Jean-Pierre Adams, il lungo sogno della Guardia Nera

Jean-Pierre Adams fu, con Marius Trésor, la metà della coppia di difensori centrali della Francia di metà  anni ’70 chiamata “La garde noire”,“la guardia nera”, soprannome che sottolineava il colore della pelle dei suoi componenti.

Trésor, primo giocatore di colore a indossare la fascia di capitano della Francia, proveniva dalla Guadalupa, mentre Adams era nato in Senegal, ma entrambi si sentivano profondamente francesi.

Adams fu un buonissimo difensore e sarebbe diventato, secondo il parere di chiunque lo conoscesse, anche un eccellente allenatore.

Se solo, oltre trent’anni fa, il destino non avesse deciso diversamente, trasformando quello che doveva essere una banale operazione di routine in una condanna che a oggi ancora non ha avuto termine.

Adams è oggi un calciatore in coma, che forse corre ancora ma in un mondo tutto suo.

Jean-Pierre Adams: il successo e il declino

Ma chi fu Jean-Pierre Adams?

Nato in Senegal, si trasferisce in Francia all’età di dieci anni, quando con la nonna si reca in pellegrinaggio a Montargis per poi essere adottato da una famiglia del posto.

Da adolescente si fa subito notare quando ventenne agisce come centravanti nel Racing Club de Fontainebleau, piccola squadra amatoriale che rappresenta un bellissimo sobborgo di Parigi.

Dopo aver raggiunto in diverse occasioni la finale del Championnat de France Amateur, anticamera del professionismo, cadendo però proprio sul più bello, finalmente nel 1970 les Bellifontains riescono a trionfare, e la carriera di Jean-Pierre Adams spicca il volo.

Nel 1970 passa al Nimes, squadra con cui vince una Coppa delle Alpi e raggiunge le semifinali della Coppa di Francia ed il secondo posto in campionato.

Sono gli anni in cui si consacra come un solido difensore, non particolarmente tecnico ma grintoso, dotato di un fisico che non teme confronti con nessuno.

È il momento di maggiore gloria, raggiunge la Nazionale e passa al Nizza, con cui sfiora ancora ancora la vittoria in campionato.

Una carriera costellata dagli infortuni

In Nazionale forma con Marius Trésor, perno dell’Olympique Marsiglia, una coppia difensiva formidabile, elogiata persino dal grande Franz Beckenbauer, che li definisce “tra i migliori centrali al mondo” e che per tutti diventa la garde noire, “la guardia nera”.

Purtroppo l’esperienza di Adams con la Francia si concluderà presto, visto che a causa di numerosi fastidi fisici è costretto a saltare diverse convocazioni e finisce per trovarsi fuori dalle prime scelte.

Il bottino finale per Jean-Pierre con i Bleus sarà di 22 presenze, un numero di tutto rispetto ma inferiore a quello che avrebbe potuto raggiungere senza i continui acciacchi.

A livello di club, pure, il passaggio al Paris Saint-Germain non è fortunato, Adams se la cava ma è il resto del team (ambizioso e facoltoso, ma senza un vero progetto) che risulta incapace di lasciare il segno.

Dopo due anni deludenti lascia Parigi per passare prima al Mulhouse e poi, la stagione successiva, al piccolo club dilettantistico del Chalon. Qui intende chiudere una carriera povera di trofei ma che gli ha portato grande notorietà.

Adams è infatti entrato nell’immaginario dei tifosi della Francia come un uomo e un professionista serio e scrupoloso, le qualità che servono per diventare un grande allenatore. 

Un errore fatale

Il 17 Marzo 1982, una settimana dopo il suo 34° compleanno, Jean-Pierre entra in sala operatoria per via di un ginocchio che gli ha procurato qualche fastidio durante una visita medica. L’intervento è semplice routine, così Adams viene anestetizzato per quel che dovrebbe essere un breve sonno.

Non si sveglierà più: un errore nella somministrazione dell’anestesia lo fa cadere in coma. Un caso di malasanità, è presente un solo anestesista, uno stagista, che deve agire in fretta e furia su ben otto pazienti quasi contemporaneamente e che compie un errore fatale.

Un caso di malasanità che il destino decide debba capitare proprio a Jean-Pierre Adams, il famoso calciatore.

Un sogno lungo più di trent’anni

La moglie Bernadette, sposata quando ancora Jean-Pierre era solo un centravanti di belle speranze nel Fontainebleu, lo accudisce da allora ogni giorno, sempre in attesa di un segnale che non arriva mai.

Jean-Pierre

Suo marito respira in modo autonomo, ma è tutto quel che fa: nel frattempo i suoi figli piccoli sono diventati uomini, lo hanno reso nonno, e i nipotini sono andati a conoscerlo in quel letto d’ospedale dove riposa.

Più di un dottore lo ha visitato, per confermare solamente che non c’è niente che si possa fare. L’eutanasia, forse, ma è un ipotesi che Bernadette (poco più che trentenne all’epoca) rifiuta con decisione.

Pur sacrificando enormemente la sua vita, infatti, preferisce sperare in un miracolo che purtroppo, secondo la scienza, non potrà mai verificarsi.

“Se Jean-Pierre avesse voluto morire, me lo avrebbe fatto capire.”

Il 10 Marzo Adams ha compiuto 66 anni. Gli ultimi 31 li ha trascorsi in coma.

Un sonno senza sogni, dicono in molti: ma a molti piace pensare che ancora adesso, da qualche parte, stia correndo liberamente, giocando allo sport tanto amato e godendosi i cori e gli applausi di quei tifosi che si erano innamorati di quello straordinario atleta, la metà della “garde noire“.


SITOGRAFIA:

  • Martinelli, Carlo (09/02/2009) Sabato e mercoledì, QuasiRete
  • Bairner, Robin (27/02/2014) The Footballer trapped in ‘The House of the Beautiful Sleeping Athlete’, www.theguardian.com