Cinema nel Pallone: “Dream Team”

Patrick Orbéra è un vecchio campione di calcio francese, che ha terminato la propria carriera in malo modo finendo in un tunnel di alcol e depressione.

Dopo aver perso, per questo, anche il lavoro che aveva come commentatore in TV, si vede sottrarre la custodia della figlia dalla ex-moglie, ed il solo modo che ha per rifarsi una vita è accettare un lavoro, l’ultimo disponibile: allenare il minuscolo club di una minuscola isola della Bretagna, il Molène FC.

Giunto sul posto, Orbéra scopre che l’isola, che si basa su una fabbrica di sardine in scatola, rischia di scomparire proprio per via del fallimento della suddetta attività.

Il sindaco, che è anche il proprietario della fabbrica, gli spiega che il solo modo per salvare l’isola e la sua identità è quella di andare il più avanti possibile con la squadra in Coppa di Francia: gli incassi dei botteghini saranno vitali per tutta la comunità.


Purtroppo l’impresa sembra tutt’altro che facile: la squadra è formata da operai e pescatori del posto, gente volenterosa ma che un pallone non lo ha mai visto. Dopo pochi giorni, Orbéra capisce che se vuole salvare l’isola – ed anche il proprio posto di lavoro – deve ricontattare alcuni vecchi compagni di squadra, oramai ritiratisi dalle scene; ed è così che inizia la storia…

Si poteva farà di più

Diciamocelo subito, mi aspettavo molto di più. Non che sia un brutto film, tutt’altro, e l’ora e mezzo che dura passa molto piacevolmente.

Purtroppo però rimane una notevole impressione di qualcosa che poteva essere curato molto di più e in cui mancano elementi di vera qualità.

Peccato perché la storia è interessante, gli attori tutti di un certo livello e convincenti nell’interpretare vecchie stelle del pallone prigioniere ognuna di un problema diverso.

Il problema di questo film di Oliver Dahan (“I fiumi di Porpora 2”, “La Vie en Rose”) è che passa bene, pure troppo, e ci si ritrova in fondo al film con l’impressione di non essersi vissuti niente davvero a fondo.

Poca profondità

Poco spazio viene lasciato al rettangolo di gioco, e questo è anche normale tutto sommato, ma le scene “calcistiche” non sono male.

Purtroppo tutto viene sciupato da una scarsa interazione tra i vari protagonisti, a dire la verità pure poco approfonditi, e da una trama che da interessante diventa presto prevedibile e che non viene salvata dal colpo di scena finale, peraltro abbastanza improbabile e poco credibile.

Un film a due velocità, dove un attimo una tematica viene approfondita con una certa perizia e l’attimo dopo succede di tutto e tutto insieme.

Intendiamoci, non è un film brutto, ne insufficiente. È una pellicola salvabile, che strizza l’occhio per certe tematiche (anche se affrontate in tutt’altro modo) a “Il mio amico Eric” di Ken Loach senza però avvicinarlo.

Tutto troppo in fretta

Certo, qui si parla di commedia pura, però certe tematiche interessanti (le ex-star strapagate che si trovano su un isola amena, il football lontano dai grandi palcoscenici, il gioco di squadra e l’amore per il calcio) vengono appena sfiorate.

L’amara impressione che si ha quando arrivano i titoli di coda (peraltro molto carini e originali) è che sicuramente si poteva e si doveva fare di più, considerato il valore tecnico in campo.

Ultima nota negativa, ma purtroppo non è una novità nel cinema italiano, il titolo: da “Les Seigneurs” (“I signori”) oggettivamente poco orecchiabile da noi, si passa al davvero anonimo “Dream Team”, che nulla dice o lascia intuire del film in questione.

“I signori del pallone” o “I signori del gol” era davvero chiedere troppo?