#StranoCalcio07 – Con Topolino, sculture e occhiali

A distanza di quasi tre mesi torna l’appuntamento con i fatti più strani e curiosi della storia del calcio: #StranoCalcio!

Avete perso gli altri numeri? Eccoli qui!

PARTE 1

La squadra con il nome più lungo al mondo, una scelta di moda discutibile, un goal segnato dal vento, il portiere più grasso del mondo, il più giovane esordiente di sempre, il campionato più piccolo esistente e la peggior squadra sul globo.

PARTE 2

La squadra e il giocatore più vincenti nella storia del calcio, la prima partita documentata, la terza squadra di Manchester e una partita con ben 149 autoreti

PARTE 3

La trasferta più difficile di tutte, una gara finita in delirio nella nebbia, le meraviglie truccate del calcio albanese

PARTE 4

Il calciatore-dittatore e poi tre portieri: uno si da al wrestling, uno compie un fallo incredibile e l’ultimo viene infortunato da un cane (!). Appendice con alcuni tra gli infortuni più assurdi nella storia del calcio.

PARTE 5

Un derby giocato solo nella mente di un radiocronista, scozzesi spendaccioni, un tifoso in tribuna anche da morto. E poi il più giovane calciatore ad aver raggiunto la Nazionale, la nascita del gioco con i piedi nelle prigioni inglesi e la censura patita da “Football Manager” in Cina.

PARTE 6

L’assurda morte del grande Goodwyn, la gara terminata anzitempo per via della noia di un dittatore, la selezione “Resto del Mondo” nel 1867 e i deliri dei primissimi pionieri del calcio americano.

SPECIALE CALCIOMERCATO

Una raccolta dei metodi più assurdi utilizzati in passato per ottenere le prestazioni di un calciatore: in ballo gelati, chili di carne e pesce, attrezzature sportive e persino una trentina di salsicce!

Ed eccoci a questa settima puntata!

A segno con l’ombrello

Il nome di William Charles Athersmith è stato a lungo cantato negli stadi inglesi e celebrato come uno dei più grandi giocatori della sua epoca. Fenomenale ala destra dotata di velocità, dribbling ed enorme personalità, fu una bandiera dell’Aston Villa capace di vincere tutto sul finire del XIX° secolo: con “Charlie” in campo i Villans conquistarono cinque campionati (1894, 1896, 1897, 1899 e 1900) e due volte la FA Cup nel 1895 e nel 1897.

A questi titoli contribuì con 269 partite giocate condite da ben 75 reti, la più famosa delle quali arriva nel 1901: l’Aston Villa è impegnato in una durissima partita contro lo Sheffield United, gara già di per se complicata e resa ancora più difficile dalle proibitive condizioni meteo.

Una pioggia fredda e sferzante colpisce i calciatori in campo, alcuni dei quali accusano diversi malanni: dopo aver corso lungo la fascia per quasi un’ora di gioco Athersmith, esasperato, avvicina un tifoso a bordo campo e chiede in prestito un ombrello con cui ripararsi.

Continua così a giocare riparandosi dalla pioggia, imitato ben presto dal suo dirimpettaio, il terzino sinistro dello United Ernie Needham, che addirittura indossa un cappotto. Il difensore però nulla può quando nel finale di gara Athersmith lo supera ombrello alla mano e calcia in porta segnando la rete della vittoria.

In una carriera decennale che lo vedrà anche giocare in Nazionale (12 partite e 3 reti messe a referto) “Charlie” riuscì a regalare ai suoi tifosi moltissime emozioni, ma quella del “goal con l’ombrello” resterà per sempre indelebile.


Un goal per cui essere ringraziato anche dagli avversari

Al 99% degli appassionati di calcio il nome di José Carlos Metidieri non dirà assolutamente niente. Egli fu, nei primi anni ’70, la prima grande stella della NASL, il calcio americano che poi avrebbe visto giocare nei suoi campi nomi celebri come Pelé, Beckenbauer, Cruijff e molti altri. Il primo grande fenomeno di questa lega fu però questo brasiliano soprannominato “Topolino” per via delle ridotte dimensioni (era alto poco più di 160 centimetri) e per la velocità straordinaria: trasferitosi giovanissimo in Canada, riuscì a trovare spazio nel “Toronto Italia”, che grazie alle sue reti che arrivavano a pioggia conquistò più volte il titolo canadese.

Alla nascita della North American Soccer League il brasiliano, 23 anni, pensò di avere i numeri giusti per sfondare anche in un torneo poco più difficile ma decisamente più renumerativo, e fu così che andò a vestire, nel 1967, la maglia dei Boston Rovers e successivamente quella dei Los Angeles Wolves. Metidieri credeva in se stesso e faceva bene: i gol non mancarono mai, così come gli applausi del pubblico, ma sarebbe stato dal 1970 con la divisa dei Rochester Lancers che “Topolino” (in italiano, visto che il soprannome gli era stato dato durante gli anni al “Toronto Italia”) avrebbe dato il meglio.

Nei primi due anni dei tre che disputò con la maglia giallo-blu (78 partite e ben 40 i gol) fu nominato miglior giocatore del campionato e fu al contempo anche capocannoniere dello stesso, impresa non riuscita successivamente neanche al grande Pelé.

Il momento più bello della sua vita, come ha raccontato lui stesso, fu la rete che permise ai Lancers di sconfiggere i Dallas Tornado nel 1971: ai tempi il regolamento del calcio americano era simile a quello di basket e hockey, e in caso di pareggio si procedeva a dei tempi supplementari dove in pratica chi segnava per primo trionfava, mentre i rigori non erano proprio contemplati.

Dopo aver concluso i 90 minuti in parità le due squadre andarono avanti dunque con degli “overtime” di 15 minuti, ma mentre uno dopo l’altro questi passavano la situazione non si sbloccava. Mentre erano sempre più frequenti i crampi il pubblico restava con il fiato sospeso, ansioso di vedere chi avrebbe infine trionfato: fu infine proprio Metidieri a segnare la rete della vittoria, crollando a terra subito dopo come tutti i compagni, portati trionfalmente fuori in spalle dai tifosi festanti.

La partita, durata la bellezza di 176 minuti, è la più lunga mai giocata nella storia del calcio professionistico, e per la rete decisiva “Topolino” fu ringraziato anche dagli avversari esausti, che vedevano finalmente concludersi una gara che si era trasformata in un incubo.


I dinosauri del Laos

Il curioso logo del Savannakhet FC, compagine fondata appena nel 2014 e militante nella Lao League, si ispira a una favola laotiana chiamata “Il diplodoco organista di Savan” ed è anche il motivo per cui i giocatori della squadra sono soprannominati “i Dinosauri”.


Manno, dai gol alla scultura

La scultura che vedete in foto fu realizzata dall’artista ungherese Miltiades Manno: chiamata semplicemente “Wrestling”, gli valse la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Los Angeles del 1932. Manno fu artista e atleta a tutto tondo: alle Olimpiadi aveva già preso parte nel 1912 come canoista, mentre dal 1900 al 1902 era stato calciatore nel Budapesti Torna Club vincendo i primi due campionati ungheresi della storia e laureandosi in entrambi capocannoniere.

La storia di Manno la dice lunga su quanto seriamente venisse preso il calcio a inizio ‘900 e quanto fosse remunerativo a livello economico e di fama. La scultura fu parte dei Giochi Olimpici nella categoria dei ‘giochi artistici’ fino al 1948.


Nawir, capitano con gli occhiali

Achmad Nawir fu il capitano delle Indie Orientali nell’unica partita che la squadra giocò ai Mondiali del 1938, dove il primo Paese asiatico a partecipare a questa competizione venne eliminato al primo turno con un secco 6 a 0 dall’Ungheria. Centrocampista, all’epoca aveva 24 anni e si distinse per aver giocato con gli occhiali, caso unico nella storia della Coppa del Mondo.

Le Indie Orientali giocarono soltanto un’altra gara (persa 9 a 2 con l’Olanda) prima di diventare indipendenti e trasformarsi nell’attuale Indonesia. Nawir nella vita era un dottore, e curiosamente anche il capitano degli ungheresi, György Sárosi, stava conseguendo un dottorato quando si trovò ad affrontarlo. Il pittoresco giocatore è l’unico nella storia dei Mondiali ad aver giocato indossando occhiali da vista.


Da solo contro tutti

Uno degli episodi più incredibili nella storia del calcio avvenne nel Dicembre del 1891, durante uno dei primi campionati di Prima Divisione Inglese. Al “Turf Moor” i padroni di casa del Burnley conducevano agevolmente per 3 a 0 sugli ospiti del Blackburn Rovers in una partita che si era svolta sotto un vento terribile ed una pioggia pesante e incessante.

All’inizio del secondo tempo diversi giocatori ospiti si attardarono a rientrare in campo, infastiditi dalle tremende condizioni climatiche, ma l’inflessibile arbitro JC Clegg fece comunque ricominciare la gara, contribuendo ad aumentare il nervosismo tra le fila dei Rovers. Dopo pochi minuti (e due espulsioni) questi ne ebbero abbastanza e decisero di abbandonare il campo, ma incredibilmente l’arbitro fece capire che anche in questo caso la gara sarebbe andata avanti ugualmente.

I Rovers, sordi alle minacce, lasciarono il terreno di gioco, e così il Burnley si trovò a giocare contro nessuno se non il portiere ospite, Herby Arthur, che eroicamente aveva deciso di restare al proprio posto. Nel giro di pochi minuti, però, la partita fu finalmente sospesa: accadde quando Arthur (che fu coinvolto anche in uno dei primi casi di scommesse della storia con annessi avvelenamenti, rapimenti e fughe) realizzò che stando così le cose tutti i giocatori del Burnley erano da considerarsi in fuorigioco. Fu solo a quel punto che l’arbitro Clegg, non sapendo più che pesci prendere, decise di sospendere la gara.