FLOP 11: i personaggi più sfigati di “Holly & Benji”

Da qualche giorno mi sono accorto che su Italia2, verso l’ora di cena, viene trasmesso per l’ennesima volta Holly & Benji: ve lo confesso, non ho resistito, e pur conoscendolo a memoria ho ricominciato a guardarlo.

La storia è nota: il piccolo Holly cresce con la madre mentre la figura del padre, latitante in quanto marinaio, è sostituita dal decaduto ex-calciatore brasiliano Roberto Sedinho che proprio il padre di Holly ha salvato dal suicidio. In cambio, il campione paulista si è trasferito a casa degli Hutton a scroccare a dare lezioni di calcio al piccolo giapponese.

Holly ha un talento incredibile e durante tutto il cartone animato assistiamo alla sua crescita umana e calcistica che lo porterà a diventare la stella del suo paese e uno dei maggiori calciatori del Mondo: vincerà anche il Mondiale, vestirà la maglia del Barcelona e lungo la sua strada troverà tanti compagni e tanti avversari degni di nota.

Holly & Benji è un epopea fantastica che ha segnato i bambini della mia generazione (pensate che Hidetoshi Nakata, il miglior giocatore giapponese degli ultimi anni, iniziò a giocare a calcio proprio ispirato dal manga) durante la quale si chiude volentieri un occhio di fronte alle numerose incongruenze e ai ripetuti surrealismi e buchi logici e regolamentari che solo un cartone animato può avere: i famosi “campi in collina”, dove passata la metà campo si comincia a intravedere la porta avversaria, le varie eccezioni regolamentari, gli stadi pieni di tredicenni a vedere partite manco fossero finali di Champions League…

Chi ride di queste cose definendo Holly & Benji come “ridicolo”, ben poco ha capito dello spirito che un cartone animato, una favola per bambini, deve avere. Tuttavia, durante tutta l’epopea del piccolo Oliver, alcuni personaggi spiccano, chi per “broccaggine” assoluta e chi per essere in possesso di una dose di sfiga così alta che manco Paperino.

In questo post, dopo essermi accuratamente ristudiato e rivisto la serie, passo in rassegna gli undici personaggi più sfigati di Holly & Benji. Enjoy!

#11 – Bruce Harper (Ishizaki Ryo)

All’inizio del manga è il classico personaggio tanto bravoesimpaticoeccetera quanto inopportuno con le scarpette da calcio ai piedi.

Gioca la partita che sancisce l’unione calcistica tra la sua scuola (dove è iscritto anche Holly) e quella di Benji (e di buona parte della futura Newteam) e lo fa solo perché i suoi compagni di squadra sono anche peggiori di lui.

Viene scelto non si sa perché nella squadra e finisce giustamente in panchina, da dove emerge più avanti nel manga grazie a un infortunio di un compagno.

Due curiosità: il suo infortunio nella partita tra le scuole favorisce l’inizio della carriera di Tom Becker, ragazzo giramondo che dagli spalti scende direttamente in campo e che sarà determinante per le vittorie della Newteam, visto che a parte Holly è il solo capace di fare gol.

La sua mossa caratteristica, inoltre, in un cartone animato dove ognuno ha il suo personale tiro ad effetto (del falco, della tigre, dello squalo, eccetera) è il “Gamen Block, che consiste nel bloccare di volto i violenti tiri degli avversari.

Insomma, le cose migliori che fa per la squadra sono infortunarsi per far spazio a Tom e prendersi pallonate in faccia. Tanto, più brutto di così…


#10 – Frankie Gilbert/Brown (Koji Nishio)

Farsi fregare il posto da Bruce Harper non è cosa da tutti, eppure il buon Frankie ci riesce.

Titolare inamovibile, pur senza spiccare, fino ai quarti di finale del primo torneo, quando si fa male contro la Hot Dog (…) dei gemelli Derrick, uscendo getta nello sconforto i compagni, che tutto volevano ma non quella pippa immensa di Bruce in campo (“Entrerai quando vinceremo 10-0”, aveva sentenziato uno di loro poco prima).

E allora uno si aspetta che sì, smaltito l’infortunio Frankie (protagonista di una sostituzione, evento che nel manga si conta sulle dita di una mano) tornerà a essere titolare. E invece no, Bruce conquista tutti con la sua tenacia (almeno quella!) dimostrando che Gilbert era in realtà più scarso, solo che nessuno lo sospettava.

Passa a un’altra squadra, la Otomo, dove da gregario perde con gli ex-compagni, per poi tornare ancora alla Newteam dove finalmente trova la sua collocazione sul lato destro.

Della panchina.


#09 – Arthur Foster (Manabu Okawa)

Probabilmente l’essere più scadente mai visto su un campo di calcio in ogni parte del globo: piccoletto, imbranato, occhialuto.

Lo salva il fatto di non essere un calciatore nemmeno per scherzo, e infatti gioca appena la prima partita tra le scuole, insieme a Holly, risultando il punto debole di una squadra dove il capitano è Bruce Harper, tanto per dire.

Alla fine di quell’incontro non passa ovviamente la selezione, capisce che il pallone non è cosa per lui e diventa uno dei tifosi “fissi” della Newteam comandati da Patty, la ragazzina da sempre innamorata di Holly.

La sera precedente a una gara del Giappone, si reca con lei di notte in un parco per “allenarsi a tifare”: i due gridano i loro slogan fino a quando, giustamente, vengono scacciati a suon di bestemmioni dagli abitanti del posto, che il giorno dopo devono lavorare e non vedere una partita tra ragazzini trasmessa in mondovisione.


#08 – Ralph Peterson/Sam Reynolds/Richard Flanagan (Makoto Soda)

Evidentemente noi bambini degli anni ’80 eravamo considerati troppo rincoglioniti per apprezzare un cartone animato dove i protagonisti giapponesi si chiamano con nomi giapponesi, e fu così che i nomi di calciatori e squadre vennero tradotti in “occidentale”: Tsubasa divenne Holly, Hyuga – Mark Lenders, la Nankatsu diventa la Newteam e via dicendo.

Naturalmente i traduttori fecero un bel po’ di confusione con i personaggi secondari, ed è così che Makoto Soda diventò prima Ralph Peterson, poi Sam Reynolds e infine Richard Flanagan: a volte anche nella stessa partita.

Cultore del gioco violento e capitano della Artic, una squadra di pipponi che soccombe alla Newteam per poi mai più ricomparire, Ralph/Sam/Richard (d’ora in poi lo chiamerò solo Ralph) arriva alla conclusione che il solo modo per fermare Holly è quello di rompergli una gamba.

E ci prova e ci riprova senza essere espulso nonostante certe entrate siano chiari tentativi preterintenzionali di omicidio: eppure entrate violente a go-go e arbitro compiacente non bastano alla Artic, che viene sconfitta da un Holly più forte di tutti – e per questo, diciamocelo, odioso.

Ralph ne esce come un antieroe e viene addirittura elogiato dagli osservatori del Giappone che dicono che uno così in Europa farebbe carriera (sic!) visto il gioco “maschio e violento che pratica”.

In Nazionale però sarà una comparsa e niente più e del resto, da uno che a suon di fallacci e con un arbitro a favore non riesce a vincere, cosa ci si aspettava?


#07 – Patrick Everett (Shun Nitta)

Che uno abbia visto poche puntate o tutta la serie, una cosa è certa: in Holly & Benji i tiri in porta sono LETTERALMENTE tiri in porta.

Per intenderci, o il tiro viene stoppato da qualcuno, o è parato oppure finisce in fondo al sacco. A NESSUNO, in tutto il cartone animato accade che un tiro (come invece nella realtà succede anche ai migliori) vada fuori.

A nessuno tranne che a Patrick Everett, centravanti della Otomo dove sono confluiti alcuni ex-compagni di Holly alla Newteam: accreditato come “il figlio del vento” per la sua velocità e in possesso del “tiro del Falco” che avrebbe dovuto impallinare ogni portiere, Patrick però caratterialmente è fragile come una donnicciola, ed il modo ambiguo in cui il disegnatore lo rappresenta in effetti non aiuta.

Prima pecca di eccessiva sicurezza in sé provando conclusioni troppo difficili, quindi si innervosisce e diventa il protagonista di un vero e proprio psicodramma.

Con la sua squadra in svantaggio, fallisce le 5-6 occasioni che la difesa della Newteam inspiegabilmente gli concede, tanto che pure Holly alla fine sembra dispiaciuto per lui. Ma non finisce qui!

Dopo un gol subito allo scadere, fa un bel discorso ai compagni, incitandoli a lottare fino alla fine: si getta quindi a capofitto in attacco e l’arbitro (bastardo!) fischia la fine, invalidando un bel goal che perlomeno gli avrebbe restituito morale.


#06 – Tatsuji Hizawa 

“Embeh?” – direte voi – “Manco il nome europeo c’ha questo?”

Già. “Questo” contava talmente poco che manco il nome aveva, nel cartone animato, tanto che per scoprire (forse) chi fosse ho dovuto spulciare un bel po’ Internet.

Quindi capiamo già che il povero Tatsuji contava nella sua squadra meno di me a un convegno di astrofisica.

Portiere della Muppet di Mark Lenders per tutto il primo torneo, nel quale si distingue per non fare niente di che, nella prima partita seria che affronta, la semifinale contro la Flynet/Furano, emergono tutti i suoi limiti.

Ad un certo punto viene fischiato un rigore decisivo contro la Muppet ed ecco che fa il suo ritorno Ed Warner, il vecchio portiere della squadra assente da tanto tempo per infortunio e conseguente crisi mistica.

Sostituito al momento del rigore, Tatsuji finisce in panchina mentre chi ne ha preso il posto para e risolve la partita, diventando il miglior portiere del momento e un futuro punto fermo della squadra e della Nazionale.

Se non è sfiga questa…


BONUS: Il famoso “Tiro tutti insieme” della Muppet orfana di Lenders

tuttinsieme


#05 – Timothy

Passiamo da uno che non aveva il nome europeo a uno che il nome ce lo aveva, ma non il cognome: Timothy, ragazzo occhialuto e sfigato incontrato da Tom Becker in uno dei suoi tanti viaggi.

La madre non vuole che giochi a calcio ed è probabilmente lo scout più bravo di tutto il Giappone. Infatti, dire che Timothy è negato è dire poco; i suoi compagni si augurano addirittura che non venga al campo, e per loro fortuna spesso Timothy non si presenta, essendo pure di salute cagionevole.

Ovviamente il buon samaritano Tom Becker deve rompere questo equilibrio, e dopo aver guidato la squadra a un comodo vantaggio, ordina ai compagni di fare entrare il povero Timothy e quindi lo sprona a uscire dal guscio.

Il poveretto combina però un disastro dietro l’altro, quindi Tom capisce che c’è solo una cosa da fare: sparare una cannonata-cross dritta in faccia allo sfigato, al quale volano via anche gli occhiali.

La palla, però, dopo aver devastato il volto del quattrocchi lemme lemme rotola in rete, e inspiegabilmente i compagni festeggiano Timothy manco lo avesse fatto di proposito.


#04 – Teo Sellers (Taichi Nakanishi)

Se a 13 anni sei alto e grosso il triplo dei tuoi coetanei, qualche problema ce lo devi avere per forza. Ma non se sei il portiere di una squadra di Holly & Benji, una montagna umana che giunge alla sfida con la Newteam da imbattuto e che incute timore solo a guardarlo.

Sellers non ha nemmeno bisogno di tuffarsi, visto che con la sua stazza copre praticamente l’intera porta, e per almeno un tempo sembra insuperabile persino per Holly & Tom, l’antipaticissima ed infallibile “Coppia d’Oro”.

Purtroppo però dopo essere stato infilato con uno stratagemma, il buon Teo perde la testa e becca una rete dietro l’altra: finisce 5 a 1 per la Newteam, con l’ultima rete che lo vede umiliato da Holly, il quale lo fa sprofondare nel terreno dopo che ha tentato un’uscita violenta e assassina che avrebbe probabilmente causato il primo omicidio in campo nella storia del calcio.

Finisce letteralmente sottoterra, il povero Teo, e da lì non si riprenderà più: la sua squadra nemmeno partecipa al torneo successivo, eliminata nelle qualificazioni dalla Artic di Peterson/Reynolds/Flanagan.

Conquista però un posto in Nazionale, riserva di Warner (!) che a sua volta è la riserva di Benji (!!!) riducendosi a una macchietta mangia-panini durante i ritiri.

Quindi il disegnatore ne capisce l’inutilità e lo depenna pure dal ruolo di terzo.


#03 – Alan Crocker/Parker (Yuzo Morisaki)

Incredibile che i doppiatori abbiano fatto confusione anche su quello che è a tutti gli effetti il portiere titolare della squadra protagonista dell’anime, ma questo è il destino degli sfigati.

Che poi, Alan tanto sfigato non sembrerebbe: partito come riserva, si ritrova titolare perché il disegnatore altrimenti non saprebbe spiegare i gol subiti dalla sua squadra perché Benji ha sempre un qualche acciacco che manco Pato ai tempi del Milan.

Due eventi lo portano sul podio di questa classifica.

Per prima cosa, nel primo torneo, conquistata la finale finisce dritto in panchina senza fiatare perché Benji è finalmente guarito dall’infortunio che lo ha costretto a saltare tutta la competizione.

Poi perché dopo la prima partita, in cui si rivela inadeguato come la Pepsi a un compleanno di Lapo Elkann, viene pesantemente ingiuriato dai compagni, che temono che con un brocco così in porta la finale la vedranno con il binocolo.

Ci pensa allora il Messia Holly a portare Alan con sé in spiaggia, una mattina presto, e a sfinirlo di cannonate sotto gli occhi attoniti del resto della squadra: al millesimo tiro, finalmente, Alan para, ed ecco che tutti i compagni lo festeggiano manco fosse diventato improvvisamente Dino Zoff.

È la parata migliore della sua vita e un evento che non sarà mai più ripetuto, ma tanto basterà per guadagnarsi quella fama di “onesto portiere” che lo porterà anche nel giro della Nazionale, dove però sarà fortunatamente chiusissimo dai mostri sacri Price e Warner.


#02 – Eddie Bright (Kazuki Sorimachi)

Eddie Bright, come Keith Coleman/Noboru Sawaki, è uno dei tanti promettenti calciatori giapponesi che non riusciranno mai ad uscire dall’ombra del grande Mark Lenders/Hyûga Kojirō. Ma il modo in cui la presenza del grande Mark impatta sulle vite dei due è assai diversa.

Nella Muppet, Coleman è la spalla di Mellow e Lenders, e quando i due partono per la Toho diventa finalmente il leader di una squadra sicuramente ridimensionata.

Eddie Bright diventerà invece un “pro” nel Vissel Kobe e raggiungerà anche la Nazionale, ma nel cartone animato sarà duramente ridimensionato a livello di club: stella della Toho prima dell’arrivo della Santa Trinità formata da Warner, Mellow e Lenders, quando questi tre fenomeni arrivano lui scompare letteralmente.

In teoria sarebbe la “quarta stella” della squadra, in pratica è il primo ad essere fermato, contrastato, respinto quando ci sono da mostrare le qualità dell’avversario.

Con Lenders assente per dissidi con l’allenatore, trascina la squadra in finale per poi tornare ad essere una comparsa nella gara più important, quando con un sospiro di sollievo i compagni riaccolgono Mark “il Salvatore” in un modo che, fondamentalmente, ci fa intendere quanta poca fiducia ci fosse nel povero Eddie.

In Nazionale ci arriva, si, ma ultima delle riserve di un parco attaccanti spaventoso ed elogiato soltanto per la sua bravura nella “fase difensiva”, qualità che per una punta, a “Holly & Benji”, conta come la simpatia per un attore porno.

Curiosità: un certo Kazuki Sorimachi, omonimo del nostro Eddie, ha tentato la carriera da calciatore in Giappone. Classe 1987, attaccante, aveva cominciato con grandi speranze nella seconda serie per poi finire nella Kantō Soccer League, sesto scalino della piramide calcistica giapponese.

A 23 anni, saggiamente e forse ispirato dal suo omonimo, ha deciso di ritirarsi e dedicarsi ad altro.


#01 – Bart Johnson (Shingo Yamamori)

Signore e signori, ecco il vincitore: Bart Johnson, per quei pochi che si degnano di rivolgergli la parola semplicemente “Bart”, l’eterna riserva di Holly Hutton, al quale non subentra nemmeno se questi ha una gamba maciullata o se la squadra sta vincendo 10-0 contro degli infermi.

Nessuno sa il motivo per cui sia stato scelto come riserva, se non c’è la minima fiducia nella sue capacità di giocare almeno 5 minuti a torneo.

Un’occasione ci sarebbe quando, in una partita contro la Hot Dog dei gemelli Derrick, Holly è così malmesso da crollare ripetutamente in terra ed essere trasportato nell’infermeria dello stadio mentre ancora la partita è in corso.

Quando l’allenatore ordina a Bart di scaldarsi per la sostituzione, il resto della squadra insorge però con veemenza chiedendo al mister di ripensarci: attenderanno che Holly recuperi e nel frattempo giocheranno in dieci e raddoppieranno gli sforzi.

Qualche ANNO dopo siamo in una situazione analoga: Holly è ancora più a pezzi della volta precedente, in pratica regge l’anima con i denti, e quando l’allenatore ordina a Bart di scaldarsi nessuno sembra opporsi.

Anzi, uno c’è: è lo stesso Bart, che dice che “non è giusto nei confronti di Holly” e che è bene che questo resti in campo.

Così Holly rimane sul terreno di gioco e segna uno spettacolare gol che vale la vittoria contro la Flynet e la conquista della finale, mentre Bart sparisce nuovamente nella panchina dove ha così spesso poggiato le chiappe e ad cui non si rialzerà mai più.


Amare Holly & Benji

Holly & Benji, al di là delle facili ironie sugli effetti fisici e gravitazionali a cui erano soggetti campo, giocatori e pallone, è stato un assoluto capolavoro. Raramente un cartone animato ha compresso in sé così tante metafore della vita (il gioco di squadra, l’onestà, il non arrendersi mai, il rispetto verso il prossimo, l’inseguire i propri sogni) rendendole così evidenti: qualunque bambino lo abbia seguito ha sognato di fare il calciatore, e ha comunque capito un sacco di cose fondamentali della vita. Forse superficialmente non rappresentava il calcio al 100%, ma lo spirito, l’anima di questo sport lo ha espresso benissimo. Personalmente l’ho adorato e penso che ancora oggi tutti i bambini che si avvicinano a questo gioco (perché il calcio è pur sempre, prima di tutto, un gioco) dovrebbero prendersi la briga di vederlo.


SITOGRAFIA:

FILMOGRAFIA:

BIBLIOGRAFIA:

(Ringrazio ancora per il lungo quanto necessario editing Eleonora, come sempre. Il suo profilo Linkedin lo trovate QUI)