Mateja Kežman, il fu bomber

Quando si è ritrovato a calciare il rigore valido per il terzo posto nella Asian Challenge Cup, Mateja Kežman deve essersi chiesto come potesse essere finito così in basso.

Si parla infatti di una coppa di poca importanza e di un terzo posto che il “suo” South China, compagine di Hong Kong, stava giocandosi con il Guangzhou R&F, “cugina minore” della ricca squadra allenata in passato anche da Marcello Lippi e Fabio Cannavaro.

Quando il tiro è finito fuori, ecco che il centravanti serbo deve aver capito che basta, era finita. E infatti pochi giorni dopo ha annunciato il suo ritiro. Una fine ingloriosa per un attaccante che nei primi anni del 2000 aveva fatto parlare di se in tutta Europa per la sua media-gol impressionante.

Dopo essere esploso nel Partizan Belgrado, infatti, Kezman era stato acquistato dagli olandesi del PSV Eindhoven, che prima di lui avevano lanciato nel calcio che conta gente come Romàrio e Ronaldo. Con questo centravanti serbo rapido, sgusciante e abile con entrambi i piedi, gli olandesi parevano aver fatto l’ennesimo colpo: 24 reti in 33 gare il primo anno, 15 in 27 il secondo, poi le due annate da record. 35 reti in 33 gare nel 2002-2003 e 31 in 29 presenze la stagione successiva.

Lo acquista il Chelsea, che lo paga anche relativamente poco (circa 8 milioni di euro) considerati i numeri mostrati: in quattro stagioni con la maglia dei “Boeren” ben tre titoli di capocannoniere e la bellezza di 106 reti in 122 gare. Purtroppo però in Inghilterra la carriera di Kežman invece di decollare prende un inesorabile declino: incidono le nuove abitudini, molti infortuni, una certa indolenza ed un carattere sicuramente fragile.

Mourinho, che lo ha voluto ai “Blues“, ci crede, gli fa giocare molte partite ma i gol sono appena 4. Va in Spagna all’Atletico Madrid, ma le polveri sono sempre bagnate, soprattutto perché tutti ormai si aspettano le medie mostruose degli anni olandesi.

Perde la Nazionale, si fa due discrete stagioni in Turchia al Fenerbache che gli valgono una nuova possibilità nel calcio che conta, al Paris Saint-Germain, dove però le prestazioni sono a dir poco scadenti: in tre stagioni gioca 35 gare e segna la miseria di 5 reti, e nel mezzo c’è pure una dimenticabile esperienza in Russia allo Zenith.

Nel 2010, trentenne, si trova svincolato e dimenticato da tutti, tanto da accettare il contratto del South China, campionato di Hong Kong, uno dei peggiori dell’intero pianeta per intenderci. E’ accolto come una star, ma se il livello tecnico del torneo è infimo ci vuole comunque un entusiasmo che ovviamente Mateja non ha: finisce per giocare appena 6 gare segnando solo 2 gol in un campionato che ha esaltato in passato autentici carneadi (qui divenuti idoli) come l’inglese Dale Tempest.

Le ultime tappe di una carriera che poteva essere fantastica sfiorano il ridicolo: viene ingaggiato dai bielorussi del BATE Borisov per essere “l’uomo in più” in Champions League, ma tra campionato (6 gare) e appunto Europa (5 gare) non segna nemmeno un gol, confermando un declino inesorabile che viene reso ufficiale nella sua ultima esperienza, il ritorno appunto al South China narrato in apertura.

Dopo un’iniziale confusione, durante la quale palesa al mondo perfino l’idea di farsi monaco, Kežman opta per restare nel mondo del calcio: prima svolge il ruolo di Direttore Sportivo nel Vojvodina di Novi Sad, quindi s’inventa procuratore sportivo: tra i suoi assistiti anche il giovane talento della Lazio Sergej Milinković-Savić. Una rinascita in piena regola per quello che in pochi ricordano essere stato, per alcuni anni, uno dei centravanti più prolifici d’Europa.