“L’amore e il calcio ai tempi di Holly e Benji” (Andrea Chiodi)

Quante volte si è sentita la storia di un giovane talento che, a un passo dal successo, per un niente finisce per mancarlo venendo dimenticato da tutti? In questa sua interessantissima opera prima Andrea Chiodi, classe 1977, racconta la storia di Giosuè Maraldi, giovane promessa del calcio biellese che tutti i giornali, sul finire degli anni ’80, indicano come il nuovo fenomeno del calcio italiano.

Invece il racconto, scritto efficacemente in prima persona, comincia dalla fine, molti anni dopo: Giosuè racconta che non ce l’ha fatta, e dirà come quel sogno è nato e finito attraverso le 174 pagine che compongono il libro. In mezzo le speranze, il talento, gli scontri generazionali, gli egoismi, l’amicizia. “L’amore e il calcio ai tempi di Holly e Benji” (Edizioni NullaDie) appunto.

Opera prima, dicevamo. C’è da sperare, vista la situazione certo non florida dell’editoria italiana, che non sia l’ultima per Andrea Chiodi, biellese come il protagonista e, come il protagonista, con un passato nello sport – il ciclismo – dal quale probabilmente attinge per disegnare la figura di Giosuè Maraldi, campioncino di buona famiglia dal carattere non facile, egocentrico e che finirà per sentirsi minacciato e tradito proprio da quei pochi a cui ha dedicato se stesso.

Una favola brutale

C’è da sperare che non sia l’ultima opera perché Chiodi dimostra talento, raccontando una storia di fantasia che attraversa gli anni e descrive in modo efficace il mondo della vita (“L’amore”) e quello sportivo (“Il calcio”) non risultando mai banale o scontato né in un senso né in quello opposto.

Non si pensi quindi a una storia classica e melensa: Giosuè ha moltissimi tratti dell’anti-eroe, è sbruffone ed egocentrico, pensa principalmente a se stesso e a raggiungere il suo sogno, costi quel che costi.

Efficacemente l’autore sembra cambiare il suo stile di scrittura man mano che il protagonista (e chi fa parte del suo microcosmo) cresce di età, passando dall’ingenuità e l’entusiasmo dei “tempi di Holly e Benji”, che il nostro segue ogni pomeriggio con il suo amico – ingenuo e “sfigato” – Antonello, ad un linguaggio decisamente più forte e adulto quando il mondo intorno a Giosuè cresce, avvicinandosi a quello adulto.

Particolarmente efficaci le descrizioni delle partite che i ragazzi si trovano a giocare: sommarie e quindi non noiose ma con quelle interessanti metafore – il palo, la traversa, le sfumature che possono cambiare un destino – che il calcio sa offrire sulla vita e che vengono perfettamente colte dall’autore.

Malinconia amara

Andrea Chiodi è brillante nella scrittura, capace di tenere il lettore attaccato alle pagine in attesa di vedere cosa succederà e bravo nel non perdere mai il filo di quello che è il racconto autobiografico di una vita, quella di Giosuè Maraldi, che aveva sognato di diventare un calciatore e che invece si trova a convivere con rabbia, frustrazione e invidia, sentimenti umani ma poco nobili, decisamente lontani da quei “tempi di Holly e Benji” che il protagonista finisce malinconicamente per ricordare.

Un’opera da leggere tutta di un fiato, un’opera bella e non facile, visto che scrivere una storia di fantasia sul calcio non è mai facile. Un’opera che a tratti può sembrare un film, che affronta numerose tematiche e che ha uno sviluppo e soprattutto un finale che sono davvero notevoli. Il romanzo è acquistabile online in tutti i maggiori siti

Consigliato vivamente.

Incipit

Antonello era il mio migliore amico e per certi versi lo è anche ora. Lui è l’amico che tutti vorrebbero avere; forse in passato lo sono stato anch’io per lui, ma ora certamente no. Quando sei un bambino, hai un concetto particolare di amicizia; poi, con il passare degli anni, quel sentimento assume un altro significato e, almeno per quel che mi riguarda, dubiti che possa esistere veramente. 

Per esempio, io non sono amico di nessuno, non sono mai stato in grado di gioire per il successo di qualcuno all’infuori di me e in vita mia non ho mai aiutato una sola persona. Non sono stato neanche un buon compagno di sbronze. Ho pagato a caro prezzo l’unico autentico gesto di amicizia che ho compiuto nella mia vita e posso dire che non ne è valsa la pena. 

Antonello mi ha privato di un sogno e non l’ha nemmeno fatto apposta: è una brava persona e credo che non abbia mai provato sentimenti come l’odio e l’invidia. Sarebbe stato meglio, in qualità di migliore amico, se mi avesse fottuto la fidanzata, anche in considerazione del modo grottesco in cui è terminata la relazione con la donna che amavo. 

Ora non sarei certamente qui, in una stanza sporca e umida, a scrivere ciò che sto scrivendo.