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Lord Arthur Kinnaird, il primo campione

Quando ancora il calcio era poco più che un’idea confusa, quando ancora la storia di questo straordinario sport doveva essere scritta, il suo più grande e incontrastato dominatore fu Lord Arthur Kinnaird.

Straordinario sportivo polivalente, questo energico scozzese spiccava rispetto ai suoi contemporanei sia per l’aspetto fisico che per le indubbie doti atletiche e calcistiche: non molto alto, robusto, la barba rossa e i lunghi pantaloni bianchi, Kinnaird fu uno straordinario campione, capace di imporsi in ogni posizione del campo e dotato di tali qualità da permettergli di vivere da dominatore il primo mezzo secolo del football, prima da calciatore e poi da dirigente.

All-round sportsman

Nato a Kensington, nei pressi di Londra, il 16 febbraio del 1847, Arthur Kinnaird aveva appena 16 anni quando il calcio prese ufficialmente forma in seguito alla celebre riunione nella Freemason’s Tavern di Londra. Era il 1863, e la creazione della Football Association sanciva la nascita del gioco per come lo conosciamo.

In quei giorni, quello che sarebbe diventato il primo grande campione della storia era ancora uno studente presso la prestigiosa public school di Eton, e il football era solo uno dei numerosi sport che amava praticare. Il suo straordinario atletismo, la sua inarrestabile voglia di cimentarsi in ogni disciplina e di uscirne sempre come protagonista, lo aveva portato a raggiungere risultati ragguardevoli in tutti le discipline in cui aveva deciso di competere, una storia che continuò anche quando proseguì gli studi a Cambridge.

Fortissimo nel tennis, in cui raggiunse due volte il blue – prestigioso riconoscimento che la scuola assegnava al suo migliore atleta – il suo straordinario colpo d’occhio e i riflessi prontissimi gli avevano permesso di distinguersi anche nel fives, mentre il fisico robusto e instancabile gli aveva permesso di emergere anche in discipline completamente diverse tra loro: era stato campione scolastico di nuoto, il dominatore dell’annuale gara di corsa sulle 350 yarde del 1864 e, sempre rappresentando Cambridge, aveva trionfato in un’importante gara internazionale di canoa svoltasi a Parigi nel 1867.

Fu nel 1864 che Arthur Kinnaird si avvicinò al calcio codificato, che lentamente stava emergendo come disciplina sportiva e che presto lo avrebbe coinvolto totalmente. Amico e rivale di Charles Alcock, “il padre dello sport moderno”, lo sfidò a più riprese per poi unirsi a lui nei mitici Wanderers di Leytonstone, club che mentre percorreva in lungo e largo Albione, alla ricerca di nuovi proseliti per quel gioco che presto sarebbe diventato religione, dominò anche le prime edizioni della FA Cup.

Gli Wanderers furono la prima grande squadra nella storia del football: accogliendo tra le proprie fila i migliori old boys footballers che per raggiunti limiti di età non potevano più cimentarsi nel calcio a livello scolastico, furono in effetti la rappresentazione sul campo dello spirito che aveva portato alla nascita del gioco. Erano stati proprio loro, gli ex-studenti, a volere che il calcio fosse codificato, in modo da poterlo praticare a livello agonistico anche una volta lasciati i diversi istituti dove si svolgeva con regole sempre differenti.

Educazione inglese, animo scozzese

Il contributo dato da Arthur Kinnaird alla causa del football è straordinario e senza prezzo: dopo aver aiutato Alcock a creare la FA Cup, organizzò anche le prime sfide internazionali non ufficiali guidando la Scozia dei “London Scotchmen“, compagine formata da numerosi scozzesi come lui residenti a Londra. Già, perché le nobili e ricchissime origini di questo straordinario campione appartenevano alle Highlands, al Perthshire, e lui mai avrebbe rinnegato questo importante legame.

Se è vero dunque che gli inglesi inventarono il gioco e gli scozzesi scoprirono come andava giocato, appare naturale che il primo grande campione di sempre del football sia stato uno scozzese nato e cresciuto in Inghilterra: tuttavia Arthur Kinnaird, che aveva cominciato a prendere a calci un pallone ormai già fattosi uomo, fu uno squisito esempio di footballer inglese.

Agli eleganti fraseggi propri dei giocatori di Glasgow, infatti, egli preferiva, ritenendola più degna di un vero uomo, la furia iconoclasta del confronto personale, dello scontro diretto, dell’assalto a testa bassa contro qualsivoglia difesa. Una filosofia di vita appresa nelle amene quanto competitive facoltà inglesi, uno stile di gioco che, nel giro di pochi anni, apparve subito superato e svantaggiato rispetto al combination game. Ma che incredibilmente, con Kinnaird, sembrò intramontabile.

Già, perché le fitte e ricercate trame degli adepti del nuovo stile di gioco, basato su eleganti passaggi e ben coordinate manovre d’attacco, crollavano quando in campo si presentava questo robusto ed energico tiranno del pallone. Arthur Kinnaird caricava a testa bassa, inarrestabile, chiunque manovrasse il pallone: pressava, intercettava i palloni, intimidiva con la sua sola presenza gli avversari, che immancabilmente crollavano al suo cospetto e spesso si rialzavano scuotendosi increduli, “come cani doloranti che controllano di avere ancora tutte le ossa al proprio posto”.

Una volta in possesso del pallone, era capace di tutto. Poteva correre inarrestabile verso la porta avversaria, letteralmente finendo per sradicare gli sventurati che osavano opporglisi con la grinta che lo contraddistingueva; colpire con tiri precisi e potenti da ogni zona del campo; ispirare i compagni con passaggi precisi, frutto di un’intelligenza tattica superiore per i tempi e di una leadership innata.

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Arthur Kinnaird e la FA Cup

Arthur Kinnaird giocò in ogni posizione del campo, e in ognuna di queste riuscì a imporsi: il ruolo preferito era quello di half-back, mediano nel centro del campo, da dove poteva incidere enormemente sulla gara sia nella fase offensiva che in quella difensiva, ma fu anche rinomato attaccante e persino portiere di ottimo livello, in un’epoca in cui fare il keeper era un’avventura pericolosa e non adatta a tutti, dato il pericolo di infortuni in seguito a cariche (allora non sanzionate) e drammatiche mischie sotto porta.

Proprio come portiere giocò una delle ben nove finali di FA Cup che lo videro protagonista, quella che nel 1877 vide gli Wanderers affrontare la selezione di Oxford, particolarmente odiata da Kinnaird per via dei trascorsi come studente a Cambridge: dopo aver conquistato un pallone aereo con un elegante balzo, Kinnaird arretrò inavvertitamente fin dentro la propria porta, segnando di fatto il primo autogol di sempre nell’atto conclusivo della Coppa d’Inghilterra.

Non soltanto per cancellare l’onta si fece dare il cambio da un compagno, spostandosi in attacco e trascinando la squadra ad una vittoriosa rimonta, ma il giorno successivo ritenne giusto far cancellare per sempre quello sfortunato episodio dai libri di storia: presente ad una riunione della Football Association, di cui era diventato un membro preminente, sostenne che il pallone non era entrato e che pertanto il gol non andava messo a verbale. Mai, sostenne, avrebbe pagato con la vergogna un evidente errore del direttore di gara.

E chissà se fu per il suo carisma o per la sua aggressività, chissà se gli altri membri del consiglio furono più spaventati o leali verso il grande campione scozzese. Fatto è che il gol fu cancellato, nonostante fosse stato riportato sia dall’arbitro che dai cronisti presenti, e riconosciuto come tale quando da quell’episodio era passato più di un secolo.

La coppa salvata

Non si pensi però a un individuo privo di sportività: fu proprio lui, nel 1878, a permettere al torneo più antico al mondo di continuare ad esistere. Secondo il regolamento iniziale, infatti, la FA Cup sarebbe andata definitivamente a quella squadra capace di conquistarla per tre volte consecutive.

Il 23 marzo del 1878, superando i Royal Engineers in finale con il punteggio di 3-1, gli Wanderers erano riusciti nell’impresa di vincere il torneo per cinque volte in appena sette anni, da quando cioè il trofeo era stato creato. Se la storia continuò, e continua fino ai giorni nostri, fu grazie a Lord Arthur Kinnaird, che nelle vesti di capitano prima rimirò la coppa e poi annunciò che lui e i compagni avrebbero rinunciato a tenerla per se.

L’unica condizione che posero, in cambio di questo gesto, fu che nessun altro club avrebbe mai potuto avere la FA Cup esclusivamente per se. La coppa sarebbe stata rimessa in palio ogni anno, come simbolo di continuità con il calcio delle origini.

Mentre il calcio si evolveva, cedendo al vento del professionismo che soffiava da nord, Kinnaird restò fedele ai suoi ideali e si contrappose come ultimo baluardo a quegli operai del Lancashire che riteneva non avessero né le qualità né il diritto di giocare contro quell’alta società a cui il football apparteneva.

Ragionamento niente affatto classista: Arthur Kinnaird si rendeva perfettamente conto di essere nato fortunato, e passò la vita a fare opere di carità, recandosi egli stesso, quando gli era possibile, negli orfanotrofi che supportava per insegnare ai bambini a leggere e scrivere. Disdegnava semplicemente il professionismo, perché riteneva che l’utilizzo dei soldi avrebbe snaturato lo spirito del football: con il senno di poi un pensiero tutt’altro che criticabile.

L’ultimo baluardo dei gentlemen

Quando nel 1882 Londra fu invasa dai rozzi abitanti di Blackburn, venuti a tifare gli amati Rovers giunti per la prima volta a una finale di FA Cup, Kinnaird rovinò loro la festa guidando gli Old Etonians, squadra che aveva fondato e che rappresentava gli ex-studenti di Eton come lui, alla vittoria, evento che festeggiò con una serie di capriole e restando poi sottosopra, poggiato sulla testa, a respirare profondamente l’erba del campo che tanto amava e fissare il padiglione dei suoi tifosi, in festa.

Nulla poté l’anno successivo, quando a 35 anni raggiunse ancora una volta l’atto conclusivo del torneo ma venne sconfitto da un’altra compagine di Blackburn, l’Olympic. Ultimo ad arrendersi, Arthur Kinnaird fu anche il primo a riconoscere i giusti meriti agli avversari, osteggiati per il loro professionismo mascherato. Per questo grande campione e sportivo, infatti, contava soltanto il campo. Il football.

Fu per servire il football che, al ritiro del grande Francis Marindin, Lord Arthur Kinnaird divenne nel 1890 il quarto presidente di sempre della Football Association. Entrato in carica in un periodo estremamente complesso, con gli amateur che egli stesso rappresentava che cedevano sempre più il passo ai professionals, fu abile nel capire che il football stava scrivendo un nuovo capitolo e un equo amministratore.

Straordinariamente fiero, orgoglioso cittadino britannico, rise in faccia ai rappresentanti della FIFA che raggiunsero Londra per proporre alla Football Association di unirsi a questo nuovo organo internazionale calcistico. Il football, sostenne, non aveva altra casa che l’Inghilterra, laddove aveva avuto inizio, quasi mezzo secolo prima che i continentali ne scoprissero i rudimenti e la magia insita.

Una vita incredibile

Nella sua lunga e straordinaria vita Arthur Kinnaird fu presidente della YMCA e della YWCA, le associazioni dei giovani cristiani, sovrano dell’assemblea della Chiesa di Scozia e direttore della Barclays Bank. Fin da giovanissimo si distinse per la filantropia, che lo portò a creare praticamente dal nulla una scuola per bambini poveri nel centro di Londra insieme al suo mentore, Quintin Hogg: qui, dopo le intense giornate di studio, i due correvano sfidando il colera per insegnare agli orfani a leggere e scrivere alla luce tremolante di una candela.

Nella Football Association fu consigliere a 21 anni, tesoriere a 30 e presidente dai 43 fino alla morte, avvenuta il 30 gennaio del 1923, con l’apertura di Wembley distante pochi mesi. Fu la prima stella del calcio, il primo eroe di questo gioco, fermato e applaudito da molti ogni volta che lasciava casa per recarsi al Kennington Oval, teatro dove a lungo fu il protagonista principale.

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Come calciatore collezionò appena una presenza con la Scozia, che ai tempi non intendeva avvalersi dei servigi di chi viveva al di fuori del Paese: fu costretta a farlo nel 1873, non potendo permettersi di pagare il viaggio a Londra per un’amichevole a più di 7 giocatori. Kinnaird venne in aiuto a quella che sempre avrebbe considerato la sua vera patria, portando con se alcuni amici e ben distinguendosi nella sfida.

Meglio andò a livello di club: giocando con le maglie di Wanderers e Old Etonians raggiunse ben 9 volte in 11 anni la finale di FA Cup, trionfando in 5 occasioni. Corse, lottò, diede e prese calci e spinte, segnò gol e altrettanti ne ispirò e sventò, distinguendosi come una furia in ogni zona del campo e guadagnandosi la meritata fama di primo eroe del football.

Un mito, che con estrema umiltà rifiutò sempre di essere riconosciuto come tale nonostante nessuno abbia fatto di più “for the love of the game“, trascinando il calcio dal periodo oscuro delle sfide tra università al professionismo conclamato, servendolo a vario titolo per oltre mezzo secolo. A chi glielo faceva notare rispondeva così.

“Credo che tutte le persone di buon senso abbiano buone ragioni per ringraziare Dio per il grande progresso di questo gioco nazional-popolare.”

L’aneddoto che più di tutti contraddistinguerà il ricordo di Lord Arthur Kinnaird, the First Lord of Football (questo il titolo della sua splendida biografia, scritta nel 2011 da Andy Mitchell) lo raccontava spesso l’amico Sir Francis Marindin, creatore dei Royal Engineers e co-fondatore con il barbuto scozzese degli Old Etonians.

Un giorno sua moglie si disse preoccupata della passione di Arthur per il football, ed espresse la preoccupazione che un giorno sarebbe tornato a casa con una gamba rotta. “Non si preoccupi, milady – rispondemmo noi – se accadrà non sarà la sua”. 

Sempre presente nel primo mezzo secolo di vita del football, fu portiere, difensore, centrocampista e attaccante; e poi ancora dirigente, arbitro e presidente della FA. Giocò anche due partite in un giorno, quattro in una settimana, non avendone mai abbastanza del football. In tarda età si sarebbe chiesto come potessero lamentarsi i giocatori “moderni” dei troppi impegni.

Quando morì, con lui morì in effetti una parte di un calcio che da tempo non esisteva più ma di cui aveva creato il mito. Un campione irripetibile, un uomo di enorme spessore e, soprattutto, un vero innamorato della disciplina.

“Senza alcun dubbio il miglior giocatore della sua epoca. Capace di prendere posto in ogni zona del campo. Molto veloce, non perde mai di vista il pallone. Un eccellente capitano.”


Lord Arthur Kinnaird è uno dei protagonisti principali del mio libro “Pionieri del Football – Storie di calcio vittoriano 1863-1889”, uscito per Urbone Publishing.


FONTI:

  • (02/09/2009) Arthur Kinnaird and the Future of Football: 1918, MoreThanMindGames
  • Mitchell, Andy (2011) Arthur Kinnaird: First Lord of Football, CreateSpace
  • Brown, Paul (2013) The Victorian Football Miscellany, p. 80, SuperElastic
  • Race, Martin (23/01/2014) One Cap Wonders #02 Lord Arthur Kinnaird, www.theillustratedgame.blogspot.com

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