Cinque grandi decadute del calcio inglese

Prima di tutto una doverosa premessa: in questo periodo sto scrivendo, senza avere l’idea del risultato finale, quello che sarà il mio primo libro.

Tratterà del football dei pionieri, che in questo sito ho raccontato molte volte, e lo farà seguendo lo spirito che ha portato alla nascita di questo sito: nessuna pretesa di insegnare niente a nessuno, solo il desiderio di vedere realizzato qualcosa che non c’è e che a me personalmente farebbe piacere ci fosse.

Approfittando anche della stagione particolare vissuta dalla Premier League inglese quest’anno, che ha visto oltre il clamoroso trionfo del Leicester di Ranieri anche la retrocessione di due grandi e storici club quali Newcastle e Aston Villa, ho pensato di riassumere in poche righe la storia di altri club che un tempo dominavano il calcio albionico.

Naturalmente i tempi sono cambiati ed è praticamente impossibile che Magpies e Villans seguiranno il destino di queste compagini, diciamo che è più che altro una scusa per darvi qualche anticipazione su alcuni temi trattati nel libro e per fare un’inevitabile considerazione: la grandezza, nel calcio, non va mai data per scontata.

Wanderers Football Club

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Sorti nel lontano 1859 come “Forest of Leytonstone” e divenuti quasi immediatamente “Forest”, alcuni anni dopo gli Wanderers assunsero il nome che avrebbe segnato i primissimi anni del calcio inglese. In un’epoca infatti in cui il football era ancora un gioco destinato ai “patrizi” della società, lasciando alla plebe il massimo privilegio di assistere allo spettacolo, gli Wanderers furono una vera e propria istituzione, la squadra da battere leader di un movimento che si stava ancora espandendo ma che senza di loro forse non lo avrebbe mai fatto.

Fedeli al proprio nome (in italiano “Vagabondi”) non solo gli Wanderers non ebbero mai un proprio stadio, giocando di volta in volta dove meglio gli aggradava, ma nello stile dei frati missionari portarono il verbo del pallone in lungo e largo per l’Inghilterra, istruendo le  popolazioni che incontravano nel loro cammino e assicurandosi che in ogni dove germogliasse lo spirito del football.

Maggiore promotore di questa “way of life” del club fu il suo fondatore e capitano, il leggendario Charles Alcock, che rappresentando gli Wanderers fu anche importante promotore della fondazione della Football Association e dei primi incontri calcistici internazionali: quando abbandonò il calcio, voltandosi indietro, disse di averne potuto vedere davvero i primi sospiri, e il fatto di aver contribuito così tanto a renderlo sport di massa lo inorgogliva più di qualsiasi trofeo alzato.

Non furono pochi, i trionfi degli Wanderers: conquistatori della prima edizione della FA Cup, i “vagabondi” di Alcock si ripeterono in quattro occasioni, laureandosi così miglior squadra del Paese – in un tempo in cui il campionato era ancora soltanto un’idea – ben cinque volte nei primi sette anni.

Il segreto della forza del club era il fatto di accogliere numerosi ex-studenti di college che non intendevano smettere con il football una volta terminati gli studi: questa apertura, unita alle prime vittorie, convinse i migliori calciatori dell’epoca a unirsi alla squadra, e tra questi si possono senz’altro citare Jarvis Kendrick e Lord Arthur Kinnaird, barbuto scozzese autentico mattatore dei primi anni del football.

Fu proprio quest’ultimo, nelle vesti di capitano, a rifiutare l’assegnazione definitiva della FA Cup che da regolamento doveva finire per sempre nella bacheca del primo club capace di alzarla per tre volte: gli Wanderers, per il bene del calcio, rifiutarono questo onore a patto però che nessuno avrebbe mai più potuto tenere il trofeo per se. L’apertura delle squadre di ex-studenti da parte di diverse altre public schools causò il rapido declino del club, che nel giro di poche stagioni dall’ultimo trionfo, datato 1878, scomparve.


Royal Engineers AFC

grandi decadute royal engineers

Prima squadra a concepire veri e propri schemi in un’epoca di “calcia e corri”, i Royal Engineers avevano sviluppato questo stile di gioco per via dello stesso motivo per cui il club era sorto, e cioè come divisione calcistica dei genieri dell’esercito, quei soldati cioè che con grande coordinazione si occupavano di allestire i macchinari e di occuparsi dei territori minati, mansione quest’ultima che aveva portato al club il soprannome di “Sappers“, e cioè “zappatori”.

I numerosi scozzesi che facevano parte del corpo avevano portato il proprio stile basato su rapidi passaggi corti e una difesa molto organizzata ed affinato grazie alle lunghe ore trascorse insieme dai giocatori durante la leva e dallo spirito marziale proprio dell’esercito.

Questo portò i Royal Engineers sul tetto d’Inghilterra nel 1875, quando conquistarono la loro prima e unica FA Cup: in precedenza avevano perso due finali, tra cui la prima di sempre, e in seguito ne avrebbero raggiunta un’altra uscendo nuovamente sconfitti.

L’avvento delle altre squadre di ex-studenti e i numerosi impegni coloniali in cui i soldati erano impegnati portò a un rapido indebolimento della squadra, scomparsa immediatamente a ridosso del 1884, anno in cui nacque il professionismo.

Da allora giocano nella Army Football Association, il campionato dell’esercito, e si sono tolti la soddisfazione di sconfiggere gli Wanderers per 7 a 1 in una rivincita della prima finale di FA Cup di sempre giocata il 7 novembre del 2012, un secolo e mezzo dopo la storica partita allora persa di misura.


Blackburn Olympic FC

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Una meteora, tanto abbagliante quanto fugace. Questo fu il Blackburn Olympic, prima squadra semi-professionistica a vincere la FA Cup nel 1883 portando il trofeo fuori Londra, da dove in precedenza non era mai uscito. Nato per volere del magnate dell’acciaio Sidney Yates, l’Olympic subì sin da subito la rivalità cittadina con il Blackburn Rovers, il quale per primo riuscì a raggiungere la finale perdendola nel 1882.

L’anno successivo fu l’anno dell’Olympic, guidato dal controverso campione Jack Hunter: egli inventò allenamenti specifici per migliorare fiato e resistenza, quindi portò i compagni in ritiro a Blackpool, dove possedeva un pub. Partiti con pochi favori, i “working class heroes” del nord eliminarono uno dopo l’altro tutti i più accreditati rivali, superando all’ultimo atto gli Old Etonians del leggendario Arthur Kinnaird e dando un’incredibile svolta a tutto il movimento calcistico.

Alfieri del nord che avanzava rapidamente, gli uomini di Hunter ne furono presto travolti, con gli altri club che ne copiarono idee tattiche (il 2-3-5 o “Piramide”) e strategiche, andando cioè ad acquisire i migliori calciatori tramite offerte per lavori spesso di facciata e comunque ben remunerati.

Persa quasi immediatamente la leadership cittadina, con i Rovers che furono capaci di conquistare trofei in serie, l’Olympic tentò di sopravvivere unendosi al “The Combination“, un torneo riservato a chi era stato escluso dal campionato ufficiale, ma con il fallimento di quest’ultimo scomparve in capo a pochi anni.


Preston North End FC

grandi decadute pne

Uno dei primissimi club a utilizzare denaro per rinforzare la squadra, il Preston North End venne per questo squalificato nella FA Cup del 1884 quando ammise il fatto senza ipocrisia asserendo che però era ormai pratica diffusissima in tutti i club di livello.

La federazione punì il club, salvo poi approvare il professionismo pochi mesi dopo in un incredibile atto di incoerenza arrivato in seguito alla minaccia delle squadre che volevano il professionismo di creare una propria lega. Quando nel 1888 nacque la Football League, il primo campionato calcistico di sempre, i “Lilywhites” si dimostrarono una squadra straordinaria, vincendo il torneo senza perdere neanche una gara e aggiungendo a questo la vittoria in FA Cup, ottenuta senza subire neanche una rete.

Questi trionfi valsero ai giocatori dell Preston North End, rappresentanti una piccola cittadina del Lancashire, il soprannome di “The Invincibles“, onorato dalla vittoria in campionato anche nella stagione successiva. La fine del calcio vittoriano segna anche la fine del periodo di vittorie del club, che nel 1961 perse la massima serie che da allora continua a inseguire memore di un passato glorioso (2 titoli nazionali, 7 finali di FA Cup di cui 2 vinte) che difficilmente ritornerà.

Nei “Lilywhites” giocò l’intera carriera, dal 1946 al 1960, il grande Tom Finney, uno dei più grandi calciatori della storia e autentica icona di una squadra che comunque ancora oggi insegue, dopo oltre quarant’anni, un ritorno ai livelli a cui sente di appartenere di diritto.


Huddersfield Town FC

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Il nome di Herbert Chapman, inventore del “Sistema” e tra i più importanti allenatori della storia, è notoriamente associato all’Arsenal. Eppure i suoi primi successi questo autentico innovatore li ottenne alla guida dell’Huddersfield Town, club nel quale era giunto nel 1921 come segretario e che dall’anno successivo lo vide protagonista come allenatore.

Chapaman fu capace di forgiare in poco tempo una squadra rivoluzionaria e fortissima, la prima capace nell’impresa di vincere tre campionati consecutivi dal 1924 al 1926: un record da allora raggiunto da altri tre club ma mai superato. Nonostante l’ultimo di questi trionfi fosse avvenuto l’anno successivo alla partenza del tecnico per Londra, l’Huddersfield patì oltremisura l’addio di Chapman e dopo due secondi posti consecutivi si allontanò sempre più dalle posizioni di vertice prima e dal calcio che conta poi.

La massima divisione manca ai “Terriers” dal lontano 1971, ciononostante il club può vantare un palmares più che buono che vede la presenza di tre titoli di campione d’Inghilterra, tre secondi posti e tre terzi posti, mentre in FA Cup sono arrivate nella storia una vittoria e ben cinque finali complessive.

È un prodigio: l’attimo, in un lampo è presente, in un lampo è passato, prima un niente, dopo un niente, ma tuttavia torna come fantasma e turba la pace di un istante successivo. Continuamente si stacca un foglio dal rotolo del tempo, cade, vola via – e improvvisamente rivola indietro, in grembo all’uomo. Allora l’uomo dice “Mi ricordo”

(Friedrich Nietzsche)