Quando il Renton fu “campione del mondo”

Quando i pionieri itineranti del Queen’s Park di Glasgow giunsero nel West Dunbartonshire, certo non avrebbero immaginato di ottenere così tanto successo, così tanta attenzione. La squadra più forte di Scozia nel gioco del football, quando questo non esisteva che da qualche anno, aveva infatti cominciato a percorrere le Highlands cercando di diffondere lo sport tanto amato e di trovare, così, avversari validi con cui vedersela.

Quello che gli Spiders glaswegiani ignoravano, in più, era che oltre ad attenzione e ammirazione il West Dunbartonshire avrebbe fornito loro avversari più che validi. Anzi, talmente abili e determinati che a lungo, da qui, sarebbero giunte compagini capaci di insidiare il dominio del Queen’s Park. Dumbarton e Third Lanark scrissero pagine importantissime, nei primi decenni del calcio scottish, ma nessuno avrebbe mai eguagliato la rappresentativa di un minuscolo villaggio, il Renton Football Club, che nel 1888 finì addirittura per fregiarsi – a ben donde – del titolo di “campione del Regno Unito e del Mondo”.

Un’ascesa inarrestabile

Sarebbe stato il punto più alto toccato nella storia da questa incredibile quanto improbabile compagine, espressione orgogliosa di un villaggio che intendeva sfidare la ricca e rinomata Glasgow e che riuscì a farlo grazie a una squadra straordinariamente forte, capace di fornire a più riprese un valido supporto anche alla Nazionale che, soprattutto negli anni ’80 del XIX secolo, mise più e più volte sotto chi il football lo aveva ideato e codificato, e cioè gli inglesi.

In un modo del tutto simile a quanto sarebbe accaduto in Italia con la Pro Vercelli, il piccolo villaggio di Renton ebbe in dote una generazione di calciatori straordinari, e l’entusiasmo popolare fece il resto. Pur non prendendo parte all’assemblea che sancì la nascita della SFA (Scottish Football Association) il club si unì al movimento in tempo per giocare la prima gara di sempre nella coppa nazionale, un 2-0 contro il Kilmarnock che sarebbe stato il preludio a un periodo di grandezza giunto un decennio più tardi.

Già, perché nel 1885, con l’imbattibile Queen’s Park – dominatore del movimento scozzese – impegnato nella Coppa d’Inghilterra, persa soltanto in finale con gli shamateurs del Blackburn Rovers, il Renton riuscì a scrivere il proprio nome nella storia conquistando la sua prima Scottish Cup.

Il trionfo contro i vicini di casa del Vale of Leven, dopo lo 0-0 della prima sfida, giunse al replay, un netto 3-0 che issò per la prima volta questa mitica squadra sul tetto di Scozia. In pochi potevano immaginare che questo non sarebbe stato il punto più alto raggiunto.

Sky is the limit

Da quel giorno il Renton iniziò una corsa che sembrava non si sarebbe mai dovuta fermare. Arrivarono ben quattro successi consecutivi nella prestigiosa “Glasgow Merchants Charity Cup”, veri e propri schiaffoni alle supponenti squadre metropolitane che a lungo avevano creduto che il football sarebbe stato affare esclusivamente loro. Nel loro villaggio i calciatori si allenavano duramente: in un’epoca in cui nessun club effettuava sessioni di allenamento, i Rentonians correvano, facevano ginnastica, sviluppavano strategie.

Conquistata nuovamente la leadership nazionale con la vittoria della Scottish Cup 1887/1888, giunta grazie al pirotecnico 6-1 rifilato in finale al Cambuslang, il Renton sentì che era giunta l’ora di dimostrare il proprio valore anche ai vicini inglesi: l’occasione era proprio dietro l’angolo, dato che a maggio si sarebbe tenuta la rivincita di una sfida anglo-scozzese già andata in scena l’anno precedente.

Gli organizzatori avevano chiamato questa sfida “World Championship”, un nome forse estremamente pomposo ma che, nell’epoca di cui stiamo parlando, non era certo esagerato: essendo il football un affare ancora prettamente britannico, era quasi logico che chi avesse vinto la sfida tra le squadre più forti di Inghilterra e Scozia avrebbe senz’altro meritato di essere considerato “campione del mondo”.

Al Cathkin Park di Glasgow, il Renton si aspettava di vedersela con il Preston North End, la stessa squadra che aveva arrestato la corsa degli scozzesi nella loro unica partecipazione in FA Cup, l’anno precedente. Contro ogni pronostico, però, i lilywhites di Billy Sudell persero l’unica partita che non dovevano perdere, la finale della coppa nazionale. Fu così che a Glasgow, il 19 maggio 1888, si presentarono i giocatori del West Bromwich Albion.

Due tempi all’inferno

La notte che precedeva la gara un terribile temporale, pure per gli standard britannici, si abbatté sulla Scozia: il vento e la pioggia fecero danni incalcolabili, e almeno quattro persone morirono dopo essere state folgorate dai fulmini. Mentre soffrivano la pioggia che scendeva copiosa, e udivano i tuoni che seguivano lampi talmente accecanti da illuminare a giorno il grigio cielo di Glasgow, i campioni d’Inghilterra pensarono che forse non era il caso di giocare.

Si sarebbe trattato, senza esagerazioni, di rischiare la vita per una partita di football.

Fu in quel momento che venne fuori la vera tempra dei giocatori del Renton, che fecero presente agli ospiti inglesi che ben 6.000 persone si erano accalcate sugli spalti, alla mercé del tempo inclemente. Quegli uomini avevano sfidato la natura stessa per una partita, e una partita avrebbero avuto. O i professionisti inglesi avevano paura?

Seppur riluttanti, e forse in cuor loro soltanto desiderosi di onorare l’impegno e tornarsene a casa, i giocatori del West Bromwich Albion scesero dunque in campo, finendo però per essere dominati dal Renton fin dal primo minuto: l’esito della sfida non fu mai in discussione, e il risultato finale di 4-1 fu forse persino risicato.

Sotto la pioggia e i fulmini, in mezzo al pantano, i calciatori del Renton correvano come indemoniati, sospinti dal pubblico in estasi in mezzo a una vera e propria tempesta, un clima che qualcuno definì “da Apocalisse”. Al termine del match i valenti scozzesi, che sembravano non averne mai abbastanza di correre e lottare, poterono così sollevare il “1888 World Championship”, il trofeo che li consacrava come i più forti della Gran Bretagna e, consequenzialmente, del mondo.

Un rapido declino

Purtroppo il momento di gloria del Renton era destinato a finire. Subito dopo aver raggiunto il tetto del mondo, infatti, i migliori calciatori presenti in rosa cominciarono ad andarsene. A trattenerli non sarebbero bastate le vittorie, come quella conquistata pochi mesi dopo in casa del Preston North End che si avviava a diventare “invincibile”; né sarebbe bastata la misteriosa “pozione segreta” che i dirigenti del club avevano sviluppato mescolando uova crude e vino Porto e che, si diceva, caricava a mille i Rentonians.

Renton, che aveva dato i natali a James Harrison – ideatore del primo refrigeratore nella storia – aveva partorito una squadra fantastica ma troppo fragile, troppo esposta ai venti impetuosi del professionismo ormai divenuto realtà in Inghilterra e definitivamente sdoganato nell’estate del 1888 dall’avvento della Football League, il primo campionato di sempre.

Un villaggio che contava su poche migliaia di anime come poteva resistere? Il motto del club, da sempre, era stato “Never say Die”: mai arrendersi, mai mollare, mai dire mai. Ma questo ostacolo era troppo anche per lo spirito irriducibile che aveva portato il Renton sul tetto del mondo

Uno dopo l’altro, “gli eroi che fecero l’impresa” emigrarono tutti a sud del Vallo di Adriano: Alec Barbour, talento funambolico e imprevedibile, rinforzò le fila del Bolton Wanderers, mentre il baffuto difensore David Hannah avrebbe raggiunto l’Inghilterra l’anno successivo, diventando uno dei punti di forza di Everton prima e Liverpool poi.

Sempre nell’Everton avrebbe brillato anche Bob Kelso, eccellente centrocampista che lasciò dopo aver alzato il “World Championship” per passare prima al Newcastle e poi al Preston North End.

Una squadra depredata

La fuga dei campioni non fu soltanto verso l’Inghilterra. A Glasgow era nato da poco il Celtic, opera del prete marista Brother Walfrid e deciso a diventare un team dominante. Già per la sua prima gara, una sfida ai concittadini dei Rangers, il neonato club si assicurò le prestazioni di due stelle del Renton, il centromediano James Kelly e la punta Neil McCallum: il primo sarebbe stato il primo capitano dei Bhoys, il secondo il loro primo marcatore ufficiale.

Al Renton non restarono che le briciole, e a nulla valse che fu proprio il segretario del club a convocare gli altri club scozzesi per proporre la creazione di un campionato nazionale sul modello di quello inglese. Il torneo ebbe luogo, ma la squadra che appena due anni prima poteva fregiarsi del titolo di “Campione del Regno Unito…e del Mondo” (come recitava uno striscione appeso al Tontine Park, lo stadio di casa) non durò che un pugno di gare.

Accusato di professionismo, conseguenza di una sfida amichevole contro i finti dilettanti del St. Bernard’s, il Renton fu sospeso dalla federazione. Un’accusa insensata, persino ipocrita, dato che il professionismo, seppur proibito ufficialmente, era ormai praticato da tutti anche in Scozia.

Era per soldi che in tanti avevano lasciato Renton, e se per chi si era trasferito in Inghilterra la cosa era chiara non c’erano poi molti dubbi che anche chi aveva raggiunto Glasgow lo avesse fatto attratto da qualche ricompensa tangibile, seppur non ufficiale.

Finale inglorioso

In un modo o nell’altro, pur sopravvivendo alla sospensione, il destino del Renton era segnato. Mai un club così piccolo avrebbe potuto resistere: la fine era inevitabile, le squadre di Glasgow erano ormai padrone del gioco, l’Old Firm aveva avuto inizio, conseguentemente con la scomparsa delle piccole realtà che avevano fatto grande il football scozzese negli anni precedenti.

Nel 1898, dopo anni di anonimato e appena un decennio dopo essere stato incoronato “Campione del Mondo”, il Renton, stritolato dai debiti e che mai aveva potuto contare su più di qualche centinaio di sostenitori, si ritirò dal calcio professionistico. Un finale senza dubbio inglorioso per una squadra che, a suo modo, aveva scritto la storia del football, una fine che arrivò ufficialmente nel 1922, quando ormai il grande calcio, nel piccolo villaggio, era dimenticato da almeno una generazione.

La storia del Renton Football Club è quella comune a tante gloriose realtà dei tempi dei pionieri del football, quando l’utilizzo dei soldi nel gioco non era contemplato e praticamente ovunque poteva nascere una generazione di talenti, un’idea rivoluzionaria. Così com’era accaduto per altre realtà dei tempi degli amateurs, anche i Rentonians finirono per essere vittime naturali di un calcio che andava, inevitabilmente, modernizzandosi.

Eppure qualcosa sopravvive ancora oggi. Il mito, il ricordo leggendario, un club riformato nel 2008 e che partecipa alla Sunday League. I nomi di Barbour, Hannah, i fratelli McCall. Un trofeo dal nome altisonante, “World Championship”, che conservato nel museo nazionale del football ci ricorda qual’era, quasi un secolo e mezzo fa, la squadra più forte al mondo.


SITOGRAFIA:

  • Currie, David – Renton Crowned World Champions, BBC
  • Colville, Ian (19/05/2011) Renton FC, On this day in Scotland
  • Beltrami, Francesco (14/01/2017) Renton Football Club, “campione del Regno Unito e del Mondo nel 1888, Io Gioco Pulito

BIBLIOGRAFIA:

  • Cola, Simone (2016) Pionieri del Football – Storie di calcio vittoriano 1863/1889, Urbone Publishing – ACQUISTA