Forse non tutti sanno che…La storia del primo “rigore a due tocchi”

Recentemente Lionel Messi ha riportato in auge un metodo di esecuzione dei calci di rigore decisamente inusuale: invece di calciare il pallone verso la porta, il campione argentino ha toccato per il proprio compagno Suarez, trasformando il tiro in un passaggio decisivo.

A livello di regolamento questa tecnica è ineccepibile, a livello di convenienza invece presenta rischi ulteriori nel caso il compagno (posizionato fuori area) non sia abbastanza reattivo una volta toccato il pallone. Questo “rigore a due tocchi”, da molti considerato eccessivamente irridente nei confronti dell’avversario, è stato probabilmente un omaggio a Johan Cruijff, icona del calcio mondiale e del Barcelona che in questi ultimi mesi sta affrontando una difficile battaglia contro un tumore ai polmoni.

Cruijff è considerato l’inventore di questo tipo di penalty, avendolo eseguito nel 1982 contro l’Helmond Sport insieme al compagno Olsen quando era tornato a chiudere la carriera nel suo Ajax, ma forse non tutti sanno che prima di lui qualcun altro già aveva brevettato questa insolita tecnica di trasformazione dal dischetto.

Bisogna tornare al 1957: il Belgio affronta l’Islanda in una partita di qualificazione ai Mondiali di Svezia, una gara agevole contro una compagine formata da dilettanti senza alcuna pretesa: sul 4 – 0 l’arbitro assegna un rigore ai padroni di casa, e sul dischetto si presenta uno dei più grandi talenti del calcio belga di quegli anni.

Il suo nome è Rik Coppens, è un attaccante estremamente estroso e sempre alla ricerca di gesti che esaltino il pubblico: mentre si prepara a calciare si rivolge al compagno André Piters e gli dice “Twee tijden”, cioè “due tocchi”, sperando che questi abbia capito cosa intende fare. Non si è preparato, non ha concertato niente con il compagno, che per sua fortuna però ne intuisce le intenzioni e si precipita sul pallone una volta che Coppens lo ha calciato debolmente alla sua destra.

Per un soffio Piters anticipa il portiere avversario e gli restituisce il pallone, che Rik può calciare facilmente nella porta rimasta ormai incustodita. “È stata una mia decisione. Avevamo un vantaggio consistente, quindi non avrei potuto compromettere la situazione. Volevo far vedere al pubblico qualcosa di speciale. Ero uno a cui piaceva mettersi in mostra, e amavo la creatività”, raccontò in seguito il campione belga a Ben Lyttleton, l’autore di “Undici metri”, libro che tratta approfonditamente dei calci di rigore.

Il gesto non piacque ai dirigenti del Belgio, che non lo convocarono per la gara successiva: i “Diavoli Rossi” vinsero quella partita per 8 a 3, ma fallirono la qualificazione al Mondiale superati dalla Francia di Just Fontaine e Raymond Kopa.

Coppens ebbe una carriera straordinaria, legata interamente alla squadra nella quale era cresciuto, il Germinal Beerschot, con cui vinse due volte la classifica cannonieri del campionato belga segnando in tutto 261 reti in 389 partite, mentre con la Nazionale andò a segno 21 volte in 47 gare.

Non sollevò mai alcun trofeo, militando per tutta la carriera nella sua squadra del cuore nonostante varie offerte arrivate dall’Italia e dalla Spagna, ma come abbiamo visto trovò lo stesso il modo di imprimere il proprio nome nella storia del calcio.

Magia di un rigore a due tocchi.


FONTE:

  • Lyttleton Ben, (2015) Undici metri, p. 229 (TEA libri)