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Mese: Luglio 2017

Harry Welfare, da spirito libero a idolo Fluzão

Nonostante il calcio moderno, soprattutto dopo la sentenza Bosman del 1995, sia ormai in gran parte un incredibile mix di culture diverse da loro – tanto che non ha quasi più senso parlare di identità calcistiche nazionali o di “stranieri” – il futebol brasiliano appare ancora oggi un mondo a sé, dove i “non brasiliani”, calciatori o manager, appaiono autentiche mosche bianche.

Merito di un Paese, il Brasile, che ha milioni di cittadini e che sforna talenti a getto continuo anche per via di una passione che spesso si trasforma in vera e propria religione. Un fattore che spinge i tanti club che fanno parte della CBF (la Confederação Brasileira de Futebol) a preferire, anche per motivi economici, la coltivazione delle promesse indigene all’acquisto di calciatori stranieri che magari, poi, poco sanno del calcio brasiliano e che faticherebbero ad ambientarcisi.

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Arthur e Percy Melmoth Walters, “The Meridian Brothers”

La più grande coppia di difensori dell’epoca del calcio vittoriano fu quella composta dai fratelli Arthur e Percy Melmoth Walters, puri amateurs che, rifiutando il professionismo ormai conclamato, all’epoca in cui fecero il loro esordio sul campo, non conquistarono mai alcun trofeo a livello di club.

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Vita e imprese di Leigh Richmond Roose, portiere e gentiluomo

L’ultima persona che vide Leigh Richmond Roose in vita fu un suo compagno, Gordon Hoare. Era la seconda volta che i due si trovavano dalla stessa parte della barricata, e dopo aver calcato i campi di football con la maglia dell’Arsenal si erano ritrovati al fronte. Soldati, come tanti britannici, venuti in Francia per arrestare l’avanzata tedesca durante la prima guerra mondiale.

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“Maradona, il Pibe de Oro” – di Raffaele Nappi

3 luglio 1990: a Napoli si gioca la semifinale del Mondiale italiano, quello delle “Notti magiche”. Di fronte i padroni di casa azzurri e l’Argentina di Diego Armando Maradona. Non sarà una partita come tante altre, e in qualche modo segnerà la storia di questa competizione come poche altre gare. La spuntano i sudamericani, che annullano il “fattore campo” grazie all’amore smisurato che i napoletani hanno per Maradona, l’uomo dei miracoli e degli scudetti, che sentono più vicino a loro di quel Paese che spesso finisce per dimenticarsi dei problemi del meridione.

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