“Campo per destinazione” (Carlo Martinelli)

Nel calcio il “campo per destinazione” è quell’area che si estende dalla linea laterale in poi e che comprende panchine e area tecnica. Tuttora questo è il regno di un “altro calcio”, delle panchine, degli allenatori, dei guardalinee e di chi sta appunto a bordo campo.

“Campo per destinazione” è il titolo scelto da Carlo Martinelli per raccontare dunque un altro calcio, molto probabilmente il vero calcio, quello che gossip, pay-TV e legge del più forte stanno contribuendo a mettere in un angolo senza tuttavia sminuirne il fascino, ma anzi per certi versi rendendolo ancora più forte agli occhi di chi sa coglierlo.

Così, all’interno di “Campo per destinazione” (Edizioni InContropiede, edito nel 2014) si possono leggere numerose storie – ben 70 – e nessuna di queste parlerà di un campione fatto e finito, di un “vincente” secondo l’odiosa e purtroppo largamente riconosciuta immagine che si ha del termine: si potrà però leggere di uomini veri, storie curiose e anche tragiche, di chi è stato anche un campione di calcio ma soprattutto una persona, con pregi e difetti, debolezze e colpi d’ala.

Non soltanto calciatori: nel libro c’è spazio per la diva Marylin Monroe, l’irredentista Cesare Battisti e per i poetici Albert Camus e Pier Paolo Pasolini, tutti personaggi che hanno comunque avuto romantici seppur sporadici contatti con il pallone. E poi largo spazio a quelli che l’autore considera con ogni probabilità i veri protagonisti del calcio, i romantici sconfitti, quelli che più che sotto i riflettori sono rimasti chi più chi meno sul “campo per destinazione”.

Matthias Sindelar, campione austriaco che si oppose al nazismo; i brasiliani Heleno de Freitas e Canotheiro, oscurati uno dal proprio ego e l’altro da un certo Garrincha; Georgi Asparuhov e Juanito, uno bulgaro e l’altro spagnolo, entrambi idoli delle proprie tifoserie ed entrambi morti giovani per un incidente d’auto; i piccoli grandi eroi trentini del calcio italiano, come Carlo Sartori che finì per giocare con il Manchester United di Matt Busby e Carlo Odorizzi, “Motorizzi”, due promozioni in Serie A senza però mai giocarvi un minuto. Uno sguardo anche alle squadre più romantiche, l’Union Berlin, i ribelli del St. Pauli, la straordinaria epopea degli ebrei austriaci dell’Hakoah Vienna.

Carlo Martinelli racconta con grande bravura e precisione “70 storie dell’altro calcio”, lo fa in poco meno di 130 pagine dedicando quindi necessariamente poche righe ad ognuno di questi racconti, che il lettore poi può decidere di approfondire dopo averne colto l’essenza, la magia.

L’unica nota negativa di questo libro è infatti forse l’eccessiva brevità, ma allo stesso tempo questo è uno dei punti di forza di un’opera che è agile e completa e che restituisce al calcio quell’aspetto magico e romantico che doveva avere agli occhi dell’autore prima che si trasformasse in quello di oggi.

Non servono poi tante parole per tratteggiare una storia, una vita, un destino, per sottolineare quei tratti e quegli aspetti che rendono immortale un calciatore, un uomo, che poi si scoprirà essere stato protagonista della storia del nostro amato sport tanto quanto i più grandi, patinati, decorati campioni. Un’opera assolutamente imperdibile e di cui attendiamo con impazienza un seguito.