Theyab Awana, la breve vita del “Tacco di Allah”

La partita ormai non conta niente, mancano poco più di dieci minuti alla fine e gli Emirati Arabi Uniti stanno conducendo agevolmente per 5-2 un amichevole contro il Libano quando viene fischiato loro un rigore a favore.

L’allenatore della Nazionale, Srečko Katanec, vecchia gloria del calcio europeo e visto in Italia con la Sampdoria, ordina che a tirare quel penalty sia la giovane promessa Theyab Awana, uno di quei pochi talenti emiratini per cui si prospetta, forse generosamente, un futuro nel calcio che conta.


Awana è una giovane ala di appena vent’anni, estremamente dotato tecnicamente, e dopo aver posizionato la palla sul dischetto decide di provare qualcosa mai tentato prima.

Corre verso il pallone, ma invece di calciarlo normalmente fa una giravolta su se stesso e lo colpisce di tacco, lasciando interdetto il portiere avversario e segnando uno dei gol più strani mai visti.

Un rigore tirato di tacco. Il “Tacco di Allah”.

È un affronto contro rivali fin troppo modesti, è l’arrogante superbia di un ragazzo così dotato tecnicamente da dimenticare l’umiltà ed il rispetto per gli avversari: così almeno la vede Katanec, che toglie immediatamente dal campo Theyab (tra l’altro inspiegabilmente ammonito dall’arbitro per “condotta antisportiva”) come per dargli una lezione.

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“Il ragazzo si farà – questo è quello che probabilmente pensa – ma ha bisogno di una doccia di umiltà”.

Ma il ragazzo non si farà, e non sarà il suo carattere superbo a frenarlo.

L’oro degli Emirati

Due mesi dopo Awana è in auto, sta tornando da un allenamento con la Nazionale: è al telefono, un atteggiamento irresponsabile, tipico però di quando sei giovane e pensi che avrai tutta la vita davanti.

È un attimo, la sua auto si schianta e Theyab muore sul colpo, seguito poco dopo dal fratellino Raad, 13 anni, che era in macchina con lui. Finisce così, ancora prima di iniziare, la favola del “Tacco di Allah”, il più promettente calciatore emiratino dai tempi di Zuhair Bakheet, che lo aveva indicato come il suo erede designato.

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Awana era un centrocampista offensivo dal bagaglio tecnico notevolissimo, ed aveva esordito appena diciannovenne nel suo club, il Baniyas, nella sorpresa generale, appena tornato dalla Coppa del Mondo Under 20. Qui aveva mostrato qualche numero e segnato anche un bel gol, nel 2-2 in rimonta della sua selezione contro i ben più rinomati pari età del Sudafrica.

Dotato di grande personalità, si era imposto subito come uno dei leader del suo team, incantando il pubblico con numerose giocate ad effetto. È nata una stella, pur se confinata per adesso al modesto campionato degli Emirati Arabi.

Funambolo ma non solo

Non solo numeri però, Awana per l’età è anche molto concreto, dispensa assist e segna anche qualche gol, pochi ma sempre di pregevole fattura, come quello realizzato contro l’Al-Jazira: ricevuta palla sulla linea di fondo in seguito a un corner corto, punta deciso la porta avversaria, elude due avversari con un doppio passo notevole e scarica in fondo alla rete di prepotenza.

È a detta di tutti una delle sue migliori partite di sempre, condita anche da due assist al bacio al compagno di reparto Modibo Diarra.

A 19 anni, e con appena due stagioni alle spalle, Awana viene chiamato in Nazionale: i tifosi sognano già di vederlo splendere, ma in realtà questo non avviene mai, perché il ragazzo ha fin troppa autostima, tenta troppo spesso numeri fini a se stessi e la sua personalità forte diventa un limite. Delude in diverse partite, e in altre viene sostituito oppure utilizzato solo negli ultimi minuti.

È appunto contro il Libano che l’allenatore Katanec decide di utilizzarlo, facendogli battere il rigore che lo fa entrare nell’immaginario collettivo mondiale grazie a YouTube.

L’ultima prodezza di Theyab Awana

Poi, come detto, la lavata di capo, la lezione morale impartita al suo carattere d’artista un po’ spaccone, nella speranza che, una volta responsabilizzato, il giovane talento potrà volare verso lidi più consoni.

Magari diventando un punto fermo della Nazionale, magari passando all’Al-Nasr o all’Al-Ahli, “la Juventus degli Emirati”. Magari arrivando persino in Europa, dove nessuno prima di lui è arrivato.

E invece tutto finisce così, a 21 anni, sul Ponte Sheikh Zayed, per una distrazione fatale. Al funerale sono tantissimi i fan, i compagni di squadra, che lo piangono, mentre il padre Ahmad chiede ai giovani, le lacrime che gli solcano il viso, di stare attenti alla guida, di non lasciarsi distrarre da cellulari e Blackberry.

Riceve persino la visita di Diego Maradona, che all’epoca allena l’Al Wasl: “Il calcio – dice ‘El Pibe de Oro’ – non è solo gol e numeri, ma anche passione e compassione.” E chissà se da lassù Theyab Awana lo ascolta, lui che sognava di diventare il Maradona degli Emirati Arabi. Un sogno finito all’alba in un maledetto incidente.

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Theyab Awana Diab (Abu Dhabi 6/07/1990 – Abu Dhabi 25/09/2011) è stato un calciatore degli Emirati Arabi Uniti e del Baniyas, di ruolo mezzapunta.

Con il club ha messo insieme 38 gare segnando 4 gol, mentre in Nazionale vanta 9 presenze e 2 reti, una delle quali è il famoso “rigore di tacco” realizzato contro il Libano che gli ha dato fama mondiale.


SITOGRAFIA:

  • (19/07/2011) ‘Back-heel penalty taker’ Theyab Awana faces sanction for ‘disrespect’, Independent
  • (26/09/2011) UAE footballer Theyab Awana dies following car accident, The Guardian