Il destino fatale di Joe Powell, primo capitano dell’Arsenal

Quella che Woolwich Arsenal e Kettering Town stavano disputando, il 23 novembre del 1896, era una partita come tante altre. I Gunners di Londra, del resto, facevano parte della Second Division della Football League da appena tre anni, prima squadra di Londra a far parte dell’elitario sistema creato da William McGregor nel 1888.

Gli avversari, poi, erano da tempo desiderosi di prendere parte ai campionati professionistici, ma viste le numerose domande presentate, e respinte dal comitato che stabiliva quali club potessero fare parte dell’élite del football, si erano dovuti accontentare della più modesta realtà chiamata United League.

A questa “lega minore” partecipavano, oltre al Kettering Town, anche Millwall, Luton, Loughborough, Rushden, Kettering, Wellingborough e Tottenham Hotspur, e il comitato direttivo dell’Arsenal aveva a sua volta iscritto la squadra, seppur impegnata in Second Division, per aumentare le entrate derivanti dai botteghini.

Una partita come tante altre

Sarà stata anche una partita di United League, ma nessuno dei ventidue uomini in campo aveva intenzione di perdere. Tanto meno Joe Powell, il primo capitano dell’Arsenal da quando questo era diventato un club professionistico a tutti gli effetti.

Nei precedenti tre anni aveva guidato la squadra con energia ed entusiasmo, pur non riuscendo a trascinarla verso la promozione: figuriamoci se si farebbe fatto mettere sotto dai ragazzi di Kettering!

Fu così che, osservando il pallone che era stato calciato alto nel cielo, il difensore e capitano dei Gunners si lanciò verso di esso con la stessa forza che avrebbe utilizzato se avesse indossato la maglia della Nazionale. Quel pallone doveva essere suo.

Ma quello che Joe Powell ignorava, e con lui tutti i presenti allo stadio quel maledetto pomeriggio di fine novembre, era che quel salto sarebbe stato fatale, quell’istante il suo ultimo da calciatore, uno degli ultimi della sua ancora giovane vita.

Dai fucili ai…Gunners

Nato a Bristol nel 1870, conclusi gli studi Joseph Joshua Powell era entrato nell’esercito, distinguendosi come uno dei migliori elementi della compagine calcistica che rappresentava il South Staffordshire Regiment. Qui si era scoperto un vero talento, uno che avrebbe potuto fare del football una professione, e sempre indossando la maglia dell’esercito si era messo in luce proprio in una gara amichevole giocata contro il Woolwich Arsenal.

Da poco i Gunners avevano deciso di tentare l’avventura del professionismo, e stavano cercando elementi di valore per emergere in un sistema calcistico che, dopo gli anni dei pionieristici amateurs, si era ribaltato: da vertice della piramide del football, infatti, Londra si era ritrovata a non avere squadre nella Football League, e la risalita sarebbe stata lunga e tortuosa.

Joe Powell fu il capitano dell’Arsenal nella prima gara che i Gunners disputarono in un campionato professionistico, la Second Division 1893/1894. La fascia al braccio fin dal 2-2 inaugurale contro il Newcastle, giocato il 2 settembre davanti a ben 10,000 spettatori, Powell si era rivelato fin da subito uno dei punti di forza della squadra.

Difensore destro nel 2-3-5 utilizzato allora, era forte nei contrasti, coraggioso, rapido nell’anticipare le intenzioni dell’avversario diretto e anche capace di proporsi in appoggio ai centrocampisti. Era soprattutto un entusiasta, un amante del football nella sua più pura accezione, un leader nonostante i soli 23 anni.

Impatto fatale

Nonostante l’impegno profuso da Joe e dai compagni, tuttavia, le prime stagioni dell’Arsenal nel mondo del professionismo furono mediocri: la squadra non ingranava né in campo, dove finiva puntualmente per piazzarsi a metà classifica, né fuori. I soldi erano più che un problema, tanto che, come detto, il direttivo aveva iscritto i Gunners a numerosi altri tornei e campionati nella speranza di aumentare le entrate provenienti dalla vendita dei biglietti del Manor Ground.

Naturalmente, per attrarre le folle allo stadio, era necessario schierare la migliore formazione. Ecco così che i titolari si erano ritrovati a giocare spesso, troppo spesso, ed ecco come ci si era ritrovati a quel pomeriggio del 23 novembre 1896, Arsenal contro Kettering Town per la United League, il capitano che si libra alto nel cielo per intercettare un lungo lancio dalle retrovie.

Quello che succede dopo è un attimo, un momento che cambia la vita di Joe Powell per sempre. Impattando con il piede contro la spalla dell’avversario, finisce infatti per cadere rovinosamente al suolo, e il rumore che segue allo schianto a terra è tremendo. Si capisce subito che è successo qualcosa di grave, e i barellieri presenti a bordo campo si precipitano in soccorso del difensore, che grida dal dolore.

Uno di questi sviene non appena vede cos’è successo: atterrando sul braccio, Joe se lo è spezzato in modo orribile, l’osso esposto, il sangue che fuoriesce copioso.

Una tragica morte

Sarebbe un gravissimo infortunio anche oggi, ma oltre un secolo fa se ne può morire. Ed è quello che accade a Joseph Joshua “Joe” Powell, il primo capitano dell’Arsenal: nonostante l’arto venga amputato fino alla spalla, infatti, subentrano tetano e setticemia.

Dopo una settimana di agonia, il 29 novembre del 1896, i Gunners piangono la scomparsa del compagno e leader, una delle prime vittime del calcio e di una medicina che ancora deve scoprire moltissimo sulle infezioni e le relative cure.

Una settimana dopo la sua scomparsa, l’Arsenal gioca una partita amichevole contro l’Aston Villa, il migliore club in circolazione, in sua memoria: l’incasso, di oltre 130 sterline, è una piccola fortuna che viene destinata alla vedova di Joe, ancora sconvolta e in attesa del secondo figlio.

Il tragico destino di Joe Powell ci racconta così di un calcio antico, diverso da quello attuale così come diverse erano le conoscenze mediche. Con la medicina moderna, la vita del primo capitano dell’Arsenal avrebbe potuto continuare, forse persino una carriera che lo aveva visto indossare la maglia dei Gunners in 92 partite ufficiali ad appena 26 anni.

Quello che rimane è però il mito, la storia di un uomo che non si tirò mai indietro per la sua squadra e che mai lo avrebbe fatto. La storia di Joe Powell, ucciso da un tragico destino in un maledetto pomeriggio di fine novembre.


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