sabato, Gennaio 24, 2026

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Calciatori con nomi assurdi: da Stalin a Vinladen

Quella che segue è una breve guida ragionata ai calciatori con nomi assurdi di cui ho letto nel corso degli anni, che ovviamente non può essere esaustiva e sarà aggiornata nel caso di nuove scoperte. Per ognuno ho tracciato inoltre un breve profilo.

Osama Vinladen Jiménez López

Mancino, utilizzato prevalentemente come attaccante esterno ma occasionalmente anche come terzino o cursore lungo tutta la fascia, Osama Vinladen Jiménez López è nato il 7 ottobre 2002, più o meno un anno dopo il tristemente noto attentato alle Torri Gemelle datato 11 settembre 2001. Per quale motivo qualcuno abbia pensato in Perù di chiamare il proprio figlio con nome e cognome del mandante di un’operazione terroristica resta un mistero, che lo stesso Osama Vinladen non è riuscito a scoprire.

In un’intervista sul tema, infatti, la bandiera dell’Unión Comercio ha raccontato di come il padre sia sempre stato abbastanza schivo sulla motivazione, spiegandogli semplicemente che il nome di Osama bin Laden era stato ripetuto più volte in TV e “gli piaceva”. Come gli piaceva del resto anche (come nome, ovviamente) Saddam Hussein, dittatore iracheno omaggiato all’anagrafe in occasione del secondogenito, chiamato appunto Sadam Huseín. Il signor Jiménez López era pronto a omaggiare anche George Bush quando la moglie è rimasta nuovamente incinta, ma per sua sfortuna è nata una femmina.

Marx Lênin dos Santos Gonçalves

Cresciuto nel Flamengo insieme a un certo Vinicius Jr., di cui è coetaneo, Marx Lênin dos Santos Gonçalves è un centrocampista offensivo brasiliano. Il suo curioso nome è per metà (Marx) un omaggio al padre Marques e per metà (Lênin) dovuto alla passione della madre per la storia russa. Nessuna motivazione politica, come ha spiegato lui stesso in un’intervista a ESPN, anche se certo si tratta di un nome che fin da subito lo ha messo al centro dell’attenzione.

A scuola, nei tornei giovanili, tra tifosi, scout e addetti ai lavori, il nome di Marx Lênin dos Santos Gonçalves ha attirato molte attenzioni su di lui. Anche quelle dell’Akron Togliatti, club russo espressione della città (un tempo Stavropol sul Volga) rinominata Togliatti nel 1964 in omaggio all’allora appena scomparso segretario del Partito Comunista italiano e che nel 2020 lo ha ingaggiato. Un’esperienza durata appena 3 mesi, prima di un mesto ritorno in patria, ma che all’epoca fece parlare di lui in tutto il mondo.

Stalin Evander Valencia Cortéz

Proseguiamo nel solco della politica con Stalin Evander Valencia Cortéz, robusto difensore centrale ecuadoriano, 21 anni e 7 presenze nella Nazionale giovanile. Un discreto talento quindi, che si è guadagnato la chiamata in tornei più importanti ancora giovanissimo: nel 2022, 18enne, si trasferisce in Messico per giocare nella filiale del rinomato Pumas UNAM, il Pumas Tabasco, quindi nel 2024 è diventato un pilastro dell’Once Caldas, nobile (in parte decaduta) protagonista del campionato colombiano.

Purtroppo persino Google è avaro di informazioni su questo giocatore interessante e con un nome decisamente particolare. Cercando in rete non sono riuscito a trovare interviste in merito, e forse non sapremo mai perché Stalin Evander Valencia Cortéz si chiama così.

Caniggia Ginola Elva

Trequartista offensivo dotato di buona tecnica, sufficiente da valergli a 17 anni persino un provino per l’Arsenal, Caniggia Ginola Elva è nato a Vieux-Fort, città delle isole di Santa Lucia nelle Antille ed è cresciuto a pane e calcio. Suo padre è infatti Titus Elva, uno dei più rinomati calciatori del Paese che ha chiamato i tre figli come altrettante stelle: Caniggia Ginola omaggia ovviamente l’argentino Claudio Caniggia e il francese David Ginola, mentre i fratelli si chiamano Riquelme e Saviola.

Tra i tre Caniggia Ginola Elva è sicuramente quello che ha avuto maggior successo. Cresciuto in Canada si è trasferito poi giovanissimo in Europa. Dopo un provino non andato a buon fine con l’Arsenal ha giocato nella squadra riserve dello Stoccarda, nei Würzburger Kickers, nell’Ingolstadt e nel Rot-Weiß Erfurt. Dopo aver solo sfiorato il calcio che conta è tornato in Canada: da questa estate gioca nel Cavalry ed è ormai uno dei punti di riferimento (14 presenze, 7 gol segnati) della modesta Nazionale di Santa Lucia, 165° posto nel ranking FIFA, dove gioca insieme ai fratelli.

Creedence Clearwater Couto

Centravanti brasiliano alto e dinoccolato, non certo un prodigio di tecnica ma capace comunque di emergere in un Paese dove certo la concorrenza non manca, Creedence Clearwater Couto è comunque diventato più famoso grazie al suo insolito nome che per merito del suo talento. Come è facile da immaginare i genitori erano fan sfegatati dei Credence Clearwater Revival, storica rock band che nel 1975, anno in cui il futuro calciatore venne alla luce, si era da poco sciolta.

In una carriera decisamente modesta, iniziata 17enne nel 2002 e conclusa appena nel 2012, Credence Clearwater Couto ha indossato le maglie di Iraty, Guarani, Brasiliense, Tombense, Figueirense, Marília, Volta Redonda, Santa Cruz, Madureira, Comercial, Sertãozinho, Taubaté e Sampaio Corrêa. L’unica esperienza all’estero è stata con i belgi del Lierse, 12 presenze anonime senza gol nel 2005, seguita da un provino non andato a buon fine con i norvegesi dello Stabaek. Attaccante dimenticabile, quindi, ma con un nome decisamente epico.

Marvelous Nakamba

Sicuramente il giocatore di maggiore successo tra quelli presenti in questa classifica, probabilmente – sarà un caso? – quello con il nome più sobrio. Marvelous Nakamba è un centrocampista 31enne con alle spalle una solida carriera che conta 71 presenze in Premier League, 67 nell’Eredivisie olandese, 41 nella massima serie belga e 38 in Championship, secondo livello del calcio inglese. Si tratta di un centrocampista difensivo di grande corsa e buoni piedi, purtroppo però tormentato fisicamente da diversi infortuni.

Sono stati questi a impedirgli di imporsi all’Aston Villa, che lo aveva acquistato nel 2019 pagandolo ben 13 milioni di euro. Dopo un inizio difficile era riuscito ad emergere conquistando il titolo di giocatore del mese per i tifosi, ma un infortunio lo ha costretto a una lunghissima pausa ai box. Prestato al Luton Town in seconda serie, ha trascinato la squadra alla promozione in Premier ma poi non è riuscito, ancora a causa di lunghi e frequenti stop, a dare il suo contributo mentre gli Hatters infilavano una doppia retrocessione.

Parliamo comunque di un buon giocatore di livello internazionale e, soprattutto, di una persona di grande spessore umano. Cresciuto in Zimbabwe nella povertà, è riuscito ad affermarsi ad alto livello e ha investito parte dei suoi guadagni per aiutare il suo Paese. La sua città natale, Hwange, gli ha dedicato una statua e beneficia di un programma da lui sostenuto insieme all’UNICEF che protegge le bambine dai matrimoni infantili. Insomma, Marvelous (“Meraviglioso”) di nome e di fatto.

Michel Platini Ferreira Mesquita

Nei primi anni ’10 del XX secolo chiunque abbia giocato a Football Manager allenando una squadra di livello medio-infimo (quindi immagino chiunque abbia giocato a Football Manager) sicuramente si ricorderà di un certo Michel Platini, attaccante di discreto spessore per i suddetti livelli. Si trattava del picco massimo di gloria di Michel Platini Ferreira Mesquita, classe 1983 nato mentre il mondo restava incantato dalle giocate di un omonimo francese e arrivato al top in Bulgaria con le maglie di Chernomorets, Ludogorets e le due grandi di Sofia, CSKA e Slavia. Un contesto dove era in grado di dispensare magie mica da ridere.

Prima e dopo la lunga e proficua parentesi in Est Europa (7 stagioni e mezzo in Bulgaria, mezza in Romania, 2 titoli nazionali e 3 coppe) Michel Platini Ferreira Mesquita ha giocato in numerosi club brasiliani di basso livello, iniziando nel 2002 con il Brazlândia di Gremio e chiudendo con il Gama nel 2022. Certo non ha eguagliato il campione assoluto idolatrato dal padre quando ha visto la luce, ma è difficile dire se un nome di battesimo tanto pesante lo abbia aiutato, generando interesse, o abbia spinto tanti a non prenderlo sul serio anche quando sembrava pronto per misurarsi con un livello più alto.

Efmamjjasond González Palacios

Nei campi dimenticati della seconda serie cinese, movimento che un tempo ispirava libri e l’attenzione di scout e addetti ai lavori e oggi quasi del tuto scomparso dai nostri radar, gioca quello che per molti è il Re dei calciatori con nomi assurdi. Classe 1999, è un robusto centravanti colombiano arrivato in prestito dai boliviani dell’Always Ready (teniamolo presente per un articolo come questo sui club…) che gioca nel Shijiazhuang Gongfu ed è soprannominato “il centravanti almanacco”. Il motivo? Il suo nome, Efmamjjasond, nient’altro (!) che le iniziali in spagnolo di tutti i dodici mesi del calendario. Che a quanto pare i suoi genitori adorano.

Il ragazzo, che non così sorprendentemente preferisce farsi chiamare semplicemente Jasond González, è arrivato in Cina dopo essersi distinto in Bolivia prima con la maglia del Santa Cruz (14 gol in 35 partite) e poi con quella appunto del già citato Always Ready, con cui ha messo a segno ben 11 reti in appena 13 presenze nel 2025. Certo la seconda serie cinese non sarà il massimo per un 26enne che ha già fallito in gioventù con il calcio che conta – appena 2 gol in 30 partite in Argentina con l’All Boys, un’esperienza dimenticabile in Sudafrica con il Kaizer Chiefs – ma comunque non è mai troppo tardi per far parlare di sé. Nome a parte.

Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James Oatway detto Charlie

Oggi il Brighton & Hove Albion è una solida realtà della Premier League inglese, il più ricco e spettacolare campionato al mondo, dove nel momento in cui scrivo questo articolo ha chiuso all’8° posto. Ma un tempo non molto lontano, nei primi anni 2000, i Seagulls vivacchiavano tra la seconda e la quarta divisione, una realtà dove l’unica certezza erano il calore dei tifosi e la grinta del capitano Oatway, mediano inesauribile che per tutti era Charlie ma all’anagrafe risultava chiamarsi Anthony Philip David Terry Frank Donald Stanley Gerry Gordon Stephen James.

Il motivo di un nome tanto epico quanto difficile da gestire è da ricercare nel tifo sfegatato dei genitori per il Queen’s Park Rangers, che al termine della stagione 1972/1973 veniva promosso per la seconda volta nella sua storia in massima serie. Ai tempi gli Oatway aspettavano il figlio, e dobbiamo dedurre che quando pochi mesi più tardi venne al mondo fu naturale (?) chiamarlo con il nome di tutti gli undici titolari per celebrare l’impresa. Per fortuna, quando la zia vide il neonato, disse che aveva “una faccia da Charlie”. E Charlie è stato.

Two-Boys Gumede

Two-Boys Gumede non ha certo avuto una carriera epica: centrocampista offensivo sudafricano, mentre si trovava negli Stati Uniti ha sfruttato l’occasione di uno scambio culturale per provare a emergere nel calcio dei college statunitense. Dopo 4 anni convincenti nei Blazers dell’Univesity of Alabama at Birmingham (UAB) è passato alle leghe di sviluppo con l’obiettivo di provare a sfondare nella Major League Soccer.

Un traguardo non impossibile per un ragazzo che si era distinto a livello universitario, ma che è sfumato nel 2010 con il provino fallito per Washington anche a causa di un infortunio. Two-Boys Gumede si è ritirato nel 2013 a 28 anni a causa dei continui problemi fisici, e ha indossato soltanto maglie di club dimenticabili come Panama City Pirates, Minnesota Stars e River City Rovers. È diventato però famoso grazie al suo curioso nome, di cui lui stesso ha raccontato l’origine, e oggi è intenzionato a lavorare con i giovani.

Mia madre ha sempre desiderato una femmina, e dopo aver avuto un maschio pensava che la seconda volta sarebbe stata la volta buona. Ma quando sono nato io, ha pensato: “Oh, ho due maschi.” Ed è così che è nato il mio nome.

Have-a-look Dube

Sul web è difficile trovare traccia di questo calciatore originario dello Zimbabwe, che pare abbia giocato nel Njube Sundowns e in altri club minori locali. Ruolo imprecisato, carriera imprecisata, eppure un’incredibile fama internazionale a causa del suo curioso nome, un’intuizione della madre che quando era appena nato, orgogliosa, voleva mostrarlo a tutti. Have-a-look appunto: “dai un’occhiata”.

Per anni Dube ha giocato sotto un altro nome, Marabha, per evitare le prese in giro di tifosi, avversari e persino compagni. Qualcosa che non ha mai digerito, proprio per rispetto nei confronti della madre e del fortissimo legame che aveva con lei.

Mi è capitato innumerevoli volte di dover mostrare il documento d’identità perché la gente non credeva che quello fosse davvero il mio nome… Ho letto che è considerato uno dei nomi più buffi al mondo, e in parte questo mi ferisce. Mia madre, che ora non c’è più, è stata lei a darmi quel nome. Mi adorava.

Si tratta comunque di qualcosa che il diretto interessato ha superato, soprattutto dopo la conclusione della carriera calcistica. È stato lui stesso a raccontare le origini del suo nome in un’intervista all’Herald Online dello Zimbabwe, sottolineando come la madre insisteva nel mostrarlo a tutti perché era troppo carino. Aggiungendo poi simpaticamente: “E ancora oggi posso dire che faccio la mia figura”.

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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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