede la partecipazione di 10 squadre) con l’incredibile bottino di 148 reti in 126 gare.

Una media di più di un gol a gara che gli vale il soprannome di “The Goal Machine” e l’ammirazione dei tifosi locali, che riconoscono in questo ragazzone slavo, nato canoista, il miglior calciatore del campionato.

Il momento di vincere

Aleksandar lascia a malincuore il Geylang, dove è un autentico idolo, ma alle soglie dei 34 anni è arrivato il momento di vincere, e il solo modo per farlo è unirsi al Singapore Armed Forces, la squadra più titolata di Singapore.

Dove non gli viene forse chiesto di mantenere l’incredibile media realizzativa mostrata nel Geylang, ma più di portare carisma ed esperienza.

E invece Đurić non solo continua a segnare, ma addirittura, passati i 35 anni, migliora la sua media: dopo un secondo posto alla prima stagione, porta la squadra a vincere il campionato per quattro stagioni consecutive, evento mai verificatosi nel povero ma equilibrato campionato di Singapore.

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È l’uomo che fa la differenza, sempre e in ogni campo, segnando ben 156 reti in 129 gare.

A metà di questa esperienza, nel 2007 e alla soglia dei 36 anni, arriva finalmente la cittadinanza di Singapore, che gli permette – dato che non è mai sceso in campo con il suo paese natio – di vestire la maglia della Nazionale dei Leoni: non è il primo straniero a farlo, anzi.

Nazionale melting pot

Trova infatti compagni come il difensore inglese Daniel Bennet, il connazionale serbo Fahrudin Mustafić e i cinesi Shi Jiayi e Qiu Li, in una Nazionale che rispecchia appieno lo spirito multietnico di Singapore e del suo calcio, al cui campionato partecipano anche compagini interamente formate da stranieri.

L’esordio di Durić in Nazionale avviene al secondo turno preliminare delle qualificazioni asiatiche alla Coppa del Mondo del 2010: subentrando dalla panchina, realizza entrambi i gol che valgono la vittoria contro il Tajikistan ed il passaggio alla fase a gironi.

Qui però Singapore finirà schiacciato da Uzbekistan e Arabia Saudita, superando il solo Libano anche per colpa di due gare perse a tavolino con uzbeki e arabi, sconfitte arrivate per aver ingenuamente ricorso a giocatori squalificati e che la dicono lunga sull’organizzazione della Football Association of Singapore.

Una carriera infinita

La carriera infinita di Aleksandar Đurić, che tutti i giorni per mantenersi in forma corre almeno 15 chilometri, sembra potersi concludere nel 2009, quando ormai 38enne viene lasciato libero dal Singapore Armed Forces.

Invece a sorpresa firma per i Tampines Rovers, una squadra buona che con lui diventa fantastica.

Dopo due secondi posti consecutivi arrivano, sempre di seguito, due titoli nazionali, nel 2011 e nel 2012, con “The Goal Machine” che continua a fare quel che sa fare meglio – e cioè buttarla dentro.

Una regolarità impressionante, considerati gli ormai quarant’anni indicati dalla sua carta d’identità, anche se ora si parla “solo” di un gol ogni due gare.

Alle gioie con la maglia del club si uniscono anche quelle con la Nazionale, con la quale vince ultra-quarantenne la Suzuki Cup nel 2012 superando in finale la Thailandia.

Indossa anche la fascia di capitano dei Leoni, accade contro il Bahrain in amichevole ,vista l’indisponibilità del capitano e del suo vice, ed è un piccolo record: è infatti il primo “straniero” ad avere tale onore.

Lascerà la Nazionale nel 2012, a 42 anni e dopo aver firmato 24 gol in 53 partite.

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Ambasciatore del calcio

La carriera di Đurić continua fino ai giorni nostri, con gol e gloria che arrivano da quello splendido paese asiatico che è diventato ormai casa sua.

Attualmente, oltre a giocare, gira il sud-est asiatico cercando di promuovere il calcio nei paesi poveri, e mentre si trovava in Cambogia ha annunciato che alla fine di questa stagione si ritirerà dal calcio giocato.

A 43 anni Aleksandar Đurić, “The Goal Machine”, chiuderà la carriera per iniziarne un altra: l’intenzione è quella di allenare, e le opportunità di certo non mancheranno in un paese che guarda a lui come a un Dio.

Non è dato sapere se avrà successo, ma su una cosa si può scommettere: per uno come lui, niente è impossibile.

UPDATE febbraio 2015: dopo essersi ritirato alla fine del 2014, all’età di 44 anni, Aleksandar Đurić è entrato nello staff degli amati Tampines Rovers dove svolge il ruolo di preparatore atletico.


SITOGRAFIA:

  • Lay, Belmont (29/10/2014) 11 reasons S’poreans love footballer Aleksandar Duric as much as Fandi Ahmad, www.mothership.sg

BIBLIOGRAFIA: