Eugène Maës

Eugène Maës, la prima stella del calcio francese

Per scoprire chi fu Eugène Maës bisogna compiere un lungo viaggio a ritroso nel tempo, fin quasi all’inizio del XX secolo: un tempo in cui il calcio aveva appena fatto la sua comparsa ufficiale in Europa, anni in cui onesti mestieranti inglesi, fuori dai patri confini considerati veri e propri fuoriclasse, avevano da poco insegnato i fondamentali del gioco a italiani e spagnoli, tedeschi e francesi, popoli che un giorno quello stesso gioco lo avrebbero dominato.

Eugène Maës fu con ogni probabilità uno dei primi bambini parigini ad avvicinarsi seriamente al calcio, e senza dubbio la prima grande stella della Francia, selezione nazionale che nei suoi primi anni di vita era tra le più deboli a livello continentale, come testimoniato dalle cocenti sconfitte (19-0 e 17-1) patite da due sue selezioni contro la Danimarca alle Olimpiadi di Londra del 1908.

Quello che sarebbe diventato il primo grande bomber dei Bleus fece il suo esordio in Nazionale nel 1911: potente e coraggioso, straordinariamente alto per l’epoca (sfiorava i 190 centimetri) Eugène Maës era il centravanti che nessuno sospettava potesse esistere nell’Esagono. Se ne accorse l’Italia, che abituata a disporre facilmente dei cugini d’Oltralpe finì per la prima volta da questi sconfitta, travolta da questo baffuto attaccante capace di segnare una tripletta nella prima vittoria dei francesi sugli italiani, uno storico 3-4 andato in scena a Torino.

Eugène Maës con la Red Star

Una formazione della Red Star: Eugène Maës è il quarto da sinistra.

Stella della Red Star, eroe di Caen

Era l’Italia di De Vecchi e Cevenini, della Pro Vercelli che si apprestava a dominare il campionato, eppure niente poté la compagine azzurra contro questa autentica furia dell’area di rigore, allo stesso tempo dotato tecnicamente e straripante atleticamente. In appena 11 partite con la Francia Maës, stella della Red Star di Parigi, avrebbe segnato la bellezza di 15 reti. Nessuna difesa riusciva a neutralizzarlo, così ci pensò il destino, che con lo scoppio della prima guerra mondiale lo vide partire per il fronte da cui sarebbe tornato segnato nella mente e nel fisico.

Incapace di ripetere le prestazioni esaltanti espresse prima del conflitto, Eugène Maës si allontanò dal calcio ad alto livello che non aveva ancora compiuto 25 anni, accontentandosi di essere un eroe di provincia: Trasferitosi a Caen per tentare di curare un infortunio nella più tranquilla vita di provincia, si innamorò di Yvonne, figlia del proprietario della scuola di nuoto sulle rive del fiume Orne che frequentava.

Non avrebbe mai più lasciato la città, lavorando come istruttore di nuoto e immersioni e mettendo la sua immensa classe a disposizione della compagine locale, lo Stade Malherbe, con cui giocò fino ai quarant’anni diventando anno dopo anno prima leader, poi capitano e infine allenatore. Appesi gli scarpini al chiodo, ereditata la scuola di nuoto, la trasformò in una rinomata e frequentatissima sala da ballo, dimostrandosi quindi anche abile imprenditore.

Tradito e deportato

Quando i nazisti invasero la Francia le cose, nella vita di Eugène Maës, presero una tragica piega. Apertamente avverso al Reich, fu denunciato da Marie-Clotilde de Combiens, amante del locale capo della Gestapo, e immediatamente arrestato per presunte dichiarazioni contro il regime nazista. È il giugno del 1943, quello che una volta era l’idolo calcistico di un Paese ha 53 anni ma ancora un fisico notevole e un carattere indomito: resisterà nel campo di concentramento di Dora-Mittelbau, dove viene trasferito, quasi due anni. Infine, il 30 marzo del 1945, scomparirà, la sua vita inghiottita, come milioni di altre, dalla follia nazista.

Alla memoria del suo primo idolo sportivo Caen ha dedicato una via e intitolato la scuola di nuoto cittadina, segno di come il calcio possa rendere per sempre immortali i propri grandi eroi.


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