Balo libera tutti – Tutto calcio che Cola #10

Quando manca più o meno una settimana alla chiusura ufficiale del calciomercato, un nome che fino a qualche tempo fa poteva ancora dirsi importante – e che di importante ha ancora lo stipendio, è bene ricordarlo – non sa ancora in quale progetto tecnico sarà coinvolto nella stagione 2016/2017. Parlo ovviamente di Mario Balotelli, ex “Super Mario” finito ai margini della rosa del Liverpool, che nell’estate 2014 lo aveva prelevato dal Milan dopo un anno e mezzo più che positivo, che ne aveva rilanciato le azioni pesantemente sminuite dall’esperienza poco felice al Manchester City. E pensare che quando l’Inter lo vide partire, per quasi 30 milioni di euro nel 2010, in molti maledirono la scelta del club nerazzurro. Non solo i tifosi della Beneamata, ma chiunque avesse a cuore il futuro del calcio italiano, della Nazionale, anche i tifosi di fede contraria che non si capacitavano di come si potesse rinunciare ad un talento tanto giovane ad un prezzo relativamente così contenuto. Con il senno di poi, tra incasso per il cartellino e risparmi sugli ingaggi, si potrebbe persino dire che la cessione di Balotelli sia stata una delle migliori mosse in sede di calciomercato dell’Inter post-triplete. Perché i grandi mezzi che aveva mostrato, Mario li ha lasciati arrugginire in un gioco fine a se stesso, senza riuscire a inquadrarsi tatticamente ma tentando di essere un “uomo ovunque” senza possederne le qualità. E se i mezzi fisici sono sempre rimasti straripanti, con il passare degli anni sono emersi limiti tecnici e soprattutto caratteriali che hanno fatto si che oggi, agosto 2016, il classe 1990 Mario Balotelli sia quasi da considerare un ex-calciatore, alla stregua di Freddy Adu qualunque.

Ed è vero. Anche se poteva essere un campione, Balotelli non lo è mai stato. Non ha mai vinto niente d’importante, non ha mai trascinato nessuna squadra – a parte il Milan del 2013, giunto in Champions grazie ai suoi 12 gol in 13 partite di campionato – non si è mai migliorato in alcun modo, fallendo nelle tante occasioni in cui avrebbe potuto essere protagonista e mancando clamorosamente l’ultima “ultima possibilità” al Milan, la scorsa stagione: un gol in venti partite, e va bene che un calciatore non si può giudicare solo dal numero di gol, ma insomma, uno in venti partite.

Eppure Balotelli, per me, rimarrà sempre tanto un incompiuto quanto un incompreso. Un calciatore che non si è mai realizzato ma che in fono non ha mai potuto farlo anche per le gigantesche pressioni cui è stato sottoposto fin da giovanissimo nel bene e nel male. Simbolo dell’antirazzismo suo malgrado, bersaglio di una parte d’Italia che è razzista senza se e senza ma, e che al massimo avrebbe potuto sopportare il colore della sua pelle se avesse giocato benissimo, come nell’estate del 2012 quando purgò la Germania futura campione del mondo a EURO 2012. Giocatore incostante, umorale, a tratti egoista, che però ho visto contestato più duramente di altri calciatori incostanti, umorali, egoisti, fino al punto di farmi chiedere perché. Perché sempre lui? Why always him?

E sinceramente non capisco.

Il nostro è un Paese strano, dove più passa il tempo e più le discussioni assumono il tono di polemiche da bar. Balotelli o lo ami o lo odi, non possono esistere mezze misure. Se ti azzardi a difenderlo, anche solo in parte, allora devi elencare “cosa ha vinto, il grande campione, cosa ha fatto mai”, e per l’uomo della strada non esiste che tu possa al contempo riconoscere i limiti di un prospetto di campione mai realizzatosi – cosa che succede, del resto, da quando esiste il calcio – e allo stesso tempo percepire un certo, eccessivo, accanimento. Balotelli non è simpatico, non abbassa la testa, non chiede scusa. Non corre quanto dovrebbe, quanto il tifoso sugli spalti reputa necessario per essere assolti dal reato di “non impegnarsi”, se provocato risponde provocando, ricordando che è arrivato dov’è non per caso, non ammettendo i propri errori e limiti come il 90% della popolazione fa nella vita di tutti i giorni e a fronte di risultati comunque assai meno soddisfacenti. Balotelli è un gran bel bersaglio, perché non solo guadagna “troppo” come tutti i calciatori “che dovrebbero andare in fabbrica in questi tempi di crisi”, ma oltretutto si è perso, non li merita, è doppiamente colpevole.

Che bello è prendersela con lui. Dire che è stato rovinato da Raiola – agente che fa il suo interesse come ogni lavoratore al mondo – che ci sono giocatori più forti che si vantano meno di lui, guadagnano meno di lui e vincono di più. Come se questa fosse una novità: in ogni campo artistico del pianeta ci sono geni che contano meno di fenomeni commerciali (le Spice Girls non finirono per vendere più dei Beatles?) ma non per questo si ha il diritto di offendere questi ultimi in ogni lingua, continuamente, sul piano umano, morale, tecnico. Ancora oggi, leggendo delle varie destinazioni possibili per un calciatore che ancora, nella nostra povera Serie A e con la testa giusta, potrebbe dire la sua – e di questo ne sono convinto – leggevo vari tifosi che commentavano sdegnati: “No, no, tenetevelo voi, fatelo restare lì a marcire, chi lo vuole, è uno spaccaspogliatoio”.

Non so, io ho l’impressione che Balotelli sia diventato una sorta di alibi per tanti. Per chi fallisce, ad esempio, è un capro espiatorio perfetto, e ne dovrebbero sapere qualcosa i veterani Buffon e De Rossi, che per giustificare la prestazione da schifo fornita dall’Italia ai Mondiali 2014 non dovettero spremersi troppo le meningi. Bastò, genericamente, indicare Balotelli: giovane, strafottente, nero, ha segnato solo un gol, non sbuffava, vuoi che non sia stata colpa sua? Il Milan in cui ha giocato Mario, il Liverpool in cui ha giocato, erano squadre imbarazzanti, costruite con i piedi, quasi irritanti. Eppure pareva fosse solo colpa sua, che partito lui tutto si sarebbe risolto. Che guadagna tanto ma alla fine “perché? Che fa? Perché non ci fa vincere?” Inutile ricordare che nessuna delle squadre in cui ha giocato, con il suo allontanamento, si è saputa migliorare di una virgola. Vedremo il Milan, certo, ma dovessi giocarmi dieci euro non ce li punterei.

Eppure, sarà una mia impressione, il futuro sarà ancora così per Balotelli. Ogni squadra in cui giocherà, indipendentemente dal suo presunto grado di impegno, potrà giustificare qualsiasi cosa con la sua presenza. Se arriveranno le vittorie arriveranno anche grazie a lui, se non nonostante lui; ma alle prime sconfitte tranquilli, se avrà beccato una giornata-no sarà solo ed esclusivamente colpa sua. Dovrà essere irreprensibile, al primo errore dentro e fuori dal campo “ecco il solito Balotelli”, ogni spogliatoio fragile che si frantumerà, con lui all’interno, diventerà uno spogliatoio di ferro che lui da solo, miracolosamente, ha saputo distruggere. E se tirerà una delle sue proverbiali bombe da fuori e segnerà beh, avrà fatto pure il suo, con un po’ di fortuna; ma se sbaglierà apriti cielo, “non lo ha visto il compagno tutto libero?”, considerazione che potrà essere accompagnata anche da qualche epiteto razzista, che tanto si scherza, è il calcio, fa parte della goliardia come auspicare l’eruzione del Vesuvio. O no?

Chi ha Balotelli può perdere, tanto sarà colpa di Mario che non ha fatto abbastanza. Chi lo guarda può sentirsi di capirne, che “fosse stato per me era nei campi a raccogliere pomodori”. Può offenderlo, che “guadagna tanto e non ha dimostrato niente”, è arrogante e presuntuoso quando dovrebbe essere umile, “grato all’Italia che lo ha accolto” – si, giuro, ho letto anche questa e non una volta. “Con quella cresta lì, poi. Pensasse meno a pettinarsi e più a correre”.

A pensarci bene, alla modica cifra di qualche milione l’anno, un alibi mica tanto male, questo Super Mario.