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Mese: Ottobre 2016

Boris Paichadze: lo strano destino del campione georgiano

Lo stadio nazionale della Georgia è intitolato a Boris Paichadze.

Si tratta del più grande giocatore mai espresso da una scuola calcistica sicuramente non tra le più importanti al mondo ma che è stata capace nella storia di regalare agli appassionati altri eccezionali talenti: dal grande Murtaz Khurtsilava, membro dell’URSS bronzo alle Olimpiadi e finalista agli Europei nel 1972, ai più recenti Ketsbaia, Kinkladze, Arveladze e Khaka Kaladze, per due volte Campione d’Europa con il Milan nel 2003 e nel 2007.

Nessuno di questi però è mai stato considerato superiore a Boris Solomonovich Paichadze, per i georgiani semplicemente il più grande di sempre e che pure non avrebbe mai fatto il calciatore, se non fosse stato per un telegramma.

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“Ho scoperto Del Piero – La storia di Vittorio Scantamburlo”: la mia recensione del nuovo libro di Alberto Facchinetti

Avevo compiuto da un giorno tredici anni, il 10 novembre del 1987, quando la sua 126 bianca parcheggiò davanti al campetto dove stavo giocando, con la maglia del San Vendemiano. Setacciava il Veneto alla ricerca di giovani talenti, fin dal primo momento ha creduto nel mio. Sono finito sul suo mitico quadernetto, nel tabellino della partita scrisse il mio nome con accanto tre asterischi, vale a dire il massimo dei voti. Così mi segnalò al Padova. E pochi mesi dopo la mia carriera ha avuto inizio. Quella è stata la mia occasione, la porta che si è aperta per il mondo che avevo sempre sognato.

Io non l’ho mai dimenticato.

A volte ripenso a cosa sarebbe stato di me senza quelle tre stellette. Forse sarebbe arrivata un’altra macchina, con un altro al posto di Vittorio alla guida. Forse sarei stato segnalato da qualcun altro. Ma se non fosse arrivato nessuno in quel campetto di provincia? Se quel giorno non avessi giocato bene, e non l’avessi convinto? A volte mi capita di pensarci, come in quel film, “Sliding Doors”, cosa sarebbe successo se…

E invece è successo, e sono felice che sia andata così, sono felice che a “scoprirmi” sia stato lui, Vittorio, perché faceva quel lavoro con passione, perché ripensando a quel giorno ancora si commuove, perché vorrei che tanti ragazzi potessero avere la fortuna che ho avuto io. Sono sicuro che in tanti campi di provincia ci sono giovani che aspettano l’occasione che ho avuto io. Non tutti potranno fare la stessa strada, ma sarebbe bello che Vittorio Scantamburlo fosse preso come esempio da tanti, perché farebbe bene al calcio e a chi lo ama.

(Alessandro Del Piero, dalla prefazione)

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