Fischietto e pallone: storia dell’arbitro di calcio

Inghilterra, anno 1841: a Rochdale si svolge una delle prime partite di football che la storia ricordi, una delle tante di uno sport ancora lontano dall’essere codificato e che riguarda compagini cittadine improvvisate o poco più.

Body-Guard Club e Fear-noughts Club si sfidano, e stavolta in palio non vi è semplicemente la soddisfazione della vittoria, ma qualcosa di più.

Qualcuno ha infatti stabilito che il team vincente otterrà un premio in denaro accompagnato da un barile di gin. Appare chiaro a tutti che stavolta non basteranno i migliori propositi di fair play e di cavalleria, fin lì utilizzati per dirimere le questioni regolamentari che potrebbero sorgere sul campo: saranno necessarie delle figure esterne al gioco, il cui parere sarà decisivo e finale.

È forse proprio in quell’occasione, per quella partita giocata in quella cittadina nella Contea di Greater Manchester, che nasce la figura dell’arbitro di calcio.

Dagli umpires all’arbitro

Il primo arbitro di calcio, tanto per cominciare, è uno per squadra. Entrambe le compagini coinvolte infatti presentano un proprio “uomo di fiducia” denominato umpire, che in concerto con la figura prescelta dal team avversario, e attenendosi alle regole stabilite prima della sfida, deciderà quando una giocata è fallosa e quando un punto viene segnato.

Si tratta ancora di sfide svolte comunque nel massimo della sportività possibile, ed infatti per la cronaca la sfida di Rochdale viene vinta proprio dal Fear-noughts Club nel momento in cui l’umpire dei Bodyguards squalifica la propria squadra, colpevole di essersi rinforzata con un giocatore non appartenente al club.

Si tratta chiaramente di una sfida ancora ben lontana dal calcio per come lo conosciamo adesso, ma nonostante le regole di Eton del 1847 ne facciano menzione (“Per prevenire dispute è meglio nominare, prima che la gara cominci, due umpires, uno per parte, e un arbitro gradito ad entrambe la cui decisione, nel caso quella degli umpires differisca, sarà finale”) quando il football viene codificato ufficialmente nel 1863 della figura dell’arbitro non esiste menzione all’interno del regolamento.

Dalla tribuna al campo

Gli inglesi infatti considerano il football uno sport per gentlemen, ed è impensabile che un uomo degno di questo nome compia un’infrazione al regolamento di proposito e non lo ammetta.

Dal 1870, comunque, pressoché ogni partita che si svolge in Gran Bretagna vede la presenza di due umpires e un arbitro, che inizialmente siede in tribuna e supervisiona la gara ma presto raggiunge il terreno di gioco, segnalando come i colleghi le infrazioni tramite lo sventolio di un fazzoletto, sostituito in breve tempo da un più pratico fischietto.

Soltanto nel 1891, con la codificazione delle regole che conosciamo adesso, viene stabilito che l’arbitro sarà uno e uno soltanto e che gli umpires agiranno a bordo campo, mantenendo il ruolo di assistenti e diventando in pratica i moderni guardalinee.

Arbitri nella storia

L’arbitro della prima partita internazionale mai disputata e riconosciuta dalla FIFA, Scoza-Inghilterra 0 – 0 del 30 novembre del 1872, fu lo scozzese William Keay: tesoriere del Queen’s Park, la compagine scozzese che ospitava la gara e che fornì interamente i propri uomini alla Scozia, fu in vita arbitro e dirigente rispettato e morì alla veneranda età di 99 anni.

All’epoca calciatore, Keay era stato selezionato per la gara anche come riserva scozzese. I due umpires furono il leggendario calciatore, arbitro e dirigente Charles William Alcock – per molti il vero e proprio padre del football – e Henry Norris Smith, presidente dello stesso Queen’s Park.

La prima finale di FA Cup della storia, come le due successive, fu arbitrata da Alfred Stair, impiegato statale e calciatore dilettante nell’Upton Park: dotato di buon talento, nel 1875 fu addirittura convocato nell’Inghilterra, e in nessuna delle gare da lui dirette il suo operato fu in alcun modo contestato.

Cavalieri del fischietto

Nell’Upton Park giocava anche un altro celebre arbitro, il primo ad utilizzare il fischietto nella finale di FA Cup del 1878: il suo nome era Segar Richard Bastard, e per i suoi modi eleganti e la sua imparzialità fu presto noto come “The Knight of the Whistle“, il cavaliere del fischietto.

Fattosi strada in ambito legislativo pur partendo dalla working class, amava le corse dei cavalli e ne possedeva persino uno, per cui i pochi detrattori neanche potevano invitarlo a “darsi all’ippica”.

Verso la fine degli anni ’80 del XIX° secolo un’altra figura importante in questo campo fu Sir Francis Marindin, che da calciatore aveva giocato e perso due finali con i Royal Engineers e che in seguito divenne presidente della Football Association: rispettato da tutti per la sua estrema conoscenza delle regole, per la sportività e l’imparzialità e per i modi fermi e autoritari, fu una vera e propria leggenda del football Vittoriano e venne rinominato the Majaw, storpiatura di the Major, “il Maggiore”, per via dei gradi militari conquistati servendo per i Royal Engineers e per l’autorità che esprimeva.

XX Secolo

Di professione capo di gabinetto del Governatorato di Anversa, John Langenus è stato anch’esso figura leggendaria nella storia del calcio: selezionato per essere l’arbitro della finale dei primi Mondiali di calcio giocati in Uruguay nel 1930, fu autore della decisione di giocare un tempo con il pallone voluto dai padroni di casa e un tempo con quello portato dagli argentini, una decisione salomonica che infine mise d’accordo tutti.

Il suo operato fu eccellente, la sua figura alta e slanciata gli conferiva molta autorità con i focosi sudamericani: prima della gara, tuttavia, temendo per la propria vita aveva chiesto un’assicurazione sulla stessa e una nave pronta a partire pochi minuti dopo il fischio finale. Arbitrò anche ai Mondiali del 1934 e del 1938 e si distinse anche alle Olimpiadi del 1928.

Ken Aston: vigliacco o eroe?

Un altro arbitro fondamentale per lo sviluppo del calcio è stato l’inglese Ken Aston, in Italia ricordato principalmente come “l’infame arbitro della battaglia di Santiago”: ai Mondiali disputati in Cile nel 1962 fu infatti il direttore di gara dell’incredibile partita finita in rissa tra i padroni di casa e l’Italia e che sancì l’eliminazione degli azzurri, e a lungo si pensò che fosse stato in qualche modo corrotto o messo sotto pressione dai cileni.

In realtà egli aveva semplicemente perso, come ammise in seguito, il controllo della gara, non potendo espellere tutti i calciatori meritevoli di tale sanzione per poter concludere la partita. Fu forse grazie a questo episodio, ulteriormente rimarcato da uno analogo avvenuto ai Mondiali del 1966 tra Argentina e Inghilterra, a suggerirgli di fare qualcosa per restituire agli arbitri il controllo della partita.

Fermo davanti a un semaforo ebbe un’illuminazione, l’utilizzo di cartellini di colore differente, giallo per le ammonizioni e rosso per le espulsioni. Idea geniale, immediatamente adottata dalla FIFA e non l’unica partorita da Aston, inventore anche delle lavagnette per segnalare le sostituzioni e della pressione del pallone obbligatoria inserita nelle regole ufficiali.

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