#StranoCalcio02 – Gol e trofei di un calcio minore

La prima parte (la trovate QUI) di questo post di curiosità calcistica è stata un piccolo successo per questo blog, ed è per questo che ho deciso di farne adesso una seconda.

Il football in fondo ne ha di storie da raccontare, e ogni volta che ne sento una strana la metto da parte per poi scriverla qui. Perché “il calcio è bello perché è vario”…

WE ARE THE CHAMPIONS

Qual’è il club calcistico più titolato al mondo? Molti di voi direbbero il Milan, ma sbaglierebbero. Altri, più acuti, direbbero i Rangers Glasgow, che in effetti hanno vinto la bellezza di 115 titoli.

Eppure sbaglierebbero anche loro, perché i Rangers (nobile decaduta del calcio scozzese) sono la squadra PROFESSIONISTICA più titolata al mondo.

Il club più vincente al mondo in senso assoluto è invece il Linfield Football Club, team semiprofessionistico nordirlandese che gioca le sue partite nella parte sud di Belfast.

I “Blues” hanno sempre giocato nella massima serie locale fin dal primo campionato (1890-91) che tra l’altro vinsero: un abitudine che non è andata perduta, visto che nei 113 campionati che hanno disputato (record condiviso con Glentoran e Linfield) ne hanno vinti ben 53.

Seguiti, in oltre un secolo di storia, da 42 Coppe Nordirlandesi, 9 Coppe di Lega, 3 Charity Shield, 22 City Cup, 33 Gold Cup, 42 Country Antrim Shield e 15 Ulster Cup. Tutti trofei minori, degni di una realtà piccola e quasi dilettantistica come quella del calcio in Nord Irlanda.

L’unica competizione vinta al di fuori dei confini nazionali (ma nemmeno troppo) è stata la prima edizione della “Setanta Cup”, un torneo tra le migliori squadre dell’Irlanda del Nord e della Repubblica d’Irlanda (o Eire) nel lontano 1995.

Una curiosità: fondato nel 1865, il Linfield è uno dei club più antichi del mondo.


HE IS LEGEND

Restiamo in Nord Irlanda, restiamo a Belfast, restiamo sempre nel Linfield FC. Che nel 2011 ha ritirato la maglia numero 11 dal suo “roster”. Il motivo?

Il ritiro di una leggenda del club, il libero e capitano Noel Bailie, che abbandonava il calcio a 40 anni.

Giunto nel Linfield all’età di 15 anni, è rimasto per tutta la vita calcistica nel club di Belfast (che è anche la sua città natale) guidandolo dalla difesa alla conquista di 10 campionati e disputando la bellezza di 1013 incontri con la maglia dei “Blues“, sempre con il numero 11.

Al suo palmares si aggiungono anche 7 Coppe Nazionali, mentre mancando purtroppo la vetrina internazionale non è mai stato convocato nella pur non irresistibile Nazionale Nordirlandese.

Bailie, che ha giocato la sua ultima gara in una vittoria contro il Portadown, ha ottenuto il titolo di “Membro dell’Ordine Britannico” per meriti sportivi, precisamente per il contributo dato al calcio in Nord Irlanda.

In totale, in carriera, Bailie ha alzato ben 37 trofei con la maglia del Linfield, club del quale sarà per sempre una leggenda e con cui sicuramente collaborerà in futuro. Magari da allenatore, vista l’esperienza accumulata con ben 4 tecnici diversi nella sua lunga militanza.


OLD BUT GOLD

La prima partita di calcio ufficiale della storia? Fu giocata il 26 Dicembre del 1860 al Sandygate Road di Sheffield e vide contrapposti i padroni di casa dell’Hallam FC ai rivali cittadini dello Sheffield FC.

L’incontro si concluse 2-0 per gli ospiti, e l’unico gol giunto a referto porta la firma di Nathaniel Creswick, giocatore e fondatore di quello che, nato nel 1857, è “il club calcistico più antico al mondo”.

Due record in un incontro, dunque: prima gara ufficiale disputata e la squadra più antica del mondo che se la vede con la seconda squadra più antica. Ma le “prime volte” non finiscono qui.

La gara si disputò appunto al Sandygate Road di Sheffield, tuttora casa dell’Hallam FC e “stadio di calcio più antico del mondo”.

Costruito nel 1804 per la sezione cricket dell’Hallam, dal 1860 ospita le gare di calcio dei “Countrymen“, che mai hanno conosciuto il professionismo o la gloria delle vittorie ma che ancora oggi, orgogliosamente, fanno divertire i 700 spettatori che possono riempire le tribune di questo piccolo stadio.

C’è di più: la partita è la prima a svolgersi con le “Sheffield Rules, regole che porteranno alla nascita del gioco aereo, del ruolo del portiere e di rigori e calci d’angolo e all’abolizione dell’uso delle mani.

Inoltre, questo incontro sarà il modello su cui verrà creato quello da noi noto come il “calcio-balilla”, che da questa gara riprenderà lo schieramento in campo (2-3-5) ed i colori delle maglie, i “blu” dell’Hallam contro i “rossi” dello Sheffield FC.

Nessuna delle due squadre raggiungerà mai il calcio professionistico, e nel 2010 per festeggiare il 150° anniversario della gara le due compagini avranno un rematch, vinto anche questo dai “rossi”, ma stavolta per 2-1.

Il tradizionale turno di Santo Stefano, noto come “Boxing Day” in Inghilterra, trae origine sempre da questo incontro.


L’ALTRA MANCHESTER

Manchester è una città di medie dimensioni, ma nel football da sempre è un gigante: in questa città di poco più di 500.000 abitanti infatti sorgono due delle squadre più forti d’Inghilterra, il Manchester United ed il Manchester City.

I “Red Devils” e i “Citizens“, con il tempo, sono passati dal contendersi la supremazia cittadina al lottare per quella nazionale e, perché no, europea e mondiale.

Il tutto oggi avviene grazie anche a delle facoltose proprietà, i ben noti sceicchi per quel che riguarda il City e l’americano Malcolm Glazier per quanto concerne lo United.

Proprio nel 2005, con Glazier appena divenuto presidente, tra i fans dei Red Devils si creò una frangia di scontenti, che non approvavano la cessione dello storico club ad una proprietà straniera.

Nasceva così il FC United, all’anagrafe “Football Club United of Manchester” in quanto il nome originale fu ritenuto dalla Football Association effettivamente un po troppo generico.

Nelle sue prime tre stagioni il neonato club ottiene tre promozioni consecutive, che lo fanno passare dalla decima alla settima serie, quindi per altre tre stagioni, nonostante entusiasmo (circa 3000 spettatori di media a partita) e investimenti la corsa verso l’alto della squadra si ferma sempre ai play-off.

Pare comunque una mera questione di tempo, dato che al piccolo club l’ambizione non manca: entro il 2014 sono previsti gli inizi dei lavori per uno stadio di proprietà, e l’obbiettivo dichiarato è raggiungere il professionismo il prima possibile.

L’attacco, che nelle prime tre stagioni ha retto sulle spalle del nazionale nordirlandese Rory Patterson (autore di più di 100 reti e bomber “storico” del club) adesso poggia su quelle dell’esile ma sgusciante gallese Matty Wolfenden.

Manchester aveva già avuto una terza squadra: nel lontano 1928 fu fondato l’ambizioso Manchester Central, che nelle intenzioni di chi lo creò avrebbe dovuto eclissare le altre due compagini cittadine ma che finì per sparire dopo appena 4 stagioni, inghiottito da debiti e reduce da un fallimento dopo l’altro.

Certo il FC United parte da ben altre basi, e forse per questo può arrivare lontano: sarà interessante e divertente vedere quando e se i “Red Rebels” potranno finalmente scontrarsi con i giganteschi cugini del Manchester United.


GOL = SPETTACOLO?

Gli organi responsabili del football da anni non fanno altro che cercare modi e regolamentazioni che favoriscano il numero di reti in una partita.

Il gol, fine ultimo di ogni incontro e simbolo principe di questo sport, pare essere l’unica cosa che conti, e più ce ne è e meglio è anche per la maggior parte dei tifosi. O almeno, quasi sempre è così.

Per le migliaia di tifosi che assiepavano le tribune dello Stade Mahamasina di Antananarivo, Madagascar, il gol deve essere diventato un incubo. Tale da spingerli, dopo attimi di sbigottimento, a protestare furiosamente.

Ma andiamo con ordine: il 31 Ottobre del 2002 si svolge un incontro del girone finale atto ad assegnare il titolo di “Campione del Madagascar”. Si affrontano l’AS Adema e l’SO de l’Emyrne, questi ultimi campioni in carica ma ormai fuori dalla corsa ad un nuovo titolo.

Decisivo, nel distruggere le loro speranze di riconferma, si è rivelato un dubbio rigore, concesso allo scadere della partita precedente ai rivali del DSA e che ha significato 2-2, un pareggio che gli ha appunto eliminati di fatto dalla corsa al titolo.

Prima della gara, arbitrata dallo stesso direttore di gara della partita incriminata, volano parole grosse tra l’allenatore dell’Emyrne Ratsimandresy Ratsarazaka ed il fischietto, Benjamina Razafintsalama. Alla fine tutto pare risolto, ed il match può iniziare: ed ecco che accade l’impensabile.

I giocatori dell’Emyrne decidono di protestare a modo loro calciando il pallone volontariamente nella propria porta, nell’incredulità di avversari e tifosi.

Il direttore di gara forse non è abbastanza scaltro o forse vuol vedere fino a che punto l’Emyrne vuole spingersi, fatto sta che non sospende la partita come logica vorrebbe ma la lascia andare avanti fino alla sua naturale conclusione, mentre il pubblico passa dall’essere attonito al protestare vivacemente, prendendo d’assalto i botteghini e chiedendo la restituzione immediata dei soldi del biglietto.

Al 90° minuto il risultato è un incredibile 149-0 per l’AS Adema, i cui giocatori, a dirla tutta, non sono mai riusciti neanche a toccare il pallone se non per pochi secondi.

A seguito di questo incontro la federazione sospende per tre anni l’allenatore, reo di aver istigato i suoi, e squalifica fino a fine anno i quattro giocatori ritenuti responsabili della trovata.

Tra questi c’è il difensore e gloria nazionale Mamisoa Razafindrakoto, che in seguito sarà anche capitano della Nazionale, ma che in questo caso diventa il simbolo della vergogna per non essersi opposto all’antisportività dei compagni, arrivando addirittura a fomentarla.

L’incontro finisce nel “Guinnes dei Primati” come “Partita di calcio con più reti segnate”, un record che sicuramente, sperabilmente, manterrà a lungo.