Robert Gardner, il primo portiere della storia

Robert Gardner forse non sapeva, quel 30 novembre del 1872, di stare per scrivere la storia. Sicuramente ignorava che quel gioco che tanto amava, il football, sarebbe diventato un giorno la più grande religione laica al mondo, né poteva immaginare che, forse involontariamente, stava interpretando per la prima volta ad alti livelli un ruolo che avrebbe ispirato poeti e letterati, un ruolo unico.

Robert Gardner non era semplicemente un portiere. Nel 1872, quando le regole del calcio erano state scritte da poco e applicate definitivamente nella loro forma odierna soltanto da pochi mesi, Robert Gardner era IL portiere.

La sola cosa che sapeva, come i compagni del Queen’s Park di Glasgow che quel giorno rappresentavano la Nazionale scozzese, era che quella che stava per cominciare sarebbe stata la prima partita di calcio a livello internazionale.

Da London Scotchmen a Tartan Army

Prima di allora Inghilterra e Scozia, uniche federazioni calcistiche allora esistenti, si erano già scontrate in cinque occasioni, e la Tartan Army non era mai riuscita a imporsi, collezionando due pareggi e tre sconfitte, ma queste partite non erano mai state accettate dagli abitanti delle Highlands come veri e propri match internazionali.

Il motivo era semplice: nella fretta di organizzare queste esibizioni, il segretario della Football Association Charles Alcock non aveva atteso risposte da Glasgow, chiedendo invece all’amico e rivale Arthur Kinnaird, inglese di origine scozzese, di formare una rappresentativa degna di questo nome tra i più bravi footballers londinesi che potevano vantare un qualsivoglia legame con la Scozia.

Le formazioni che erano scese in campo prima del 30 novembre 1872, dunque, erano composte quasi esclusivamente da inglesi, con “scozzesi” che al massimo avevano nella loro genealogia un lontano zio originario delle Highlands se non, come nel caso del portiere Charles Nepean, “un cugino che aveva sposato una scozzese”.

Dopo le forti proteste arrivate da Glasgow, che definiva quella nazionale una squadra formata da “London Scotchmen“, Alcock acconsentì ad organizzare quella che la FIFA avrebbe poi riconosciuto, proprio per il bizzarro metodo di selezione adottato fin lì dalla squadra scozzese, essere la prima partita internazionale della storia del calcio. Una sfida a cui la Scottish Football Association rispose presentando interamente, per undici undicesimi, la squadra del Queen’s Park di Glasgow.

Con grande sorpresa degli inglesi, che si sentivano indubbiamente superiori, la partita terminò 0-0 grazie alla prima intuizione tattica nella storia del football, e cioè l’arretramento di due uomini dalla linea d’attacco a quelle di centrocampo e difesa: il “consueto” 1-1-8 diventava così un 2-2-6, e l’autore di questa mossa fu proprio Robert Gardner, nell’occasione portiere e capitano della Scozia.

Robert Gardner: portiere, stratega, leader

Nato e cresciuto a Nairn, villaggio situato nel nord del Paese, dotato di un fisico massiccio e di una straordinaria passione per lo sport, Gardner si era trasferito a Glasgow per lavoro da giovanissimo, distinguendosi nel football inizialmente come attaccante coraggioso e di impeto, difficile da arrestare per i difensori pur con le molto permissive regole originali del gioco.

Si era poi spostato in porta quando questo ruolo era stato ufficializzato, constatando che le sue grandi mani, il suo coraggio e le spalle larghe ben si prestavano ad un compito come quello del keeper, che sarebbe stato a lungo soggetto, nel calcio dei pionieri, a dover schivare o incassare le violente quanto frequenti cariche degli avversari.

Sia nel Queen’s Park di Glasgow che nella Scozia, tuttavia, Robert Gardner fu molto più che un calciatore: fu lui a organizzare alcune delle prime partite su suolo scozzese, lui il selezionatore dei compagni di squadra e, come detto, il creatore della prima mossa tattica che il calcio abbia conosciuto. A queste qualità organizzative abbinò un talento enorme nell’interpretazione di un ruolo fino ad allora sconosciuto.

In un’epoca in cui i primi pionieristici portieri restavano fermi tra i pali, i piedi ben piantati sulla linea di porta, Robert Gardner fu il primo a intuire che spostandosi a seconda di dove arrivava l’attacco, e facendo qualche passo incontro all’avversario che si apprestava a calciare, si riduceva a questi l’angolo di tiro portandolo più facilmente all’errore.

Nemo me impune

Un gesto assai banale visto con gli occhi odierni, ma che ai tempi fu rivoluzionario: muoversi in base al pallone e allo spazio per restringere l’angolo di tiro, una mossa che lo portò immediatamente ad essere considerato il miglior portiere del mondo, se non il primo degno di questo nome.

Possente e carismatico, agguantava il cuoio con energia e lo calciava lontano, attendendo il momento giusto per poter finalmente dare due boccate alla pipa che portava sempre con se, un oggetto immancabile tanto quanto il curioso cappello a punta su cui aveva fatto cucire il motto latino Nemo me impune (“Nessuno mi attacca restando impunito”), monito a quegli sconsiderati che osavano anche solo pensare di andare allo scontro fisico con lui.

L’addio al Queen’s Park

Fino al 1874, e cioè per oltre due anni, Robert Gardner non subì neanche un goal vestendo la maglia del proprio club, fino a quando cioè non lo lasciò per trasferirsi al Clydesdale, altra compagine di Glasgow che aveva l’ambizione di contendere la superiorità in terra scozzese proprio al mitico Queen’s Park.

La mossa non fu gradita dagli ex-compagni: gli Spiders, ancora oggi puri amateur in un calcio completamente professionistico, forse insinuarono che dietro il trasferimento del mitico portiere ci fossero motivi economici: una tesi rafforzata dal fatto che in attacco il Clydesdale schierasse James “Reddie” Lang, futuro professionista (forse il primo della storia) a Sheffield.

Pur continuando ad avvalersi dei suoi servigi in Nazionale, i giocatori del Queen’s Park, continuando a costituire la spina dorsale della selezione, imposero a Gardner di rinunciare a quella fascia di capitano che aveva dimostrato di meritare sul campo. Mai i footballers più forti del Paese avrebbero accettato di prendere ordini da un giocatore che non giocava con loro anche a livello di club!

Il Clydesdale di Gardner e Lang, pur avendo vita brevissima – dal 1872 al 1881, anno in cui chiuse per problemi economici – fu la prima squadra capace di rivaleggiare con il glorioso e imbattibile Queen’s Park, segnandogli il primo gol di sempre (dopo ben sette anni!) e poi dando battaglia nella finale della prima edizione della Scottish Cup, anno 1874.

Qui Robert Gardner, pur sconfitto con i compagni per 2-0, fu autore di talmente tanti interventi al limite dell’impossibile da raccogliere sia gli applausi degli ex-tifosi che di quelli che una volta erano i suoi compagni, che non poterono fare altro che riconoscere che era ancora lui il miglior portiere vivente.

La fine misteriosa di un mito incancellabile

Nel 1878, all’età di 31 anni, Robert Gardner si ritirò dal football, pur non abbandonandolo completamente e continuando anzi a svolgere il ruolo di arbitro e umpire per conto della federcalcio scozzese. Avendo sposato Mary Arrol, figlia del noto costruttore edile Sir William Arrol, fu da questi coinvolto nell’avveniristico progetto riguardante la costruzione del Forth Bridge, straordinario ponte oggi patrimonio dell’UNESCO e che univa i lati sud e nord del Queensferry.

Robert Gardner non avrebbe mai visto realizzata questa grandiosa opera: il 27 febbraio del 1887, quarant’anni da compiere, il grande portiere moriva in circostanze ancora oggi non completamente chiare, chi dice in seguito a un incidente sul lavoro e chi invece fiaccato dalla tubercolosi, un male comune all’epoca.

Una fine precoce, come quella capitata in sorte a Cuthbert Ottaway, capitano dell’Inghilterra in quella storica prima partita internazionale giocata il 30 novembre 1872.

Quello che oggi resta di lui è il mito, la leggenda dell’uomo che per primo inventò il ruolo del portiere, che per primo ideò una strategia calcistica e che per primo guidò da capitano la Scozia, la scuola calcistica che avrebbe dominato il XIX secolo con i suoi football professors.

Il contributo dato al football da Robert Gardner, che a esso dedicò tutta la vita, è incalcolabile.


FONTI:

  • Brown, Paul (2013) The Victorian Football Miscellany, p. 69
  • (12/06/2016) The Scottish skipper who helped forge football’s future, FIFA.com
  • Cola, Simone (2016) Pionieri del Football: Storie di calcio vittoriano 1863-1889, p. 37-39

Immagine di apertura opera di Sara Provasi