Ned Doig, il portiere del “Team of all Talents”

Leggenda vuole che Ned Doig, portiere che fu per un periodo considerevole reputato “il più forte del Regno Unito”, avesse un solo punto debole: straordinariamente atletico tra i pali, dove si era allenato forgiando egli stesso alcuni attrezzi appositi, coraggioso nelle uscite alte e basse, robusto abbastanza da reggere le frequenti cariche cui erano soggetti i keeper del football pionieristico, Ned Doig poteva essere superato soltanto dalla vergogna.

Essendo stato colpito in ancor giovane età da precoce calvizie, infatti, questo magnifico portiere se ne crucciava a tal punto da indossare immancabilmente un cappello, legato sotto al mento per il timore che volasse via nelle mischie. Gli attaccanti avversari che conoscevano questo punto debole cercavano allora in tutti i modi di sfilarglielo.

Leggenda vuole che sia accaduto in solo due occasioni, e che in entrambe il grande Ned Doig si sia precipitato sul cappello perduto, disinteressandosi del pallone. Un particolare che però non gli ha impedito di essere un grande, grandissimo calciatore.

Talento nel team of all talents

Avvicinatosi al calcio da adolescente, dopo essersi unito ai Rifle Volunteer Corps scozzesi in qualità di suonatore di cornamusa, emerse prepotentemente nell’Arbroath, dove esordì in una gara in cui gli Smokies proprio non riuscivano a trovare un guardiano dei pali.

Ned Doig si distinse talmente bene da guadagnarsi la chiamata della Scozia e, soprattutto, l’interesse del calcio professionistico inglese: fu ingaggiato prima dai Blackburn Rovers, con cui conquistò da riserva la FA Cup del 1890, e poi dal Sunderland, pronto all’esordio nella Football League e ansioso di sostituire il Preston North End come club di riferimento del calcio britannico e mondiale.

Con la maglia dei Black Cats Ned Doig disputò 14 stagioni da professionista, dal 1890 al 1904, periodo in cui arrivarono quattro titoli nazionali e la consacrazione da parte degli addetti ai lavori come team of all talents, in quanto la squadra poteva vantare talenti in ogni zona del campo.

Il re dei rilanci

Oltre che per il già citato vezzo del cappello, utilizzato per nascondere una calvizie a cui proprio non si rassegnava, Doig si fece conoscere anche per il particolare modo di rinviare il pallone una volta entratone in possesso: lanciato il cuoio in aria, lo colpiva con un pugno preciso, scagliandolo fin oltre la metà campo e avviando così l’azione d’attacco.

In un’epoca in cui i portieri non si allenavano a calciare il pallone, questo gesto tecnico fu determinante e lo rese unico. Una risorsa non figlia del caso o del talento, ma di costanti e duri allenamenti in cui Doig si esercitava a colpire i pesanti palloni del tempo da ogni angolazione.

Tra i primi portieri capaci di sopperire all’assenza di fisicità marcata con una grande agilità e un eccellente colpo d’occhio, Ned Doig lasciò il Sunderland dopo oltre 400 partite per chiudere la carriera nel Liverpool, che contribuì a portare nel calcio che conta, quindi fu assistente allenatore prima di morire, poco più che cinquantenne, a causa dell’Influenza Spagnola.

Dal 1887 al 1893 vestì anche per sei volte la maglia della Scozia, in un periodo in cui dopo anni di dominio i campioni delle Highlands videro il ritorno prepotente dei professionisti e ricchi rivali inglesi. Nelle quattordici stagioni giocate con il Sunderland saltò appena 13 partite, risultando un punto fermo del Team of All Talents e contribuendo in maniera determinante alla conquista di quattro campionati e del World Championship del 1895, sfida che ai tempi vedeva contrapposti i campioni di Scozia e Inghilterra.

Il 27 aprile del 1895 fu in campo per il Sunderland nella vittoria che i Black Cats ottennero con un roboante 5-3 sull’Heart of Midlothian valida per il “Football World Championship” e che si tenne tra le squadre campioni di Scozia e Inghilterra.


BIBLIOGRAFIA: