Breve storia della tattica – #02: la Piramide di Cambridge

Intorno al 1880, nonostante di fatto il calcio fosse cosa fatta da almeno vent’anni, esso era molto diverso dallo sport che conosciamo adesso: ancora praticato perlopiù da gentiluomini dell’alta società britannica, ne ricalcava lo spirito battagliero e orgoglioso in partite che più che scontri strategici erano vere e proprie cariche all’arma bianca verso la porta avversaria. Anche se alcune squadre si ostinavano a tentare di trovare nuovi modi di interpretarlo, il football restava sport per uomini coraggiosi e sprezzanti del pericolo più che per maestri di tecnica e tattica. Tentare un approccio che non fosse quello tradizionale e tipico delle scuole londinesi era considerato un tentativo di mascherare propri limiti innati, da deridere, e del resto era vero che se gli scozzesi avevano sviluppato un gioco basato sui passaggi lo avevano fatto principalmente per ovviare a limiti fisici evidenti nei confronti dei più possenti vicini inglesi. Come spesso sarebbe accaduto nella storia del calcio, una rivoluzione tattica sarebbe arrivata soltanto insieme a una contemporanea rivoluzione culturale, ed è quello che accadde nei primi anni ’80 del XIX° secolo, quando nacque il primo vero modulo nella storia del calcio, una tattica che sarebbe divenuta l’unica esistente per tutta la durata del football Vittoriano e, di conseguenza, per tutto il calcio mondiale almeno fino al primo dopoguerra: si sarebbe chiamata “the Pyramid”, “la Piramide”, anche nota come “Piramide di Cambridge”. 

Il primo schema di sempre

Leggenda vuole infatti che questo schieramento nascesse nell’Università di Cambridge, scelto dalla squadra impegnata nel tradizionale varsity match contro gli eterni rivali di Oxford, decisamente più forti nei fondamentali. Lo sostiene il magiaro Árpád Csanádi, calciatore, allenatore e autore del famoso libro Soccer – come riportato da Jonathan Wilson nel suo “La Piramide rovesciata”, e sempre quest’ultimo ci racconta di come il primo autorevole squillo di questa nuova tattica avvenne in occasione della finale della Coppa del Galles datata 30 marzo 1878 che vide il Wrexham superare i fortissimi Druids: “il suo capitano e terzino, Charles Murless, un agente immobiliare del luogo, decise di arretrare E.A. Cross dalla linea d’attacco, a quanto pare perché riteneva che la velocità del centravanti che rimaneva, John Price, fosse sufficiente per coprire qualsiasi mancanza risultante in attacco”. *

Era del resto diventato evidente, a chi non affrontava il calcio con il paraocchi della tradizione tipica dei nobili del sud, che il gioco andava evolvendosi sempre più verso un concetto di squadra, di strategia e di gioco corale. Serviva però una vittoria importante, qualcosa che segnasse definitivamente il passaggio dalla vecchia concezione di dribbling game (pur con qualche accenno di passaggi) ad uno stile più moderno, e questo avvenne nel 1883: mentre infatti in Scozia il Dumbarton conquistava la coppa nazionale sconfiggendo il ben più quotato Vale of Leven, altrettanto avveniva in Inghilterra grazie al Blackburn Olympic di Jack Hunter. Quest’ultimo era stato un notevole terzino del movimento calcistico del nord del Paese, e arrivato a indossare la maglia della Nazionale aveva visto con i suoi occhi la superiorità del gioco sui passaggi praticato dagli scozzesi e aveva deciso di trasferirlo nell’Olympic, la squadra che lo aveva ingaggiato quando era giunto al termine di un’avventurosa carriera come calciatore: le ultime stagioni da giocatore Hunter le impiegò per assemblare la squadra che avrebbe rivoluzionato il calcio per come era fino ad allora conosciuto, riuscendo grazie al proprio presidente e magnate dell’acciaio Sidney Yates a offrire un lavoro in città ai migliori calciatori della zona e organizzandoli secondo un gioco nuovo.

La Piramide Olympic

Hunter scelse la Piramide per un duplice motivo, difensivo e offensivo: in fase di difesa infatti il 2-3-5 garantiva maggiore compattezza di fronte agli attacchi avversari, con i due mediani laterali che potevano occuparsi delle ali lasciando al mediano centrale il compito di dare una mano ai difensori prendendosi cura del centravanti. Allo stesso tempo, quando la squadra recuperava il possesso del pallone, spettava a questo giocatore fungere da fulcro del gioco: un po’ stopper e un po’ regista, dunque, era nato il centromediano, ruolo che presto sarebbe divenuto fondamentale nel calcio. A chi lo interpretava venivano richieste corsa, aggressività e senso tattico ma anche quelle qualità tecniche necessarie per far ripartire l’azione al meglio. Giocando in questo modo – e unendo a questo una preparazione fisica mirata assolutamente inedita all’epoca – i Blackburn Olympic si fecero largo tra avversari ben più quotati, giungendo fino in finale e qui sconfiggendo gli aristocratici Old Etonians di Lord Arthur Kinnaird, in una gara che avrebbe cambiato il calcio per sempre: mai prima di allora una squadra giunta fuori da Londra aveva vinto la FA Cup, mai lo aveva fatto una squadra popolare, sorta senza alcun legame con public schools e università. La vita dei Blackburn Olympic si sarebbe rivelata breve, ma la loro eredità sarebbe stata importantissima.

Il 2-3-5 o “Piramide” sarebbe stato il modulo che avrebbe permesso ai grandi rivali cittadini dell’Olympic, il Blackburn Rovers, di dominare gli anni successivi e di esportare questa tattica in tutto il Paese prima e in tutto il mondo poi, dato che quando arrivò in Europa e in Sudamerica il calcio era ormai giocato universalmente da tutti in questo modo. Anche il Preston North End degli “invincibili”, capace di vincere il primo campionato inglese e la FA Cup nella stessa stagione senza subire alcuna sconfitta, avrebbe utilizzato questa tattica, seguito dal Genoa in Italia e soprattutto da Uruguay e Argentina, le squadre che si sarebbero ritrovate a giocare la finale del primo Mondiale di calcio nel 1930. Proprio quando sembrava che nulla ci fosse più da inventare sarebbe poi arrivato un cambiamento epocale e la nascita del primo scontro tra filosofie calcistiche nella storia di questo sport: il cambiamento della regola del fuorigioco, nel 1925, avrebbe portato alla nascita simultanea di Metodo e Sistema, con conseguente abbandono della Piramide di Cambridge, che resterà comunque per sempre la prima vera e propria tattica mai utilizzata.


– Note:

*tratto da “La Piramide Rovesciata” (J. Wilson), pag. 38

– Letture consigliate:

  • “La Piramide Rovesciata”, Jonathan Wilson, Libreria dello Sport
  • “TATTICA: principi, idee, evoluzione”, Francesco Scabar, Urbone Publishing

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