il meraviglioso giuoco

“Il meraviglioso giuoco”: l’avvincente libro di Enrico Brizzi tra ricerca e narrativa

Del calcio pionieristico in Italia in molti hanno scritto, spesso con buoni risultati ma ancor più spesso limitandosi a sciorinare statistiche, nomi e curiosità.

Opere necessarie e doverose, perché per comprendere quanto e come questo “meraviglioso giuoco” – traduzione del beautiful game con cui è noto in Inghilterra – si sia fatto largo tra noi è senz’altro fondamentale per capire gli stessi meccanismi che lo regolano al giorno d’oggi e gli stessi entusiasmi che genera, pur con le inevitabili differenze che possono essere ricondotte ad una passione lunga oltre un secolo.

Da Edoardo Bosio, giovane canoista che per primo porta un pallone in Italia, al Duca degli Abruzzi, romantico quanto ingenuo amante dello sport, da Torino a Genova passando per Vercelli, Alessandria, Milano e via via tutte le città che una dopo l’altra, lungo tutta la penisola, hanno abbracciato il calcio in Italia, la storia del nostro calcio, così simile e così diversa da quella del football in Inghilterra, merita di essere scoperta e approfondita.

Il meraviglioso giuoco

il meraviglioso giuocoA differenza di chi lo ha preceduto, Brizzi nel suo “Il meraviglioso giuoco” mette da parte numeri e statistiche e ci immerge, con la sua verve narrativa, nelle atmosfere fin de siècle che vedono l’arrivo dei primi palloni da calcio in Italia.

Sorprendentemente, a portare il football da noi non sono gli inglesi e non è Genova la prima città ad ospitare questo curioso quanto avvincente sport: tutto parte da Torino, da alcuni italiani entusiasti dopo un soggiorno in Inghilterra, tutto parte da due squadre che oggi non esistono più e che precedono il Genoa di qualche anno.

Al capoluogo ligure e ai rossoblu, semmai, va dato il merito di aver diffuso il verbo, di averlo portato avanti nelle prime battaglie per la sopravvivenza prima e l’affermazione poi.

Il periodo che Brizzi tratta (1887-1926) è a dir poco fondamentale: l’Italia si è scoperta da poco un Paese, tutto sta cambiando in fretta. Questi scenari sono ben descritti, e alle volte per qualche riga pare che il pallone sia soltanto una tra le tante cose, testimone dei cambiamenti a cui assistono gli italiani.

Il primo campionato di calcio si gioca quasi in concomitanza con i moti di Milano, sono quattro squadre e risolvono la questione in un’unica giornata, ma presto la situazione cambierà e nuove squadre nasceranno praticamente ovunque, ognuna con la sua particolare storia.

Un sapiente intreccio di realtà storica e narrativa

Si parla di Genova e Torino, dunque, ma anche di Bologna, Firenze, Milano, Napoli, la Sicilia: Brizzi ci porta avanti e indietro nel tempo per raccontarci quando e come il calcio ha affondato le sue radici in luoghi allora ancora più diversi tra loro di quanto non accada oggi.

Lo fa con grazia e stile, prima di lanciarsi, una volta che è chiaro come il Foot-Ball abbia attecchito, nella cronaca delle prime entusiasmanti stagioni: ecco così l’avvento della provinciale Pro Vercelli, la favola del Casale, la nascita dell’Inter, l’esordio della Nazionale.

Con esse anche i primi attriti, i primi scontri tra tifosi, la corruzione, le polemiche in campo e fuori, i primi scandali. La politica ancora non interferisce troppo, e quando comincia a farlo, contemporaneamente con l’ascesa del partito fascista, il libro si conclude: scontato quanto atteso un continuo, che racconterà del calcio in Italia durante il ventennio di Mussolini.

Un libro assolutamente consigliato: Brizzi, come un diligente regista di centrocampo, mette da parte il proprio estro individuale sacrificandolo in nome dell’opera a cui si dedica, che deve necessariamente essere più storiografica che fantasiosa.

Qualche intuizione brillante, di tanto in tanto, appare, ma i toni sono molto spesso sobri e descrittivi: non è affatto un limite, visto che essendo di per se la storia del nostro calcio tanto affascinante quanto complessa, troppi svolazzi rischierebbero di rendere l’opera confusionaria e di difficile lettura.

Così invece ne esce fuori una lettura piacevole e fondamentale, che potrà permettere anche a chi è allergico ai numeri e alla ricerca quanto è stata tortuosa e affascinante la storia del “meraviglioso giuoco“.

Ah… stavo per dimenticare! Puoi trovare il libro QUA.

Buona lettura!