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Cinema nel Pallone: See You in Montevideo

Nel luglio del 1930 vengono giocati in Uruguay i primi Mondiali di calcio, un evento che senza alcun dubbio lascia un segno indelebile nella storia del calcio. Mai prima di allora si era svolto un torneo che vedesse le migliori scuole calcistiche del mondo sfidarsi per stabilire quale fosse la migliore, mai prima di allora si erano avuti, in uno spazio tanto ristretto, tanti straordinari campioni.

A dire il vero numerose e prestigiose furono le defezioni che il torneo concepito da Jules Rimet subì: forti della loro autoproclamata superiorità naturale, i britannici rifiutarono in blocco di attraversare l’Oceano per dimostrare ciò che per loro era ovvio, e per motivi diversi – prettamente di natura economica, dato che ai tempi il calcio per molti era “soltanto un gioco” – mancarono all’appello anche numerose rappresentative europee.

A tenere alto l’onore del Vecchio Continente giunsero infine soltanto Francia, Romania, Belgio e Jugoslavia: soltanto quest’ultima avrebbe davvero dimostrato di non essere lì per caso, arrivando anzi ad un passo dalla finale e perdendola per un arbitraggio quantomeno discutibile.

Compagni, campioni, uomini

“See You in Montevideo” (“Montevideo, vidimo se!”) racconta in modo romanzato, ma non troppo, la storia della spedizione jugoslava ai Mondiali del 1930, portandoci negli anni in cui il calcio era ancora a livello pionieristico ma comunque (o forse proprio per questo) tremendamente affascinante.

Ci racconta l’avventura di una squadra di campioni, di uomini, di amici che riuscirono a scrivere la storia e che probabilmente fecero capire ai boriosi sudamericani, che si aspettavano di dominare in un gioco che presto avevano sentito come “esclusivamente loro”, che anche nei dintorni dei Balcani potevano esistere grandissimi calciatori.

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La Jugoslavia del 1930 presentava infatti delle individualità che la storia ci avrebbe poi tramandato come eccellenti interpreti del gioco del pallone; il portiere Milovan Jakšić, “El Gran Milovan“, straordinario portiere; “Milutinac” Milutin Ivković, difensore e capitano, splendido esempio di patriota; Blagoje “Moša” Marjanović, elegante costruttore di gioco dal passo lento ma dai piedi fatati; Ivan “Ivica” Bek, il bomber; la stella della squadra, infine, Aleksandar “Tirke” Tirnanić, inarrestabile ala destra e leader offensivo.

Questi sono i protagonisti di “See You in Montevideo”, splendido film del 2014 firmato dal regista Dragan Bjelogrlić, un’opera eccezionale per la cura nei dettagli e per l’approfondimento psicologico dei personaggi mostrati, uomini prima che calciatori. Ragazzi che si ritrovano a vivere una grande avventura dall’altra parte del mondo, in una cultura lontanissima da quella a cui sono abituati e ognuno con le proprie paure, motivazioni, desideri.

Bek sogna di distinguersi in modo da potersi guadagnare un ingaggio, Marjanović ha perso la gioia del gioco, Ivković vuole scrivere la storia del proprio Paese (e lo farà in seguito, come vi racconto QUI) mentre Tirnanić deve superare una cocente delusione amorosa. Lontani dalla patria, orgogliosamente jugoslavi e accompagnati dal piccolo Stanoje, una sorta di mascotte non ufficiale, quelli che sono poco più che ragazzi diventeranno uomini attraverso grandi sfide, straordinarie gioie e dure delusioni, protagonisti indiscussi di un momento che segnerà per sempre la storia del calcio.

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Un affresco imperfetto ma imperdibile

Il realismo non la fa, giustamente, da padrone. Non potrebbe essere altrimenti, dato che si parla di un torneo così lontano negli anni da non poter essere ricostruito tassello per tassello come un minuzioso documentario storico. Appare evidente quindi che il regista, per raccontare una storia che dura quasi due ore e mezza, romanzi moltissimo sia le vite personali dei giocatori protagonisti sia i numerosi eventi che accadono loro nelle circa due settimane in cui si fermano in Uruguay.

Alloggiati in una pensione al limite del grottesco, circondati da uomini e donne clamorosamente diversi da quelli a cui sono abituati, capitan “Milutinac” e compagni effettuano durante il Mondiale un percorso di crescita interiore che, al loro ritorno in patria, li farà essere uomini nuovi e diversi.

Soprattutto i due protagonisti principali riescono a ritrovare se stessi dopo eventi romanzeschi, con “Moša” che ritrova l’amore per il pallone giocando con alcuni bambini malati e “Tirke” che si innamora perdutamente di una bella ragazza del posto, Dolores, circondata da una famiglia tanto pittoresca quanto folle.

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Anche se gli eventi sono dunque quasi del tutto inventati (le maglie perdute e quindi ritrovate e portate a cavallo a pochi minuti dall’esordio, oppure la presenza di un intraprendente e stereotipato manager americano interpretato da Armand Assante) “See You in Montevideo” riesce comunque a ricreare alla perfezione l’atmosfera del primo mondiale di calcio quando si passa alle scene d’azione calcistica, spesso e volentieri punto debole di numerosi film sul genere. Le maglie, il boato dello stadio, l’entusiasmo dei tifosi e la sensazione di essere di fronte ad un evento che segnerà la storia sono tutti elementi che mantengono alta l’attenzione dello spettatore.

See You in Montevideo: un film da vedere

Bjelogrlić ci regala un film visivamente stupendo, corredato da splendide musiche e convincenti interpretazioni da parte dei protagonisti con una menzione speciale per il piccolo Stanoje, che nei primi minuti della pellicola, ai giorni nostri e ormai anziano, comincia a raccontare quella che fu un’avventura indimenticabile.

“See You in Montevideo” è un’opera di cui ogni appassionato di calcio deve assolutamente godere, due ore e mezzo di puro piacere per gli occhi e che esprime numerose morali: il viaggio a Montevideo non è, per i protagonisti, soltanto un viaggio verso un appuntamento con la storia, ma l’occasione per conoscere il mondo e completare un percorso che da ragazzi li trasformerà in uomini, mentre in sottofondo il calcio diventa lo splendido, amato, controverso gioco che tutti noi amiamo.

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