Alípio, quello che doveva essere l’erede di Cristiano Ronaldo

Oggi che il Real Madrid sogna con i nuovi giovanissimi fenomeni brasiliani Vinicius e Rodrygo a qualcuno viene in mente il nome di Alípio, giovane talento che il club preferì nel 2009 a un certo Coutinho e che addirittura era stato definito come l’erede di Cristiano Ronaldo.

Alípio oggi ha 26 anni, e sembrano passati secoli dal suo arrivo a Madrid: prelevato per 1,5 milioni dal Rio Ave, prodotto “sospetto” della scuderia di Jorge Mendes, il giovane di anni ne aveva appena 17 quando si ritrovò ad indossare la maglia delle merengues. Orfano, arrivato in Portogallo grazie al suo tutore legale, la sua storia aveva conquistato un po’ tutti.

Si disse che numerosi top club europei fossero stati bruciati dal Real Madrid, si disse che il suo improvviso arrivo alla corte di Ramón Calderón bloccò l’acquisto ormai dato per concluso del coetaneo Coutinho: si dirà poi che fu tutta una questione di soldi, un giro di denaro sospetto teso ad arricchire i club coinvolti e soprattutto Jorge Mendes, procuratore del ragazzo con interessi proprio nel Rio Ave.

Alípio, una vita in prestito

Quel che è certo è che se Coutinho è diventato, dopo i passaggi tra Inter, Liverpool e Barcellona, uno dei calciatori più forti e rinomati al mondo, Alípio ha finito invece per perdersi non trovando mai spazio per emergere né a Madrid né al Benfica. Qualità tecniche buone ma non eccezionali, numerosi infortuni, scarsa fiducia e un carattere fragile hanno fatto si che quello che poteva essere un talento si sia incredibilmente eclissato, finendo per essere dimenticato dal grande calcio di cui avrebbe dovuto essere uno dei protagonisti.

Il prossimo 31 dicembre il suo periodo di prestito alla Figueirense scadrà e l’attaccante tornerà per l’ennesima volta alla Tombense, società con cui è sotto contratto dal 2016 e che lo ha già prestato a ben sei squadre dopo averlo prelevato, chissà perché, dalla semisconosciuta Luverdense. Nell’ultima stagione per lui appena 3 gol nel Campeonato Catarinense, modestissimo torneo statale, e una comparsata nella seconda serie brasiliana.

Una vita in prestito, così potrebbe essere definita la carriera di Alípio, che dopo aver fallito al Real Madrid senza mai neanche sfiorare la prima squadra passa misteriosamente al Benfica inserito nell’affare che porterà Di Maria in Spagna: il club portoghese lo valuta 5 milioni, una cifra sospetta e che fa pensare a plusvalenze gonfiate, e non gli concederà mai la benché minima fiducia.

Nonostante un contratto di cinque anni, infatti, Alípio non avrà mai una possibilità con la prima squadra, finendo in prestito in una pletora di squadre e realtà a dir poco periferiche: si va dall’America in Brasile allo Sharjah, Emirati Arabi Uniti, per poi concludere con Omonia Nicosia a Cipro e Apollon Smyrnis in Grecia. Soltanto nel campionato cipriota trova continuità di utilizzo, mettendo insieme 20 presenze e 3 misere reti.

Una discesa senza fine, quella di Alípio Duarte Brandão: dopo la Grecia ecco appunto il ritorno in patria alla Luverdense e una nuova girandola di prestiti, panchine su panchine, gol neanche a parlarne. A 27 anni, l’età in cui tanti calciatori possono pensare al futuro con fiducia, Alípio può soltanto guardare indietro, ricordando quei giorni magici e assurdi di fine 2008, quando qualcuno parlava di lui come dell’erede di Cristiano Ronaldo.

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