Tutto calcio che Cola #03 – Conte uno di noi

Il tempo che dedico all’attualità, su questo sito, è davvero poco. Non essendo una persona polemica – e avendo capito oltretutto che esserlo, nel calcio, raramente porta a discussioni costruttive visto che spesso chi parla si sente detentore della verità – rifiuto spesso e volentieri di parlare di rigori dati o non dati, di arbitri e di ideologie, preferendo parlare di ciò che amo del pallone, delle sue storie e dei suoi protagonisti. Rimango però un appassionato della disciplina a 360°, e avendo letto in questi giorni incredibili quanto qualunquiste prese di posizione nei confronti di Antonio Conte, CT dimissionario, non posso esimermi dal dire la mia sulla faccenda. L’ho capito ieri sera, quando nei minuti finali della trasmissione che conduco sul web – “Tre uomini e un pallone”, che conduco con gli amici Gabriele e Fabio e che vi invito a seguire su RadioCanale7 ogni mercoledì o QUI in podcast – mi sono lasciato andare in uno sfogo sul troppo qualunquismo con cui si sta affrontando questa vicenda. Ecco il mio punto di vista.

La mancanza del campo

“Quando dopo le qualificazioni europee ho visto che sarebbero passati altri quattro mesi prima di tornare ad allenare, ho capito che non avrei accettato altri due anni come chiuso dentro a un garage.” Questa frase già la dice lunga sulla principale motivazione che può aver indotto Conte a salutare l’azzurro dopo due anni, e sinceramente mi stupisco di come chi segue il calcio e i suoi protagonisti possa stentare a riconoscerla come tale. Piaccia o non piaccia, che risulti simpatico oppure no, questo è Antonio Conte: uomo di campo, uomo di nervi, che ha bisogno di “sentire la squadra” giorno dopo giorno, di sentire gli uomini che ne fanno parte come “suoi”: è perfettamente comprensibile dunque che dopo due anni, resosi conto del fatto che fondamentalmente fare il CT non fa per lui, Conte abbia deciso di lasciare per rituffarsi in un’avventura di club. Le offerte non gli mancheranno, non gli sarebbero però mancate neanche due estati fa, quando però decise di prendere la guida dell’Italia in uno slancio entusiastico che ben presto si era esaurito. Errore di valutazione? Possibile, ma comprensibile, non vedo come si possa fargliene una colpa. La mia idea è che non riconoscere che certi errori si possano commettere indichi una scarsa comprensione dell’essere umano, e non riconoscere che Antonio Conte come CT ci azzecca poco e che la sua mancanza di campo non sia genuina indichi invece una scarsa – ma proprio scarsa – comprensione del calcio.

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L’Italia non è cresciuta

Altra cosa che in molti rinfacciano a Conte è la mancanza di una crescita della Nazionale dopo il suo biennio. E qui forse ci scordiamo delle condizioni in cui versava l’Italia al suo arrivo – eliminata al volo da un Mondiale brasiliano dove il Costa Rica è arrivato a un passo dalle semifinali – e più in generale delle condizioni in cui versa ormai da diversi anni il calcio italiano. Esatto, quello dove da quattro anni e mezzo una sola squadra detta legge – e diciamolo, in questo Conte ha avuto i suoi meriti – e che in Europa piange arbitraggi ingiusti ma tutto sommato a metà marzo ha già visto tutte le sue squadre salutare ogni tipo di competizione. La colpa di Conte, per molti, è quella di aver lanciato pochi giovani, un lavoro di costruzione che in molti dicono ci avrebbe portato più lanciati in vista del prossimo Mondiale del 2018. È allora forse il caso di ricordarsi che nessuna Nazionale ha mai vinto qualcosa schierando soltanto giovani, che i giovani di qualità nel nostro calcio non abbondano, che la nostra Serie A è inflazionata di stranieri e di quanti pochi siano i nostri giocatori protagonisti all’estero. Lo dico con tutta l’onestà possibile: al netto di alcune valutazioni personali che però vanno rispettate – io Insigne lo avrei coinvolto – non mi risulta che ci siano state esclusioni eccellenti da parte di Conte. Mi è parso anzi che abbia fatto il massimo con il materiale a disposizione, come quasi ogni CT del resto nella storia: non spetta al commissario tecnico la crescita di un movimento, non è mai successo nel calcio, semmai a questa figura spetta di raccogliere i frutti di un sistema che nel caso del calcio italiano, evidentemente e non per colpa di Conte, funziona poco. Agli Europei ci siamo comunque qualificati, saremo una outsider, mi pare tutto perfettamente in linea con quanto espresso dal nostro calcio negli ultimi anni. Anzi.

Spazio ai giovani?

Chi recrimina sul mancato utilizzo indiscriminato dei giovani in quanto giovani, poi, si ricordi di quanto accaduto ai Mondiali del 2014. Dopo l’eliminazione, in pratica, pareva fosse solo colpa di Balotelli. Sembrava si fossero visti dieci gladiatori, dieci eroi con la bava alla bocca, frustrati soltanto dall’indolenza di un singolo giocatore. Sappiamo tutti che così non è stato, che in Brasile tutti avevano deluso – chi più, chi meno – e che semplicemente Super Mario era un eccellente capro espiatorio. Lo fu per i compagni più anziani, lo fu per i tifosi, lo fu sicuramente per colpe sue ma anche perché giovane, antipatico, facile bersaglio. E se Conte avesse lanciato tanti giovani fallendo la qualificazione agli Europei? Apriti cielo, non oso immaginare cosa sarebbe successo con chi dalla tribuna o dalla tv sostiene di saper vedere quanto corre e si impegna davvero un calciatore. Nel frattempo, solo per fare qualche nome, Balotelli è sparito comunque, El Shaarawy è tornato solo da un paio di mesi dopo due anni tremendi, Immobile è svanito tra Germania e Spagna e Destro segna con non molta continuità nel Bologna. Diciamolo, dunque, non è che ci fosse chissà cosa da pescare, nel mazzo. La nostra Nazionale è comunque giovane, ha Florenzi, Darmian, Verratti, Zaza, probabilmente avrà anche Bernardeschi. Giovani ovunque, forse assenti solo in difesa, dove però schieriamo il reparto della Juventus che è sicuramente tra i migliori al mondo. Insomma, direi che anche in questo caso difficilmente si poteva fare meglio.

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Un biennio costoso

Qui spenderò poche righe perché c’è poco da dire se non un “ma costoso de che”? Sappiamo tutti benissimo che Conte fu scelto per ridare entusiasmo ai tifosi della Nazionale dopo la delusione brasiliana, sappiamo tutti benissimo che alla copertura del suo ingaggio ha contribuito non poco lo sponsor tecnico. Sappiamo inoltre che nel calcio circolano certe cifre, e che se sei bravo nel libero mercato hai diritto di guadagnare. Io la Nazionale la allenerei gratis, ma la FIGC preferisce spendere in uno che ne sa: avrà pure le sue motivazioni, no? Va bene che siamo tutti CT, va bene che sappiamo tutti parlare col senno di poi, va benissimo che in un momento di crisi economica come quella che vive il nostro Paese basta gridare a uno spreco e accusare chi guadagna per prendersi clic e popolarità, ma a tutto ci deve essere un limite, quello imposto da un’onestà intellettuale che purtroppo vedo sempre più assente anche nel cosiddetto “giornalismo d’élite”.

Conte traditore della patria

Concludo con il passaggio che forse più di tutti mi ha irritato: Antonio Conte sarebbe un traditore della patria, non sentendosi onorato dall’allenare la Nazionale e avendo annunciato con troppo anticipo il suo addio. Andiamo con ordine.

Un contratto biennale, al di là delle interpretazioni che si possa volergli dare, è un contratto di lavoro della durata di due anni. Significa, in parole povere, che al termine di questo periodo entrambe le parti coinvolte si siedono intorno a un tavolo e fanno una propria valutazione, considerando se è il caso oppure no di stipulare un nuovo accordo. Sapevamo tutti che il contratto di Conte scadeva dopo gli Europei, sapevamo tutti che era a disagio nel ruolo di CT, quindi l’accusarlo di “alto tradimento” mi pare più che altro una scusa per fare notizia o per sfogare antiche antipatie nei confronti di una persona che – è bene ricordarlo – non sta partecipando a una gara di simpatia. Conte ha fatto le sue valutazioni, ha capito che fare il CT non è cosa per lui e se ne andrà terminato il suo mandato. Cosa c’è di scandaloso? Tra l’altro, anche non fosse innamorato dell’Italia, si può tranquillamente dire che non è il solo: dai club che mandano malvolentieri i giocatori in azzurro ai tifosi che vedono ogni pausa dedicata alla Nazionale come una scocciatura, passando per i vari potenziali CT che non sembrano fare le corse per sedere su quella panchina, la nostra selezione nazionale è quasi un miracolo che sopravviva. Fino alla prossima competizione, dove chi si lamentava di un weekend ogni dieci senza il campionato accuserà gli azzurri in caso di pessima prestazione. Una possibilità che mi collega all’ultimo punto in questione, e cioè le modalità con cui l’addio è stato annunciato. Alcuni dicono troppo presto, e allora è il caso di ricordare che i giocatori non sono bambini, che andranno in Francia per giocare, perché il calcio oltre a un lavoro è una passione e vincere è sempre bello. Ed è il caso di ricordare che se le cose dovessero andare male forse non sarebbe il caso – ma sicuramente accadrà questo – di dare tutte le colpe a Conte. Sarebbe una scusa, l’ennesima di cui il nostro calcio non ha certamente bisogno. Con o senza Antonio Conte CT.

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