Il dottor John Smith, stella del Corinthian

John Smith, dottore e campione prima di Sócrates

Se utilizzate i termini “Dottore”, “Calciatore” e “Corinthian” qualunque appassionato di football immaginerà il grande Sócrates, fenomenale centrocampista brasiliano leader della Democracia Corinthiana che a cavallo tra gli anni ’70 e ’80 del XX secolo rivoluzionò il calcio nel Brasile che stava vivendo la parte finale di una lunghissima dittatura militare.

Quello che molti non sanno è che oltre un secolo prima, in Scozia, questi termini sarebbero stati riconducibili a un altro personaggio oggi quasi completamente dimenticato eppure straordinario, la cui storia merita di essere riconosciuta.

John Smith nacque il 12 agosto del 1855 a Mauchline, minuscolo villaggio scozzese noto per aver dato i natali al famoso poeta Robert Burns, e fin da giovanissimo mostrò un grande talento nello sport, attività che praticava con entusiasmo ma che non gli impedì di perseguire con successo gli studi. Divenne medico all’Università di Edimburgo, dove al contempo era diventato un pilastro sia della rappresentativa di rugby che nella squadra di calcio.

Le molte vite del dottor John Smith

Alto e robusto, nel football era un centravanti coraggioso e potente, capace di affrontare qualsiasi difesa e dotato di un tiro letale, qualità che gli valsero l’ingresso nel Queen’s Park di Glasgow, la squadra che ai tempi dominava il calcio scozzese e riforniva costantemente la Nazionale.

Divenne noto con la roboante tripletta rifilata al Dumbarton nella finale della Scottish Cup del 1881 e fu il punto fermo di una squadra capace di vincere tre edizioni del torneo in quattro anni tra cui quella del 1884, anno in cui gli “Spiders” di Glasgow raggiunsero anche la finale di FA Cup cadendo contro i Blackburn Rovers in modo a dir poco controverso.

Fu in questa occasione che John Smith (10 gol in 10 partite con la Scozia) conobbe numerosi calciatori inglesi, creando con loro un rapporto di cordialità e rispetto che lo avrebbe portato successivamente a ospitare i membri del Corinthian – squadra di “amateurs” inglesi formata proprio sul modello del Queen’s Park – quando questi si trovavano in tournée a nord del Vallo di Adriano. Il suo carattere scherzoso e la sua straordinaria lealtà, che lo portò a difendere gli amici inglesi in numerose occasioni quando questi venivano avvicinati da qualche tifoso malintenzionato verso gli “stranieri”, gli valse la stima di quella che si apprestava a diventare “la squadra di dilettanti più forte di sempre”, capace di affrontare e sconfiggere i club professionistici che Smith, come il Corinthian stesso, disprezzava.

Il suo ingresso nel club fu la logica conseguenza della visione condivisa con gli amici inglesi di un calcio nobile e puro e gli causò la squalifica a vita dalla federcalcio scozzese in occasione di una sfida giocata contro dei professionisti, evento che la Scottish FA proibiva nel modo più assoluto. Così il grande centravanti abbandonò Queen’s Park e Nazionale per unirsi al Corinthian, agendo nelle vesti di calciatore occasionale, accompagnatore, medico, arbitro, dirigente, addetto alla sicurezza e organizzatore.

Talento purissimo anche nel rugby, fu membro anche della Nazionale scozzese e uno dei prescelti per il primo tour in Australia dei British Lions, occasione in cui venne scattata quella che forse è la sola foto che lo ritrae.

Nonostante il nome così diffuso – equivalente del nostro Mario Rossi – John Smith fu uomo tutt’altro che comune persino per gli standard dell’epoca, riuscendo a lasciare un segno incancellabile nella storia dello sport scozzese.

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