Il resto di Lipsia: storia degli “scarti” più forti di sempre

Accostare oggi le parole Lipsia (o Leipzig) e calcio (o fussball) porterà gran parte degli appassionati di pallone a pensare al RasenBallsport Leipzig, multimilionaria società calcistica di proprietà della nota multinazionale Red Bull che ha da poco guadagnato la promozione in Bundesliga, il massimo campionato di calcio tedesco.

Una squadra tanto moderna quanto poco romantica, contestata da gran parte dei vecchi tifosi locali. Ma quello che può sembrare un semplice “eccesso di nostalgia” per un calcio che non c’è più, nella città che nell’ottobre del 1813 fu teatro della famosa “Battaglia delle Nazioni”, nasconde in realtà radici ben più profonde.

Per ritrovarle bisogna fare un salto indietro nel tempo di oltre mezzo secolo, fino al 1963, quando un pugno di uomini che non godeva di alcuna considerazione fu capace di realizzare una delle imprese più clamorose nella storia del calcio.

Il Fußball ai tempi della DDR

Il calcio a Lipsia, nell’estate del 1963, vive momenti estremamente concitati. Nella Germania dell’Est, dalla fine della seconda guerra mondiale, ogni aspetto della vita è regolato dal Partito Socialista instauratosi per volere dell’Unione Sovietica in risposta al blocco occidentale che ha invece appoggiato la parte ovest del Paese.

Nel 1948 è nata la DDR (Deutsche Demokratische Republik) Oberliga, il massimo campionato nazionale, un torneo che sin da subito è stato territorio di caccia per i vari gerarchi appassionati di pallone, trovatisi improvvisamente capaci di detenere un club calcistico e di determinarne fortune e sfortune.

Nel 1951 il titolo è andato al BSG Chemie Leipzig, ma si è trattato evidentemente di un caso fortunato dato che già dalla stagione successiva il prestigioso titolo di “campione della Germania Est”, in un campionato formalmente dilettantistico ma molto sentito, è stato spartito tra i viola del SC Wismut Karl-Marx-Stadt (l’attuale Erzgebirge Aue) e lo ZSK Vorwärts Berlin, che oggi addirittura gioca le sue gare a Francoforte con il nome di Fußballclub Viktoria.

Soprattutto quest’ultimo club è il vanto della nazione, in quanto fiero rappresentante dell’esercito, reparto che non è rappresentato altrettanto bene nel resto della Germania Est. A Lipsia, ad esempio, il Vorwärts locale è finito puntualmente alle spalle del più glorioso e amato Chemie, vera e propria espressione calcistica della città.

Il “resto di Lipsia”: una squadra di “scarti”

Si tratta di una situazione a cui il Partito intende porre rimedio. Mentre i vertici del calcio della DDR ponderano sull’opportunità di trasferire forzatamente i migliori calciatori – fatto che tra l’altro ha portato alla nascita del Vorwärts Berlin – ecco l’idea che sembra invece rappresentare la soluzione perfetta: concentrare in una sola squadra tutti i migliori calciatori di Lipsia, dimenticando le altre rappresentanti cittadine per formare un club che contenga al suo interno il meglio del meglio.

Inarrestabile, spettacolare, invincibile, talmente forte da far dimenticare persino quel Chemie – rappresentante dell’industria cittadina e ancora sostenuto nonostante il tentativo dall’alto di imporre due club più forti come SC Lokomotiv e SC Rotation – che per qualcuno rappresentava soltanto una scocciatura. Oltre ottanta calciatori vengono chiamati a sostenere un provino sotto l’occhio attento degli uomini del partito, che infine seleziona i migliori per creare il SC Leipzig, ideale armata invincibile nata per riportare il titolo a Lipsia.

E i giocatori scartati? Finiscono tutti nel Chemie, l’altra squadra cittadina. Privato di tutti i suoi migliori calciatori, il club che quasi dieci anni prima aveva portato in città l’unico titolo nazionale mai vinto viene da subito soprannominato in modo tanto realistico quanto sarcastico “Rest von Leipzig, ovvero “il resto di Lipsia”: quello che avanzava, insomma, gli scarti che la grande e nuova società non aveva voluto.

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Allenare quella che a tutti gli effetti è un’improvvisata armata Brancaleone spetta ad Alfred Kunze, che nel suo mezzo secolo di vita è stato calciatore, insegnante, soldato e allenatore con alle spalle un grande fallimento: proprio a lui il Partito aveva affidato il progetto legato al Vorwärts Leipzig, il primo tentativo di creare una grande squadra di calcio a Lipsia e il cui naufragio ha portato ai provini, alle selezioni, agli scarti e al “Rest von Leipzig“.

La storia avrebbe poi raccontato che Kunze, amante del tipico calcio inglese basato su grande compattezza  e gioco verticale, aveva fallito non soltanto per colpe proprie. Ma questo ovviamente nessuno poteva immaginarlo nell’estate del 1963, quando “il resto di Lipsia” si allenava in vista della 17^ edizione di una DDR Oberliga che prometteva scintille: al leader cittadino del Partito i responsabili del SC Leipzig lo avevano giurato, il titolo sarebbe tornato in città grazie a quei provini che li avevano forniti dei migliori giocatori possibili.

Quando il campionato ebbe inizio invece fu subito chiaro a tutti l’antico detto che nel calcio non basta mettere insieme undici buoni giocatori per creare una buona squadra. Uniti forzatamente e rivali fino a qualche giorno prima, caricati dalla pressione di addetti ai lavori che speravano nel titolo e vari gerarchi che addirittura lo pretendevano, i giocatori del SC Leipzig stentarono non poco a trovare continuità e cadendo nel primo derby addirittura per 3-0, risultato che lasciò basiti tutti.

Anche perché quel risultato non era un exploit isolato, niente affatto: gli scarti di Lipsia, i giocatori non ritenuti all’altezza dal prepotente quanto cieco Partito Socialista, avevano trasformato la propria rabbia, il proprio orgoglio, in energie positive che gli permettevano di correre il doppio degli avversari, correre fino all’ultimo minuto e oltre, giocare compatti come una sola squadra.

Dove nei “prescelti” mancava coesione e riesplodevano vecchi rancori, nel “resto di Lipsia” avveniva il contrario: i giocatori si muovevano all’unisono, seppellendo le vecchie rivalità e aiutandosi l’un con l’altro. Dopo aver a lungo inseguito Empor Rostock e Vorwärts Berlin, il Chemie operò il sorpasso all’inizio del girone di ritorno, regolando una dopo l’altra le rivali negli scontri diretti che seguirono.

Il derby che scrive la storia

L’impresa degli “scarti” stuzzicò l’orgoglio dei campioni scelti dal Partito, che presero a risalire la classifica fino a trovarsi ad ospitare proprio “il resto di Lipsia” in una partita che sarebbe passata alla storia e avrebbe deciso il campionato. Passati inizialmente in vantaggio, i giocatori del SC Leipzig subiscono una tanto clamorosa quanto epica rimonta da parte degli uomini di Kunze.

Prima Pacholski pareggia, quindi arriva il gol della vittoria che porta la firma di Bernd Bauchspieß, bomber che si era messo in luce giovanissimo nel modesto Chemie Zeitz e poi era stato sedotto e abbandonato dalla Dynamo Berlin, club in cui aveva militato un anno giocando solo 5 partite – condite peraltro da 3 reti. Bauchspieß rappresenta al meglio i propri compagni, scartato e desideroso di mostrare a tutti che si sono sbagliati, che il calcio non è una scienza esatta, che volontà e organizzazione possono portarti ovunque.

Ed è quello che succederà. Superati i rivali cittadini, quelli che gli erano stati preferiti, gli uomini di Kunze non si fermano più, gestendo il vantaggio sugli inseguitori dell’Empor Rostock e conquistando il titolo di campioni della Germania dell’Est.

La storia viene scritta nell’ultima giornata, quando si impongono 2-0 sul campo del Turbine Erfurt ultimo in classifica ma capace di lottare con il coltello tra i denti un po’ per una salvezza ancora possibile e un po’ – si dice – per compiacere tutti quei membri del Partito che non prenderanno benissimo una vittoria del “resto di Lipsia”. Niente da fare, la volontà può fare miracoli: la squadra degli scartati, dei rifiutati, il Chemie Lipsia, vince il campionato 1963/1964.

Lo fa alla faccia dei provini, alla faccia dei campioni, contravvenendo le previsioni e rimarcando forte il concetto fondamentale che nello sport non sempre vince il più forte, che volontà e orgoglio valgono quanto tecnica e classe. La loro, paradossalmente, è la vittoria “più comunista” avvenuta sotto un regime che comunista lo è solo sulla carta, vittima di giochi di potere, invidie e sotterfugi. Tutti ostacoli che il Chemie Lipsia seppe superare partita dopo partita.

Oggi. come detto, il calcio a Lipsia parla la lingua della multinazionale Red Bull. Tanta acqua è passata sotto i ponti dalla clamorosa impresa del “resto di Lipsia”: il muro di Berlino è caduto, la Germania è stata riunificata e il capitalismo ha invaso la vita di tutti i tedeschi, travolgendo gran parte delle vecchie società orientali.

Tra queste anche il Chemie, già finito ai margini del calcio che conta nei primi anni ’70 grazie ai trasferimenti forzati – e senza alcun compenso, naturalmente – dei suoi migliori calciatori e poi vittima nei tempi moderni di una serie di fallimenti che lo hanno cancellato.

Eppure qualcosa è sopravvissuto, qualcosa che porta i vecchi tifosi a sorridere e ricordare tempi migliori, quando il calcio era ancora semplicemente calcio: poco sopra le tribune dell’Alfred Kunze Sportpark, oggi spesso deserte, restano undici sagome vestite di verde, statue stilizzate degli eroi che nel 1964 realizzarono un’impresa che nessun fallimento e nessuna bevanda multimilionaria potrà mai cancellare.


FONTI:

  • www.mdr.de, Chemie – der meisterliche “Rest von Leipzig” (Interview mit Klaus Lisiewicz)