Pim Mulier, il padre dello sport olandese

Quando la morte lo colse, all’età di 89 anni nella sua casa dell’Aja, Pim Mulier era ormai da tempo un uomo stanco di vivere in un mondo che non riconosceva più come il suo. La società, per lui, si era lanciata da tempo in una folle corsa verso il futuro che aveva portato progresso, forse, ma che allo stesso tempo aveva disumanizzato le persone. Cancellando i valori di una volta, quelli che erano stati i suoi e che aveva cercato, fino all’ultimo, di trasmettere a ogni giovane olandese.

Forse aveva dimenticato, Pim Mulier, che c’è un tempo per ogni cosa. 

Forse aveva dimenticato che un tempo era stato anche lui “troppo avanti”, incompreso dalla società, un sognatore. Un giovane che, divenuto uomo, era stato il più grande pioniere dello sport in Olanda, lottando contro i pregiudizi e la diffidenza di un popolo che a lungo lo aveva lasciato solo, a combattere contro i mulini a vento.

Mulier e il football, amore immediato

Nato il 10 marzo del 1865, figlio del sindaco deputato a gestire la Frisia, Pim Mulier fu fin da giovanissimo un’atleta completo, un’entusiasta di qualsiasi sport gli capitasse di praticare, di cui finiva poi per voler capire ogni segreto. Si innamorò del football dopo averlo visto praticare dagli studenti inglesi presenti nel college di Noordwijk, dove studiava il fratello Pieter e dove era stato spedito dalla famiglia, preoccupata per le tensioni crescenti tra Francia e Prussia.

Football e cricket, quegli strani e affascinanti sport praticati dagli inglesi, entrarono nel suo cuore, accendendo in lui il sacro fuoco che ha animato tutti gli altri pionieri come lui, visionari che hanno diffuso il calcio in tutto il mondo. Differenza non di poco conto, mentre nella stragrande maggioranza dei casi i “maestri” erano cittadini britannici residenti nei vari Paesi, Mulier fu profeta in patria, nella sua amata Olanda.

Dopo aver organizzato le primissime gare nazionali di atletica, vinte sia nella breve (100 metri) che nella lunga (2 chilometri) distanza, Pim Mulier tornò nella città natale di Haarlem carico di entusiasmo, coinvolgendo gli amici nella nascita del primo club calcistico olandese di sempre, il Koninklijke HFC (Royal Haarlemsche Football Club), prodigandosi di insegnare le basi del gioco a chiunque incontrasse. Questo straordinario spirito d’iniziativa è ancora più notevole se pensiamo che Pim, all’epoca, ha appena 14 anni.

Primi calci oranje

L’anno era il 1879, e mentre in Gran Bretagna il gioco era ormai da tempo consolidato, più o meno, nella forma che conosciamo adesso, quello che aveva appreso dagli studenti inglesi nel suo soggiorno a Noordwijk era con ogni probabilità ancora un ibrido tra football e rugby.

Ci sarebbe voluta quasi una decade affinché fossero chiare anche in Olanda le differenze fondamentali tra i due sport, e quando questo accadde il protagonista fu ancora lui, Pim Mulier, che nel 1889 fondò la Nederlandsche Voetbal- en Athletische Bond, l’associazione olandese di calcio e atletica.

In questo lasso di tempo, sempre più fervidamente affascinato dalla cultura sportiva britannica, Mulier aveva proseguito gli studi in Inghilterra, impadronendosi dei segreti di football, rugby e cricket ma anche di quelli dell’hockey, della pallamano e del bandy, ibrido tra calcio e hockey che avrebbe poi eletto sua disciplina sportiva preferita.

L’ideatore dell’Elfstedentocht

Per quanto amasse ogni attività atletica, infatti, Pim Mulier aveva una particolare predilezione per il pattinaggio su ghiaccio. Lo prova il fatto che, nel 1890, armato soltanto dei suoi pattini percorre gli oltre 200 chilometri che attraversano le città storiche della Frisia, creando così l’Elfstedentocht, il “tour delle undici città” che ancora oggi, quando le temperature sono abbastanza rigide perché i laghi si ghiaccino, entusiasma tutti gli olandesi, persino i notoriamente burberi frisoni.

Due anni prima, nel 1888, l’Inghilterra ha visto disputarsi la prima edizione della Football League, il primo campionato di calcio di cui si abbia conoscenza. Un record che i “maestri del football” hanno fatto loro per un pelo, dato che l’instancabile Mulier, proprio nello stesso periodo, ha organizzato il primo torneo nazionale olandese.

Vi hanno preso parte sette squadre rappresentanti le città di Amsterdam, Haarlem, Den Haag e Rotterdam, ma sia il campionato che il titolo (conquistato dal VV Concordia di Rotterdam) non sono considerati validi, in quanto i club partecipanti, vista l’ancora precaria organizzazione della neonata federcalcio oranje, non hanno disputato tutti lo stesso numero di gare.

Un uomo dalle mille sfaccettature

Con l’arrivo del XX secolo, l’attività sempre più frenetica di Mulier non ebbe sosta. Divenuto uomo, continuò ad essere un pioniere dello sport, avvicinandosi poi anche al giornalismo e fondando la prima rivista sportiva d’Olanda, Het Sportblad.

Mente fervida e affamata di conoscenze, fu anche noto collezionista d’arte, da lui stesso praticata nelle molteplici vesti di pittore, illustratore e poeta, attività che gli valsero importanti riconoscimenti governativi e non gli impedirono di impadronirsi anche dei segreti della pesca né di essere la figura-chiave attorno a cui sorse, ovviamente, la Nazionale olandese di calcio.

Divenuto membro del comitato olimpico olandese, sotto pseudonimo questo straordinario e infaticabile pioniere continuò a scrivere di calcio e non solo, cercando di educare al meglio le future generazioni. L’arrivo della modernità, in particolar modo delle automobili e dell’arte astratta, lo sconvolse: veniva sempre più a mancare il mondo in cui era cresciuto, quel mondo che lui stesso aveva plasmato intorno a se.

I “tempi moderni” non erano più i suoi, e fu così che Willem Johan Herman Mulier, detto “Pim”, si ritirò a vita privata, vivendo isolato gli ultimi anni della sua vita. Nel frattempo due guerre mondiali avevano sconvolto il pianeta, e quando l’attività sportiva riprese a lungo gli olandesi si dimenticarono chi fu l’uomo che aveva dato via a tutto.

Un giovane entusiasta e sognatore, un visionario che, battendosi quasi da solo, aveva portato lo sport moderno, che tanto amava, in Olanda.


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