Jimmy Logan, Re per un giorno

Jimmy Logan scrutò il cielo, e con lui tutti i compagni, evidentemente preoccupato.

Pioveva, quel 4 aprile del 1896, ma non era questo evento – peraltro abbastanza frequente, in Inghilterra – a preoccupare i giocatori del Loughborough. Piuttosto il fatto che le loro tenute di gioco, per un banale errore, non erano arrivate a Manchester, dove si sarebbe svolta la gara che li avrebbe visti contrapposti al Newton Heath.

Dopo oltre mezz’ora, mentre la pioggia cadeva sempre più incessantemente, l’arbitro decise che non si poteva aspettare oltre. La gara, valida per il campionato di Second Division, doveva avere inizio. Il pubblico sorrise, vedendo i giocatori del Loughborough scendere in campo in abiti civili, gli stessi che ormai indossavano da due giorni.

Nessuno poteva sapere che si stava per consumare una tragedia, né che questa avrebbe colpito proprio il più talentuoso tra i calciatori in campo, un ragazzo di 25 anni che appena due anni prima era stato l’eroe nell’annuale finale di FA Cup.

Goleador vagabondo

Nel Loughborough, Jimmy Logan ci era arrivato da vera e propria superstar. Il piccolo ma ambizioso club aveva speso una fortuna per assicurarsi le prestazioni di quello che ormai era considerato uno dei migliori attaccanti britannici, e lui allo stesso tempo aveva sposato il progetto del club con entusiasmo.

Qui avrebbe forse potuto trovare quella casa che in realtà, in Inghilterra, non aveva ancora realmente trovato. Esploso ventenne in patria, distinguendosi negli Honest Men di Ayr dov’era nato, aveva sempre mostrato di avere il gol nel sangue, da vero attaccante di razza.

Un istinto naturale, quello che hanno i predestinati e che all’esordio con la Scozia, in una gara in cui a un giovanissimo dovrebbero tremare le gambe, era andato a segno senza tanti problemi.

Dopo anni di dominio, la Tartan Army stava per perdere la sua superiorità contro i vicini inglesi, che da anni ingaggiavano i migliori calciatori delle Highlands per migliorare le proprie squadre di club.

A Edimburgo e dintorni il professionismo non era ancora accettato, e così quelli che attraversavano il confine per fare i “calciatori di mestiere” venivano immancabilmente trattati come traditori, mercenari, finendo per essere esclusi dalle convocazioni in Nazionale.

Accadde lo stesso anche a Jimmy Logan, che nel 1891 attraversò il Vallo di Adriano attratto dalle promesse del Sunderland. I Black Cats erano reduci dalla loro prima stagione in Football League e avevano grandi ambizioni. Si andava costituendo quello che sarebbe passato alla storia come The Team of All Talents, il cui primo dei tanti successi sarebbe stato proprio quel campionato 1891/1892.

In cerca di affermazione

Invece di essere uno di questi Talents, però, Jimmy Logan a Sunderland non fu altro che una comparsa. Ignorato dal comitato che selezionava la squadra, giocò appena due gare prima di prendere in considerazione, sfiduciato, l’idea di un ritorno a casa, a Ayr, alla vita di un tempo e al calcio dilettantistico.

Il suo destino, però, era di essere una stella. Fu così, quindi, che poco dopo essere tornato sui suoi passi Logan fu contattato dall’Aston Villa guidato dallo scozzese George Ramsay. Si trattava di una delle migliori squadre dell’epoca, che tentava il salto di qualità definitivo dopo aver perso, per un problema cardiaco che lo avrebbe portato a una morte prematura, il proprio leader Archie Hunter.

Avendo finalmente la possibilità di confrontarsi con quello che era indubbiamente il calcio migliore del pianeta, Jimmy Logan ci mise pochissimo a dimostrare di avere tutte le qualità necessarie per stare tra i più grandi.

Pur dovendo fronteggiare la nutrita concorrenza, nel suo ruolo, di campioni rinomati come Hodgetts e John Devey, nelle 10 occasioni in cui ebbe la possibilità di scendere in campo andò in rete in ben 7 occasioni.

La storia d’amore tra lui e i Villans, però, non sarebbe continuata come sperato. Frustrato da un ruolo che lo vedeva come riserva conclamata, in cerca di una vera affermazione personale, dopo una stagione in naftalina Jimmy Logan si trasferì nuovamente.

Lo fece accettando la corte del Notts County, club ricco di storia che, scivolato in Second Division, ambiva a tornare rapidamente tra i grandi del calcio nazionale.

A Nottingham, con la prestigiosa casacca bianconera dei Magpiesil più antico club professionistico al mondo – questo giovane e talentuoso attaccante avrebbe scritto la storia.

Appuntamento con la storia

La stagione 1893/1894 sarebbe entrata nella storia del football inglese, e con essa il nome di James “Jimmy” Logan. Finalmente al centro di un progetto, principale terminale offensivo di una squadra che giocava per lui e che poteva vantare in attacco anche la classe dell’ex-Nazionale inglese Harry Daft, il ragazzo venuto da Ayr poté finalmente dimostrare tutto ciò di cui era capace.

In gol all’esordio, Logan si ripeté con frequenza impressionante, centrando la sua prima tripletta da professionista contro il Burslem Port Vale e facendo registrare, al termine di un torneo in cui il Notts County giunse terzo dietro Liverpool e Small Heath – il moderno Manchester United – l’impressionante score di 27 gol, segnati in 27 gare.

Il miracolo, però, i Magpies lo compirono in FA Cup. Nelle 22 edizioni precedenti si erano alternati, come vincitori, gli Old Boys delle antiche e prestigiose scuole londinesi e poi, successivamente, i migliori club professionistici del Paese.

Mai però era successo che a trionfare fosse una squadra lontana dal vertice della piramide calcistica, ed era opinione diffusa che questo evento non si sarebbe mai verificato. Poteva forse un club incapace di giocare in First Division ambire alla vittoria di quello che era ancora considerato il torneo più importante al mondo?

Fu proprio grazie a una rete di Logan che il Notts County, nel primo turno, superò il Burnley che giocava stabilmente in First Division. E fu ancora grazie alla sua maestosità in area di rigore, al suo innato senso per il gol, che arrivarono le vittorie nei turni successivi, quando i bianconeri eliminarono prima il modesto Burton Wanderers e poi gli eterni rivali cittadini del Nottingham Forest, che rappresentavano la città in massima serie.

Impresa immortale

Quello rifilato al Forest fu uno spettacolare 4-1 arrivato al replay, dopo che la prima sfida si era conclusa sull’1-1, e ancora una volta Logan fu mattatore della sfida, facendo stropicciare gli occhi agli increduli tifosi che, finalmente, sognavano che lo storico club lasciasse il proprio segno nella storia.

Quando furono sorteggiati contro i Blackburn Rovers in semifinale, però, in molti pensarono che la favola dei Magpies si sarebbe conclusa lì, a un passo dalla gloria. I bianco-blu guidati da Thomas Brown Mitchell avevano già vinto la FA Cup in ben cinque occasioni, stavano lottando con l’Aston Villa per la vittoria della First Division e potevano vantare nelle proprie fila numerose stelle di fama internazionale.

Ma se sulla carta non c’era gara, il football dimostrò per l’ennesima volta che nomi, pronostici e storia non contano niente nei 90 minuti in cui le squadre giocano sul campo. Contro ogni previsione, e grazie a un gol di Daft, il Notts County conquistò la vittoria e il diritto a giocarsi la finale del più prestigioso torneo calcistico al mondo.

1894: una finale storica

Qui Logan e compagni avrebbero trovato i Bolton Wanderers, un altro team di First Division che però non poteva rappresentare, ormai, un ostacolo tra la squadra e la storia. Indeboliti da numerose assenze – ben cinque titolari, tra cui il capitano e Nazionale Weir, in aperto contrasto con il club – i Trotters furono dominati dagli avversari fin dai primi minuti.

I 37.000 tifosi che riempirono il Goodison Park di Liverpool, insolita sede per la finale di coppa, videro il Notts County cercare ripetutamente la via della rete e trovarla in quattro occasioni. Tre dei gol, nel 4-1 finale che consegnò la squadra alla leggenda, portavano la firma di Jimmy Logan, il giovane arrivato dalla Scozia in cerca di consacrazione e che, finalmente, l’aveva trovata.

Mai un club di Second Division aveva alzato la Coppa d’Inghilterra, mai più il Notts County avrebbe vinto altro trofeo, pur potendo vantare una storia antica quanto quella del football stesso. L’eroe di questa impresa era, senza ombra di dubbio, Jimmy Logan, protagonista dell’intera stagione e soprattutto della finale, dove oltre a segnare tre gol aveva servito a Watson l’assist che aveva sbloccato la gara.

Fu naturale, quindi, che nella foto che celebrava l’impresa sedesse proprio al centro, di fianco a quella ambita coppa che lui, più di chiunque altro, aveva contribuito a portare nella bacheca dei Magpies.

Un nuovo addio

C’erano tutti i presupposti per un’eterna storia d’amore, e invece tutto si concluse pochi mesi dopo quando, incredibilmente, Logan lasciò il club a cui tanto aveva dato per motivi mai chiariti.

Forse fu per la delusione seguita alla sconfitta contro il Preston North End nel Test Match che allora si utilizzava per determinare promozioni e retrocessioni; forse l’eroe di un’intera città chiese troppi soldi in seguito a quella storica impresa, o forse il club gliene riconobbe troppo pochi.

Impossibile saperlo, ma quello che è certo è che Jimmy Logan non se ne andò perché in rotta con l’ambiente, dato che numerose testimonianze lo avrebbero descritto come un ottimo elemento all’interno dello spogliatoio, una persona amabile che lasciò amici in ogni club in cui giocò.

Dopo un breve ritorno in Scozia, al Dundee, e una fugace esperienza al Newcastle United – dove comunque arrivarono ben 8 gol in 9 partite – ecco il trasferimento al Loughborough, piccolo club del Leicestershire che aveva grandi progetti e che contava di realizzarli grazie al Re di Coppa, l’attaccante con il gol nel sangue.

Come d’abitudine, Jimmy Logan andò a segno al debutto, ripetendosi poi con frequenza pur essendosi ritrovato in un club assai modesto, di caratura senz’altro inferiore a quello con cui aveva disputato la migliore stagione della sua vita.

Da vero professionista, però, accettò di guidare la squadra, almeno per la stagione in corso, e in effetti il Loughborough rimase in linea di galleggiamento grazie alle sue reti.

Fermato dal fato

Ed eccoci al 4 aprile del 1896, a quella maledetta giornata di pioggia, a quella gara giocata sotto il diluvio in abiti civili.

Logan e i compagni fanno quello che possono, ma la sconfitta, in quelle condizioni, è inevitabile. Incassato un 2-0, i giocatori percorrono in treno le oltre 100 miglia che li separano da casa, i vestiti zuppi e il morale sotto i tacchi, e quando finalmente sono tra le mura domestiche non sono pochi quelli raffreddati e febbricitanti.

Tra questi anche Jimmy, che indisposto salterà ben tre gare mentre il Loughborough, senza la propria stella, affonda. Dopo quasi un mese, sentendo di stare un po’ meglio, torna in campo per aiutare la squadra a invertire la rotta, riuscendovi alla grande. Contro il Crewe Alexandra, ancora malmesso, James “Jimmy” Logan gioca l’ultima partita della sua vita, segnando in una rotonda vittoria per 4-1.

È uno sforzo che il suo fisico debilitato non doveva, né poteva, sostenere. Poche ore dopo aver lasciato il terreno di gioco, infatti, le condizioni del giovane attaccante scozzese precipitano. Si tratta di polmonite, un male di cui, in epoca vittoriana, si può morire. Ed è quello che purtroppo accade a Jimmy Logan, the hat-trick hero della finale di FA Cup del 1894.

Il 25 maggio del 1896, il suo 26° compleanno distante un mese, James Logan muore per la disperazione della famiglia e dei propri tifosi ma nell’indifferenza della maggior parte degli appassionati. Finito ai margini del calcio che conta, Jimmy è stato dimenticato: viene sepolto nel cimitero cittadino in una tomba senza nome, ricordato soltanto con una strada, la James Logan Way, che porta ai campi di calcio cittadini.

In eterna memoria

La storia del football va avanti, e il nome di questo piccolo ma grande campione potrebbe svanire per sempre. Se non fosse per due storici tifosi del Notts County, Andy Black e Jimmy Willan, che decisi a rendere omaggio all’eroe dell’unica vittoria nella storia dell’amato club, organizzano una raccolta fondi che porta, il 23 agosto del 2016, a una nuova, splendida quanto meritata, lapide.

In memoria di Jimmy Logan, lo scozzese che sapeva fare gol. E che, grazie a questo talento, regalò al football una delle pagine più belle e importanti della sua nobile storia.


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