“El gran Milovan” (Vladimir Dimitrijević): estratto del libro

Dietro la nostra gelender, proprio di fronte alla scuola, c’era una drogheria. Era gestita da una famiglia proveniente dal Sud; il capofamiglia, che aveva appena vent’anni, era Mile il droghiere.

La sua somigliava a quelle famiglie magrebine che in Francia gestiscono botteghe aperte fino a tarda notte.

Un universo brulicante di traffici. Erano parecchi i ragazzi molto portati per il calcio.

I peggiori nemici del loro talento erano il tabacco e l’alcol, ma nei primi dieci minuti di una partita mettevano in mostra una destrezza e una vivacità sorprendenti. 

Mile per noi era un mito.

Aveva collegato la luce del negozio, che era anche la loro casa, alla presa elettrica di un’abitazione vicina, cosicché la bottega restava illuminata per tutta la notte.

Una volta un poliziotto venne a redarguirlo, in seguito alla denuncia di una donna che lui aveva palpeggiato mentre passeggiava, e Mile gli diede del carnefice e aggiunse “Vai a farti f…. (imprecazione serba) non vorrai scambiare il mio sesso per un criminale di guerra?”.

Uno dei suoi fratelli, secco secco e malaticcio, con le gambe storte, faceva il mago. Morì annegato in un gorgo del Danubio, mentre cercava di recuperare un pallone.

Ma la descrizione dei paraggi del nostro gelender non sarebbe completa se non facessi menzione di quella stamberga a un solo piano che ospitava la libreria di El gran Milovan, il portiere che da solo aveva eliminato il grande Brasile nel 1930 meritandosi questo soprannome.

Milovan Jakšić era famoso per aver gridato all’indirizzo dei brasiliani, quando quelli avevano ridotto lo svantaggio portandosi sull’1 a 2: “Samo preko mene mrtvog!”.

Che, tradotto in una lingua latina che i brasiliani avrebbero potuto comprendere, suonerebbe più o meno come: “Dovrete passare sul mio cadavere!”.

Dimitrijević, Vladimir (2000) “La vita è un pallone rotondo”, pag. 111-112, Adelphi)


Milovan Jakšić è stato il primo grande portiere del calcio jugoslavo e il titolare della Nazionale ai Mondiali del 1930, conclusi con un terzo posto.

Leggenda del BASK, oggi squadra amatoriale ma allora tra le migliori del Paese, vi giocò oltre 500 gare oltre a disputare 9 partite con la maglia della Jugoslavia, entrando nella leggenda per la sua prestazione straordinaria contro il fortissimo Brasile.

Morì a Natale del 1953, ad appena 44 anni, per via di un improvviso arresto cardiaco mentre si trovava in tournée con la Stella Rossa di Belgrado – di cui era diventato dirigente – in Egitto.