Cinema nel Pallone: “Goal of the Dead”

Sam Lorit, promessa non del tutto mantenuta in forza all’Olympique Paris, non ha lasciato un bel ricordo di se a Caplounge, piccolo paese di provincia dove è cresciuto e dove si è fatto conoscere nel grande calcio. Dopo 17 anni il club della capitale è atteso per una trasferta di fine stagione proprio là dove la sua carriera ha avuto inizio.

Soppiantato ormai da giovani stelle rampanti, Sam spera almeno di riappacificarsi con i suoi vecchi tifosi, ma Caplounge è rimasta rancorosa nei suoi confronti. Soprattutto il padre del suo migliore amico d’infanzia, dottore cittadino, che per l’occasione ha ordinato un potente doping dalla Russia per caricare il figlio – capitano del Caplounge – ed avere la vendetta che pensa di meritare.

Gli steroidi sono però infetti, e trasformano il ragazzo in una belva assetata di sangue che infetta in poco tempo tutti gli abitanti, radunatisi allo stadio per l’occasione. Per i pochi sfuggiti all’infezione sarà dura salvarsi…

“Goal of the Dead”: di zombie e di pallone

Con un plot così, inutile dirlo, si capisce subito che “Goal of the Dead”, opera dei misconosciuti Thierry Poiraud e Benjamin Rocher (di quest’ultimo si può ricordare la partecipazione come co-regista in “La Horde”, discreto film sempre a tema zombie del 2009) sarà una “horror comedy”, genere peraltro non così facile da trattare visto il consistente rischio di ridurre il tutto ad una pagliacciata.

Ma se i momenti comici e a tratti ridicoli non mancano, bisogna dire che il film si mantiene su un buon livello, ricordando (pur se si tratta di ben altro livello, tocca dirlo) film come “L’alba dei morti dementi”: una commedia, dunque, ma con diversi tocchi horror molto ben fatti.

Stilisticamente il film è davvero ben confezionato, non mancano come detto momenti e dialoghi davvero comici (notevoli gli urletti e le espressioni di Ahmed Sylla, che interpreta Idriss Diago, una sorta di Balotelli d’oltralpe) a diverse scene che fanno sobbalzare sulla sedia: la prima si ha già nei primi minuti, quando l’impazzito Jean Belvaux, il figlio del medico e causa scatenante dell’epidemia, aggredisce un calciatore coreano dimenticato dal team di Parigi dopo una pausa-pipì.

Un vero e proprio comedy horror

Il ritmo è sostenuto, la regia tutto sommato fa la sua parte e i dialoghi sono scorrevoli e spesso divertenti.

Per carità, scordiamoci il grande cinema, qui l’obbiettivo è un altro: raccontare una storia originale e divertente senza dimenticare che se si parla di horror un minimo di serietà è richiesta. Infatti sia le scene di tensione che quelle puramente “splatter” sono fatte molto bene, e anche per quel che riguarda il trucco e la caratterizzazione degli infetti siamo su buoni livelli.

Non mancano le scene forti, e l’interpretazione da parte del cast è in generale soddisfacente, considerando che oltretutto si parla di attori certamente non molto conosciuti.

Il tema calcistico rimane ovviamente sullo sfondo, diventando più il pretesto per raccontare la storia, il contorno di un film che ovviamente ha ben altre tematiche. Non manca la retorica sui veri valori del calcio, rovinato adesso da soldi e procuratori senza scrupoli, ma fa ovviamente parte del gioco.

Qualche errore perdonabile, un film da vedere

Non si parla comunque di un film esente da difetti: anzitutto la durata, due ore secche, appare eccessiva per raccontare una storia che dopo una ventina di minuti è già evidente e avviata. Inoltre la trama, per quanto volutamente quasi ridicola, finisce a volte per sfiorare il demenziale, come quando i protagonisti incantano l’orda famelica che fino a quel momento nulla ha risparmiato semplicemente prendendo un pallone ed effettuando numeri calcistici.

E va bene che si parla di un film di questo genere, ma questo è solo un esempio di come comunque la pellicola abbia a volte delle cadute di stile e di tono che si sentono eccome. Anche il rancore provato nei confronti del protagonista, colpevole di aver lasciato la squadra di un paesino di 700 abitanti per andare a giocare a Parigi appena maggiorenne, appare decisamente eccessivo, se si pensa che il padre dottore finisce per dopare il figlio pur di vendicare l’orgoglio cittadino, scatenando il marasma.

Tolti queste forzature, “Goal of the Dead” rimane però un film sicuramente guardabile e godibile, che racconta una storia senz’altro molto particolare e che si sforza di essere a suo modo originale, pur strizzando appunto l’occhio ad altri film del genere.

Consigliato se siete il tipo di cinofilo che ama vedere pellicole “uniche” o per passare un paio d’ore divertenti: esagerato, splatter, unico.