Storie di calcio copiate – Tutto calcio che Cola #09

A pochi giorni dal mio ultimo editoriale mi tocca tornare a parlare di qualcosa che non è il tema portante di questo sito, dedicato in gran parte alla passione per il calcio e per gli eroi che lo hanno reso grande in tutto il mondo. Mi costringe a farlo un episodio disdicevole, che non avrà seguito né causerà benefici al sottoscritto o danni a qualcuno, ma che mi sento in dovere di raccontarvi. Un episodio che si potrebbe definire un illecito, se solo il web in Italia non fosse regolato da leggi sulla proprietà creativa che se esistono hanno lo stesso peso specifico che potrei avere io ad un convegno di astrofisica. Un vero e proprio furto.

Mi è capitato giusto ieri di riscontrare – ma il fatto è avvenuto oramai quattro mesi fa – che un sito che consideravo un riferimento, probabilmente il più importante nel determinare diversi anni fa la mia idea di aprire questo sito, mi ha copiato pari pari, parola per parola, una storia. Si tratta di quella relativa a Valerij Voronin, straordinario centrocampista sovietico degli anni ’60, protagonista di una vita tragica e di una morte misteriosa, storia a cui sono molto legato e di cui per primo ho parlato in Italia il 16 aprile del 2014 su www.1000cuorirossoblu.it, testata giornalistica che da tempo si avvale dei miei scritti in un rapporto di estrema franchezza e stima. Tutto il contrario del rapporto, mai esistito peraltro, tra il sottoscritto e “Storie di calcio”, blog che raccoglie alcune spesso rispettabili storie legate al pallone ma purtroppo non nuovo a questo tipo di comportamento.

Quasi esattamente un anno dopo ecco che questo blog, fregandosene bellamente del fatto che sia “1000 Cuori Rossoblù” che “L’uomo nel Pallone” siano soggetti a copyright, pubblica per filo e per segno la mia storia copiata spacciandola per sua, senza citare minimamente né il mio sito, né 1000 Cuori Rossoblù, né il mio nome. E che sia chiaro, non è una citazione che cerco: sarebbe troppo facile per chiunque aprire uno spazio web dove copia/incollare il meglio che si trova sul web limitandosi ad esibire un nome. Un progetto è tutt’altra cosa, un sito “raccoglitore” si paga così come si paga l’utilizzo dei diritti creativi, che al massimo possono essere concessi dall’autore come io non ho mai fatto con “Storie di calcio”. Giusto per essere chiari.

Trovo che questo comportamento sia inaccettabile, e visto che non è la prima volta che mi capita ho deciso di fregarmene dei buoni consigli elargiti da alcuni amici e colleghi e di scrivere questo post. Perché se è la prima volta che mi capita con “Storie di calcio”, non è certo la prima volta che mi capita in generale di scoprire per caso che una mia storia si trova su altri siti senza che io sia stato minimamente interpellato. Penso che sia inaccettabile, non riesco a dirmi semplicemente “vabbeh, capita” né mi consola il vecchio adagio “vengono copiati i migliori”. Nessuno obbliga nessuno a scrivere di niente, sul web, e se una persona non intende raccontare il calcio con parole sue può benissimo limitarsi a leggere le parole degli altri, condividerle semmai, aiutare certi oscuri autori, ricercatori, appassionati, ad uscire dalla nicchia in cui si trovano per cause che molto spesso non riguardano la qualità, come tutti sappiamo. Ognuno di noi si ispira a qualcosa letto da qualche parte, ma mentre citare fonti e ispirazioni sarebbe cosa corretta ma ahimé non sempre richiesta, copiare un testo con un semplice CTRL+C e CTRL+V e tutto un altro affare: ci vogliono due minuti, forse, il tempo in cui si avviliscono ore di ricerca, di traduzioni, di pensieri e fantasia. Scrivere è una suggestione, e nel caso di Voronin per me fu semplice capire che si trattava di una storia bellissima e tragica: non fu altrettanto facile trovare tutte le citazioni, molte in russo, né ricostruire una carriera non chiarissima considerato il mistero che avvolgeva il calcio sovietico di quegli anni. La personalità del campione, il suo fascino, tutte sfumature di cui qualcuno si è semplicemente appropriato non pensando neanche per un secondo di ringraziarmi, riconoscendomi lo sforzo, magari contattandomi.

In questo tempo ho cercato sia di crescere come scrittore che di accrescere la mia conoscenza dell’argomento. Ho acquistato libri, ho parlato con altri blogger, scrittori, giornalisti, ho sinceramente sacrificato tempo ed energie. Sono ancora in imbarazzo quando si tratta di parlare di grandi avvenimenti e grandi giocatori, cose conosciute e di cui ha senz’altro parlato qualcuno più bravo e preparato di me. Preferisco concentrarmi sui cosiddetti “anti-eroi”, personaggi che avrebbero potuto scrivere la storia del calcio “se solo se”: Robin Friday, Abdon Porte, Valerij Voronin, Aleksandar Đurić, Amara Tochi, Dale TempestMokhtar Dahari. Tutti personaggi – e ce ne sono altri – di cui mi vanto di essere stato il primo a parlare in Italia, affermazione che sostengo a ragion veduta visto che la prima cosa che faccio quando scrivo una storia è quella di cercare fonti. E citarle, fosse anche il 99% farina del mio sacco, fosse anche solo un modo per ringraziare silenziosamente lo spesso sconosciuto appassionato che mi ha permesso di scoprire certe sfumature del calcio che tanto amo.

E mi sta benissimo anche se, cavalcando il momento SKY/Buffa/televisivo che percepite come stormi pronti a migrareappena una storia è di tendenza vi sentite tutti in dovere di raccontare storie che fino a ieri non conoscevate, non sbattendovi minimamente a leggere niente se non l’unico fesso che ne ha scritto in italiano e rielaborate con parole vostre. Certo, sarebbe il caso comunque di citare chi vi ha ispirato, però non farlo dimostra solo poco educazione.

Ma per Dio, se proprio non vi va di scrivere di vostro pugno due parole su una vita tragica come quella vissuta da Valerij Voronin è chiaro, evidente, che non siete fatti per scrivere né di calcio, né di uomini, né di niente in generale. Capita. Allora perché continuare a farlo?