Una carezza a te, Johan Cruijff (di Paolo Carraro)

cruijff

Ti ho visto danzare con la palla,
come solo tu sapevi fare.
Nasconderla e riprenderla,
senza che te la potessero rubare.
Correre per poi fermarti,
immobile,
girarti e ripartite.
Dicevan che non avevi il fisico,
da piccolo.
Ma poi da grande,
come un vero grande, innamorato.
Per quella palla,
sempre pronto a lottare.
In bianco e rosso, in blaugrana, o in arancione,
eri lo sposo in frack,
tra gli invitati al gioco del pallone.
Bruco, trasformato in splendida farfalla,
ad incantar le folle in ogni dove.
Il rock nei piedi,
e tutti sempre in piedi negli stadi,
ad applaudire.
Quando hai smesso,
hai lasciato solo al cuore il compito,
di poterti contrastare.
Pensando che con un tunnel,
ed uno scatto,
lo potessi lasciar lì, sul posto,
come tutti gli altri,
ad arrancare.
Invece lui era un tipo tosto,
come neanche quel terzino biondo.
Che nella Germania,
ti mordeva le caviglie e non mollava,
senza farti respirare.
Ma tra una sigaretta e l’altra,
e il fare guascone.
Nel provar di esser grande anche,
su una panchina,
ma solo da allenatore.
Sei riuscito coi tuoi occhi,
a scoprire un ragazzo con i piedi dolci.
Che già sapevi,
uguale a un cigno, ti poteva emulare.
Quel Marco,
anche lui cresciuto in bianco e rosso.
Che tutto il mondo,
vedendolo volare ed inventare,
per tutti era,
il solo e unico, tuo successore.
Ora riposa grande Johan,
e lasciati abbracciare,
per una volta, senza protestare,
né fare finte.
Che chi ti ha amato,
ti vuole solo piangere in silenzio.
E in silenzio, ringraziare.
Poi però lassù,
prendi una palla in mano.
E con la gioia dentro gli occhi,
come un bambino,
raggiungi tutti gli altri grandi.
Che in mezzo a un prato immenso, verde,
con le righe,
e l’erba disegnata, come torta in festa.
Ti aspettano per salutarti.
Loro ai lati, per farti passare in mezzo.
E darti un buffetto,
a scompigliare i tuoi capelli folti.
Da sempre corona,
di un Re che a calcio giocava coi piedi,
inventando con la testa.