Tutto Calcio che Cola #00 – “Il calcio che piace a me”

Dal 2016 riproporrò, a cadenza irregolare, “Tutto Calcio che Cola”: una sorta di editoriale, di pensieri in libertà sul calcio che piace a me di oggi e di ieri, riflessioni su quanto leggo e su quanto succede che non potrebbero essere categorizzate in altro modo su questo sito. Ho tenuto questa rubrica su 1000 Cuori Rossoblù per quasi un anno e mezzo, alternando riflessioni “moderne” a brevi racconti sul passato, e penso che lo stile resterà quello, anche se su “Uomo nel Pallone” va detto che lo spazio – e le categorie – per raccontare il calcio di ieri non manca. In ogni caso per questo ‘numero zero’ intendo fare solo delle brevissime considerazioni sul calcio che piace a me e che spero piaccia anche a voi che mi seguite.

R.I.P. Uncle Phil

Non ho la pretesa di insegnare cos’è il calcio, né qual è il modo giusto per amarlo. Sul mio sito – e sulla pagina Facebook corrispondente – mi limito soltanto a raccontare quello che piace a me, molto semplicemente, sperando di trovare qualcuno che vede le cose come me. E i social, a volte, riservano davvero delle belle sorprese oltre alle consuete amarezze inevitabili in un contesto in cui chiunque, protetto da uno schermo, si sente in grado di poter dire e fare quel che vuole. È il caso ad esempio di quanto accaduto ieri, 29 dicembre, sotto a un mio post che ricordava l’anniversario della scomparsa di Phil O’Donnell, anima del Motherwell volata in cielo troppo presto, a 35 anni e per un attacco cardiaco giunto pochi istanti dopo aver festeggiato un goal. Detto che non c’è un modo giusto o bello per andarsene, l’evento mi colpì particolarmente quando accadde nel 2008 e sapevo che questo sarebbe successo anche con altri, ma i risultati di ieri mi hanno davvero colpito: moltissimi “Like”, commenti emozionati, pieni di cordoglio, mi hanno fatto capire che al di là delle bandiere e delle maglie esiste nel calcio davvero quel filo sottile che ci unisce tutti e che con tutti i miei limiti cerco di raccontare su questo sito. La reazione a questo post, arrivata a pochi giorni dal 25 dicembre dove accadde la stessa cosa in reazione all’articolo sulla “Tregua di Natale”, è significativa: il calcio, checché possa raccontare chi nella vita riempie i propri vuoti con la fede cieca per una squadra e l’odio incondizionato e immotivato verso tutti gli altri, è nato per unire ed è principalmente condivisione. E arte, e divertimento nel commentare, tentare di prevedere, sorprendersi ed emozionarsi. La stessa passione che ognuno di noi ha per la propria squadra del cuore alberga anche in chi tifa squadre diverse: alla fine, come diceva non mi ricordo chi – forse un amico, ne ho molti e molto saggi – è semplicemente un pallone che rotola. Se tutti ricordassimo come siamo di fronte a certe tragedie il calcio migliorerebbe di moltissimo. Lo dico consapevole che questo pensiero possa essere considerato facilone e populista: purtroppo è il solo modo che ho di vedere il football, e credo che questo sito lo testimoni. Chi sa soltanto tifare i propri beniamini e disprezzare chiunque non indossi la maglia della propria squadra preferita, qui, difficilmente troverà motivi per rimanere. E va benissimo così.


Un esercito di blogger

Siamo in tanti, a scrivere di calcio. Chi più bravo, chi meno, ovviamente non è questo il punto. È che siamo tanti, e forse per questo non si potrà mai andare d’accordo con tutti, consapevoli che l’esistenza di un altro sito in qualche modo toglie attenzione e visibilità al nostro, e che magari qualcuno più bravo possa raccontare prima o meglio di noi una storia. Verissimo, eppure io in questi mesi in cui ho ripreso in mano l’Uomo nel Pallone ho incontrato soltanto personaggi degni di stima, simpatici e disponibili, che ho ospitato volentieri anche nel mio programma radio “Tre uomini e un pallone” su RadioCanale7. Non farò nomi perché avrei sicuramente vergognose dimenticanze, ma devo dire che tutti hanno una grande passione, molti sono geniali, alcuni mi vanto di considerarli amici veri e propri. L’altro ieri ho condiviso un pensiero di Simone Galeotti di storieinfuorigioco.com su queste pagine web, ha avuto molto successo e non mi sono messo lì a calcolare se è stato meglio per me o per lui: è stato semplicemente bello condividere qualcosa di meritevole. Vi rimando quindi alla pagina “Siti nel Pallone” e vi invito a dare un’occhiata a certi siti, perché il calcio sul web è anche condivisione.


Agosto, campionato mio non ti conosco

E ora un po’ di servizio: la fine del 2015 mi impone di fare un breve punto sulla situazione in Serie A in relazione a due articoli usciti rispettivamente il 22 agosto e il 1° settembre. Nel primo analizzavamo il campionato che ci aspettava con alcuni ospiti del programma radio, nel secondo – con una settimana in più di tempo e a bocce ferme con il calciomercato, lo ammetto – mi lanciavo io stesso in alcune spericolate previsioni. Devo dire che tra tutti ci aspettavamo un nuovo dominio della Juventus, nonostante le cessioni di Pirlo, Vidal e Tevez, e alla fine ci stiamo dando, pur se i primi mesi horribilis – necessari per trovare un nuovo/vecchio assetto – avevano fatto pensare il contrario. Non a me, sia chiaro, che ho preso anche l’Inter come outsider per lo Scudetto ma ho toppato come molti sulla Roma. E la Fiorentina lassù? Chi se l’aspettava? In ogni caso vi consiglio di andarvi a rivedere le nostre considerazioni ormai quattro mesi fa, capirete come il calcio riesca sempre a sorprendere.

E voi? Quali sono stati i vostri pronostici azzeccati e i vostri abbagli? Scriveteli nei commenti!


 

Il calcio che piace a me

Ma cos’è il calcio che piace a me? È quello degli uomini prima dei campioni, è quello di chi poteva arrivare ma in qualche modo non è arrivato: perché lui, perché la vita, perché il destino. È una scoppola di Le Tissier o un assist geniale di Valderrama, ma non perché ho il gusto del “campione di periferia” che ormai pare sia una moda: so apprezzare i grandi campioni, quelli completi e infallibili, davvero. È solo che mi vorrò sempre sforzare nel trovare il bello laddove a prima vista non sembra essercene molto, perché la passione, i sogni, il fuoco di chi è capace di regalare magie è la cosa più importante che c’è, nel football. Zeman o Trapattoni? Calcio Totale o Catenaccio? Il football di oggi o quello di un secolo fa? Tutto nel calcio è bellezza, un gran dribbling come un feroce contrasto, l’arte di chi è stato dotato di talento e la tenacia di chi cerca di arrangiarsi come può. Il calcio che piace a me è il Milan di Sacchi, il Barcelona, ma anche la Grecia campione d’Europa. Sono la Juventus e l’Inter, il Milan e il Napoli, la mia Fiorentina che non vince ma va bene così, che amore e fascino non si misurano di certo con le vittorie, e chi la pensa diversamente ha tutto il mio sostegno per essersi fatto fregare da una società che ogni anno che passa ci vuole più competitivi e individualisti. Le vittorie non contano, la storia del pallone l’hanno scritta il Brasile di Pelé e l’Ungheria di Puskas, la Germania di Beckenbauer e l’Olanda di Cruijff, e chi non lo capisce si sforzi di farlo, scoprirà un mondo nuovo e bellissimo. Il calcio che piace a me è, in buona sostanza, il calcio. Semplicemente il calcio. Il quale, come diceva non mi ricordo chi – forse un amico, ne ho molti e molto saggi – è semplicemente un pallone che rotola. Ma anche no.

Ci risentiamo nel 2016 🙂