Niente di nuovo sul fronte nazionale – Tutto calcio che Cola #06

Il 1° settembre scorso mi sono lanciato in una sorta di “predizione” sulla Serie A che aveva da pochi giorni preso il via. Bene, non sono un mago dei pronostici e questo è stato in parte confermato e in parte smentito dai risultati stagionali: considerata però la mia scarsa conoscenza del calcio attuale – perlomeno se paragonata ad autentici fenomeni del web di cui ho massima stima e che vi invito a leggere – mi ha stupito aver azzeccato diverse intuizioni. Fenomeno? Penso piuttosto che questo nostro calcio di oggi, questa Serie A, sia poco incline a sorprese vere e proprie, con valori piuttosto netti e ben definiti e che tali dovrebbero rimanere anche nei prossimi anni, con buona pace di chi già si è annoiato del solito copione. Lieto di sbagliarmi, eventualmente, ma dopo un campionato vinto cominciando a giocare da novembre sarà difficile mettere in dubbio la forza e le prospettive di una squadra come la Juventus, unica nel nostro panorama – ahinoi – a poter vantare uno spessore internazionale che al nostro calcio ormai manca da tempo.

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Della Juventus avevo, in pratica, indovinato tutto. Anche dopo le prime due giornate da incubo, infatti, continuavo a ritenerla la principale favorita per lo Scudetto, convinzione che non è mai venuta meno mentre in testa si alternavano con passi più o meno convinti Inter, Fiorentina e Napoli. Cuadrado e Hernanes erano per me due pesci fuor d’acqua, e ne sono tuttora convinto pur se almeno al colombiano va dato il merito di aver segnato il gol all’ultimo minuto in quel derby con il Torino che è stato il vero crocevia della stagione bianconera. La Juventus non usciva indebolita dal mercato, ma solo scombussolata un po’, come poi ha dimostrato il tempo: del resto Khedira, Alex Sandro, Mandžukić e Dybala non erano nomi da poco. Proprio sull’argentino ho sbagliato clamorosamente, ritenendolo giocatore di sicuro talento ma che avrebbe avuto bisogno di un maggior periodo di adattamento: niente di più sbagliato, “la Joya” ha segnato tanto ed è stato decisivo proprio quando la squadra ne aveva più bisogno, dimostrando dunque grandi qualità non solo tecniche ma anche caratteriali.

Dietro la Juve? Per me, a settembre, c’era la Roma: squadra forte, convinta, tecnico capace. Mi sono sbagliato e non di poco, anche se resto dell’idea che Rudi Garcia sia stato poco aiutato dai giocatori nel momento in cui più contava. L’arrivo di Spalletti ha rivitalizzato i giallorossi, che hanno centrato un ottimo terzo posto in rimonta ma che per tutta la stagione non hanno mai, minimamente, lottato per il titolo neanche quando la Juventus arrancava nelle retrovie. Iago Falqué, da me addirittura paragonato a Dybala (…) ha deluso enormemente e non è stato certo l’unico: ulteriore mea culpa, per quanto riguarda le mie capacità divinatorie, sulle mie previsioni riguardanti l’arrivo di Spalletti. Per me, lo dissi a RadioCanale7, non avrebbe cambiato più di tanto gli equilibri, convinto com’ero che fossero venuti fuori problemi strutturali nella rosa. Ho naturalmente sbagliato pure su Edin Džeko, un altro bomber che dopo Mario Gomez arriva nel nostro campionato e finisce per fare la comparsa: mi consola il fatto che probabilmente il 90% degli addetti ai lavori condivideva il mio punto di vista, e cioè che si trattasse del giocatore ideale per permettere ai giallorossi di ammainare Totti. La storia ci ha dato torto.

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Meno clamoroso l’errore sull’Inter, da me indicata come terza forza e finita invece quarta: “…reduce da un mercato stellare che ha portato a Mancini i pezzi necessari per allestire lo scacchiere richiesto. Il fatto di non partecipare alle coppe, inoltre, darà energia ai nerazzurri, che sono chiamati alla prova del nove dopo diverse stagioni tribolate. Al Mancio dimostrare che quelle di Stramaccioni e Mazzarri erano davvero scuse e fare bene, ma il potenziale c’è tutto, con una difesa completamente rinnovata e un centrocampo che promette benissimo…” Beh, diciamo che avrei sbagliato di poco, se l’Inter non avesse clamorosamente smesso di giocare a gennaio dopo aver addirittura guidato la classifica. I miei adorati Perišić e Jovetić hanno dato un contributo più modesto di quanto avrei immaginato, ma i limiti più evidenti sono stati quelli di Mancini, incapace di dare un gioco ai nerazzurri mentre i mesi passavano. L’Inter rappresenta comunque la Milano che ride rispetto alla controparte rossonera del Milan, che non mi convinceva ma che reputavo comunque capace di lottare per un posto in Champions (difficile) o almeno in Europa: niente da fare, il feeling tra Berlusconi e Mihajlović, come prevedibile, non è mai sbocciato, la squadra è rimasta ben presto vittima delle sue controversie ed è finita lontanissima dalle zone alte della classifica. La mia idea è che oltre che limiti tecnici la società abbia grandi responsabilità in queste annate che speriamo siano solo interlocutorie.

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Le milanesi sono state ampiamente superate in tutto e per tutto dal Napoli di Sarri, che mi convinceva poco e che invece ha saputo smentirmi: percepivo aria di smobilitazione in casa partenopea, una sorta di “rassegnazione a non vincere” che mi faceva dubitare della volontà di De Laurentiis di continuare a investire in un sogno ormai impossibile. Il Napoli invece ha sognato a lungo, complice la partenza intermittente della Juventus, e anche se sul finale si è dovuto arrendere a una squadra troppo più forte ha comunque onorato il campionato e soprattutto dimostrato che la scelta di Sarri non era stata un segnale di ridimensionamento quanto piuttosto una “ripartenza” felice, dal basso, una ricostruzione dopo una stagione difficile. Clamoroso il mio chiedermi “ma Higuaìn avrà voglia?”, con il Pipita che ha segnato per ben 36 volte in campionato schiantando persino un record che resisteva ormai da tempo come quello detenuto da Gunnar Nordahl. Avevo ipotizzato il recupero di Hamšík e l’affermazione di Valdifiori, ho indovinato a metà il primo e sbagliato sul secondo, sovrastato da un Jorginho che comunque è una bella novità anche in chiave azzurra. Sulla Fiorentina ho invece indovinato soltanto il piazzamento finale, grossomodo a ridosso della zona-Champions: per il resto sono emblematiche le frasi “Rossi recuperato potrà fare la differenza e Błaszczykowski è vero che viene da un brutto infortunio, ma due anni fa era una delle migliori ali d’Europa” e “l’incognita è in porta, la certezza in un centrocampo che con i due spagnoli Borja Valero e Mario Suarez potrà fare benissimo, mentre scommetto sul recupero di Astori e sull’esplosione di Rebić e soprattutto di Babacar e Bernardeschi”. Indovinato Borja e Bernardeschi (finito addirittura nel giro della Nazionale) ma gli altri? Stendiamo un velo pietoso. Tutto secondo copione per la Lazio, a cui predivo una stagione né carne né pesce come poi è stata: affidare i propri sogni al vecchio Klose, in mancanza poi di una conferma di Felipe Anderson e stante l’infortunio di De Vrij, non poteva che portare che ad un torneo anonimo. Topica clamorosa la mia previsione di un campionato mediocre per il Sassuolo, che invece si è dimostrato squadra di spessore nel grigiore generale del nostro calcio.

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Altri errori clamorosi? Il tonfo del Verona, che credevo si sarebbe salvato agevolmente, le rivelazioni targate Empoli e Atalanta che invece vedevo con mezzo piede in Serie B. Avevo pronosticato un buon campionato anche per Torino (ottavo), Sampdoria (decima) e Palermo (undicesimo), che invece hanno avuto – in quest’ordine, perlomeno – un rendimento di molto inferiore: blucerchiati e rosanero hanno addirittura rischiato una retrocessione che, nella Serie A di un tempo, sarebbe stata praticamente una certezza. Buone le mie previsioni su Genoa e Bologna, che indicavo rispettivamente da metà classifica e da salvezza senza patemi: hanno contato molto gli allenatori, in questo caso, con Donadoni che ha saputo restituire ai felsinei quelle certezze che erano state perse dopo le prime giornate. Mi aspettavo molto da Destro e Giaccherini e sono stato in parte deluso dal primo, ma non era facile parlando di una squadra rinnovata completamente e neopromossa. Grande campionato del Chievo, per me da quindicesimo posto e invece arrivato nono nonostante la partenza a gennaio di un certo Paloschi. I dettagli potete leggerli voi stessi nell’articolo che vi linko qui sotto.

E voi? Il campionato è andato come avevate previsto? Fatemelo sapere nei commenti! Per i Campionati Europei imminenti penso che mi risparmierò dal fare previsioni, vi invito comunque a seguirmi nei miei podcast settimanali e su “Tre Uomini e un Pallone”, la trasmissione radio che conduco con Fabio e Gabriele su RadioCanale7.

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