Un portiere top, dieci comparse, due sconfitte e l’oblio. L’Italia come nazionale viene trattata fugacemente e non nel migliore dei modi nel famoso anime calcistico Captain Tsubasa. Dopo averla rivista recentemente, analizzo la disfatta contro il Giappone di una squadra che senza dubbio poteva essere raccontata con maggiore attenzione.
Quando ero un bambino, come tantissimi appassionato di calcio e cartoni animati giapponesi, mi domandavo spesso come sarebbe stata presentata l’Italia in Holly & Benji se un giorno avesse dovuto fare la sua apparizione. Una questione che ai tempi – parlo dei primi anni ’90 – era un po’ fine a sé stessa: all’epoca il me 12enne ignorava ovviamente che l’anime derivasse da un fumetto/manga (più tecnicamente uno spokon) ancora in fase di pubblicazione.
Per me, e per tutti quelli che lo seguivano all’epoca, la storia era semplicemente quella di un ragazzino giapponese – che poi ho scoperto essere ispirato a un vero calciatore – di grande talento che affronta i tornei scolastici con l’obiettivo di riuscire un giorno a giocare in Brasile. Non immaginavo che la storia si sarebbe spinta fino ai giorni nostri, alle partite tra nazionali giovanili, alle carriere in vari club sudamericani ed europei. E poi un giorno è successo: l’Italia è apparsa, ha rimediato una figura barbina ed è scomparsa quasi immediatamente. Anche dalla mia memoria.
Perché raccontare l’Italia a Holly & Benji
Mi è tornato tutto in mente lo scorso anno, quando ero ospite a casa di un caro amico che non vedevo da tempo. I suoi figli, che oggi hanno l’età che avevo io quando ho iniziato a seguire Holly & Benji, stavano guardando in TV Captain Tsubasa. Un reboot di buon livello, che riassume la storia dei tornei scolastici nelle prime due stagioni e nella terza affronta il cosiddetto Junior Youth Arc, il torneo internazionale di Parigi in cui il Giappone, contando su tutte le stelle che abbiamo amato – più alcuni dei personaggi più sfigati di Holly & Benji per completare la rosa – affronta il meglio del calcio giovanile mondiale.
Ed è stato allora che sono stato preso da un raptus simile a quello che mi aveva già colto quando, in fretta e furia, realizzai la recensione della trilogia di Goal, uno dei miei articoli più apprezzati di tutti i tempi, dopo aver visto in rapida successione tutti i film. Perché ogni tanto qui facciamo anche del divertissement, e la figuraccia dell’Italia a Holly & Benji/Captain Tsubasa è troppo gustosa per non meritare un’analisi, soprattutto considerando che nell’anime originale l’Italia campione del mondo nel 1982 era il primo elemento calcistico che faceva la sua comparsa. Fatta questa lunga quanto doverosa introduzione..iniziamo.

L’amichevole rifiutata
Il Junior Youth Arc di Captain Tsubasa inizia poco dopo la spettacolare finale del torneo scolastico delle medie pareggiata tra la Toho e la Nankatsu. I giocatori espressi dalla competizione sono stati selezionati per fare parte di una fortissima nazionale giovanile che sarà impegnata in un torneo giovanile molto importante a Parigi. La squadra è priva però di alcune stelle: Tsubasa/Holly è infortunato, Wakabayashi/Benji si è trasferito in Germania e Misaki/Tom ha seguito il padre pittore in giro per il mondo, Misugi/Ross è diventato vice-allenatore per i rinomati problemi cardiaci. Il morale è comunque alto, ma viene annientato non appena i ragazzi mettono piede in Europa.
Il Giappone perde infatti 5-1 contro l’Amburgo di Benji e del villain principale della saga, Karl-Heinz Schneider. Quindi perde 3-2 con il Brema, che chiuso il primo tempo 3-0 toglie i suoi migliori giocatori. In quest’ultimo caso l’impegno sarebbe un triangolare che comprende anche l’Italia, che però dopo aver vinto con il Brema si rifiuta di giocare la partita con il Giappone perché non lo ritiene all’altezza. Poi, dal nulla, un ristabilito Tsubasa arriva al campo, prende la palla, scarta TUTTA L’ITALIA e spara un tiro che fa secco il portiere, capitano e stella degli azzurri Gino Hernandez. Potrebbe essere un campanello d’allarme, direi, ma nessuno tra gli italiani prende sul serio una cosuccia del genere.
L’Italia a Holly & Benji
L’italia a Holly & Benji ha un po’ troppa spocchia. Si presenta al torneo internazionale di Parigi come “una delle ovvie favorite” e “rappresentante di una delle scuole calcistiche migliori al mondo”, ma a guardare bene è composta da una stella e dieci carneadi. La stella è come detto il portiere Gino Hernandez (nome un po’ improbabile) che gioca nelle giovanili dell’Inter, mentre gli altri hanno solo nomi o solo cognomi, da Tardelli a Conti passando per Mateo e Andrea (…) di cui si sa poco o niente.
Scende in campo con un 4-4-2, e curiosamente il 9 e il 10 giocano tra difesa e centrocampo mentre il 2 e il 7 sono gli attaccanti. Può contare su difensori tenaci, su un gioco verticale fatto di passaggi veloci ed è priva di un attaccante di spessore, come sottolinea amaramente lo stesso commissario tecnico azzurro. La tattica quindi è piuttosto semplice: difesa e contropiede, come sottolineato dallo stesso Hernandez, la prima affidata a un bel po’ di falli e alle parate del portierone, il secondo innescato sempre da quest’ultimo. Che a inizio partita addirittura passa volontariamente il pallone a Holly dopo una spettacolare parata e lo invita a effettuare il suo famoso e imparabile Tiro Guidato.
Italia in vantaggio
Sorpresa delle sorprese, per parare un tiro che si alza al cielo e si abbassa improvvisamente è necessario fare un passo indietro e restare tra i pali. Tra lo stupore di tutti Hernandez blocca il tiro, e da lì inizia uno show mentre sugli spalti gli altri partecipanti al torneo iniziano a ricordare che il portiere dell’Italia, “il miglior portiere d’Europa” detto anche “il portiere perfetto”, non incassa un gol addirittura da un anno. Un particolare di non poco conto, soprattutto quando in seguito a un contropiede gli azzurri passano con una serie di passaggi velocissimi che mettono fuori causa persino Wakashimazu/Ed Warner. Conti, l’unico che ha un minimo di senso e carisma nell’Italia a parte Hernandez, segna a porta vuota.
Il bello è che Conti non viene neanche nominato nell’azione. Per capire che ha segnato lui bisogna tornare a un paio di azioni precedenti, memorizzare la faccia e poi riconoscere in lui l’autore del gol. Fun fact: Conti sarebbe all’anagrafe Giovanni Conti, è ispirato ovviamente a Bruno Conti e in altre edizioni del manga e dell’anime si chiama Ponti (e ok) o MARCHESI. Non riapparirà mai più nella saga, a differenza di Hernandez, che a proposito in alcuni adattamenti si chiama Gino Buffetti o addirittura Dario Belli. Magie del doppiaggio.
La svolta del Giappone
La svolta per il Giappone arriva con l’ingresso di Taro Misaki/Tom Becker, spalla ideale di Holly/Tsubasa inserito in rosa all’ultimo già che si trovava casualmente a vivere proprio a Parigi. L’intesa della Coppia d’Oro della Nankatsu è totale, i difensori italiani non riescono neanche più a fare fallo e il pareggio è inevitabile quando si trovano soli davanti a Hernandez, anche se Schneider in tribuna non la pensa così.
Quei due saranno anche la Coppia d’Oro, ma mai quanto la mano destra d’oro di Hernandez.
Karl-Heinz Schneider
E invece: Becker passa a Hutton, che in rovesciata al volo restituisce a Becker il quale a sua volta di testa in tuffo passa ancora il pallone al compagno che segna. 1-1, e qui l’aura di Hernandez crolla improvvisamente. Un attimo dopo invita infatti i compagni a “difendere il pareggio”, l’Italia passa al 4-5-1 e si arrocca. Il Giappone attacca facilmente, Hernandez a onore del vero tiene alta la baracca ma il contributo dei compagni è nullo.
Hernandez: aura crollata nel giro di due gol
Il 2-1, ovviamente un attimo prima del fischio finale, arriva con una cannonata di Hyuga/Lenders, che dopo essersi reso conto che il Tiro della Tigre non era abbastanza si è allenato per coniare un nuovo tiro, chiamato con scarso sforzo di fantasia Nuovo Tiro della Tigre e che rispetto all’altro è così potente da stroncare la mano destra di Hernandez. L’azione è a dire il vero un po’ discutibile nelle dinamiche: Hernandez respinge il primo tiro di Misaki, respinge ancora (notevole!) sulla ribattuta di Tsubasa, ma la difesa dorme.
Così Hyuga ha tutto il tempo di raccogliere ancora la respinta e superare Hernandez, strappandogli il guanto e infortunandolo alla mano. La cosa è evidente già subito dopo il fischio finale, quando il nostro portierone si congratula con i giapponesi e si scusa per la spocchia mostrata in occasione dell’amichevole rifiutata. Con la mano fuori uso non può scendere in campo il giorno dopo contro l’Argentina, che umilia gli azzurri 5-0.

Omaggio a Gino Hernandez
A dire il vero almeno Juan Diaz, autore dei 5 gol argentini, ammette che ha potuto segnare facilmente perché Hernandez non c’era. In ogni caso l’Italia a Holly & Benji finisce qui, anche se nel manga si ripresenta a un torneo successivo (il World Youth in Giappone) rimediando un’altra figura barbina: anche in questo caso Hernandez viene infortunato, stavolta dal tiro Tornado di Ryoma Hino, un giapponese che gioca nell’Uruguay, e sparisce dalla scena insieme ai nostri.
Ulteriore beffa per il povero Gino: mentre nella partita di Parigi contro il Giappone siamo ancora sull’1-1 i tedeschi parlano della sua bravura, ma qualcuno dice che “nella Foresta Nera vive un portiere leggendario e misterioso che NON HA MAI SUBITO UN GOL e si unirà alla Germania a torneo in corso”. Il riferimento è a Deuter Müller, “il portiere fantasma”, ennesimo estremo difensore insuperabile della serie e palesemente più forte di Hernandez.
L’Italia di Captain Tsubasa e Takahashi
L’Italia non era indifferente a Yōichi Takahashi, il creatore di Captain Tsubasa. Come dimenticare l’episodio filler in cui Tom Becker/Taro Misaki si ritrova a Napoli (avrei sempre giurato fosse Roma) e aiuta una scalcinata squadra di imbranati, il Sant’Angelo, a sconfiggere i prepotenti del Colosseus per riappropriarsi del loro campo? E quando Shingo Aoi/Rob Denton incrocia addirittura ROBERTO BAGGIO in aeroporto? Per non parlare delle avventure proprio di Denton e Hyuga/Lenders in Italia, con tanto di clamoroso scontro tra i due in Serie C con le maglie rispettivamente di Albese e Reggiana!
A livello di Nazionale, però, l’Italia sarà sempre poca roba. Naturalmente ci sta, considerando che parliamo di una storia basata sui giovani calciatori giapponesi e di rari tornei internazionali, però mi ha comunque stupito crescendo constatare che il movimento calcistico più forte al mondo, almeno all’epoca in cui la storia veniva disegnata, abbia stuzzicato così poco la fantasia di Takahashi. In Holly & Benji, purtroppo, l’Italia non è altro che una comparsa che quasi nessuno ricorda.
Sitografia:
Filmografia:
- Captain Tsubasa (キャプテン翼?, Kyaputen Tsubasa) – Boing & Crunchyroll





