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Mese: Dicembre 2015

Tutto Calcio che Cola #00 – “Il calcio che piace a me”

Dal 2016 riproporrò, a cadenza irregolare, “Tutto Calcio che Cola”: una sorta di editoriale, di pensieri in libertà sul calcio che piace a me di oggi e di ieri, riflessioni su quanto leggo e su quanto succede che non potrebbero essere categorizzate in altro modo su questo sito. Ho tenuto questa rubrica su 1000 Cuori Rossoblù per quasi un anno e mezzo, alternando riflessioni “moderne” a brevi racconti sul passato, e penso che lo stile resterà quello, anche se su “Uomo nel Pallone” va detto che lo spazio – e le categorie – per raccontare il calcio di ieri non manca. In ogni caso per questo ‘numero zero’ intendo fare solo delle brevissime considerazioni sul calcio che piace a me e che spero piaccia anche a voi che mi seguite.

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1876, la prima fotografia della Nazionale inglese e undici storie

Un’istantanea può raccontare tante storie. La prima fotografia dell’Inghilterra, oggetto di questo articolo, ne raccoglie undici. Sono le storie dei calciatori che si apprestavano a disputare la quinta partita ufficiale dei “maestri del football” con gli unici rivali allora disponibili, e cioè gli scozzesi.

I quali, pur riconoscendo ai vicini di aver inventato il gioco, sostenevano che i meriti inglesi finivano lì, e che a capire come il football andasse giocato erano stati proprio loro. Quel giorno la Tartan Army avrebbe avuto ragione – evento a dire la verità molto frequente in epoca vittoriana – eppure grazie a questa fotografia sono gli undici “Leoni di Sua Maestà” ad essere entrati nella storia.

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L’ultimo tè di Jimmy Main

Era stata una partita davvero sfortunata, quella che l’Hibernian aveva giocato il giorno di Natale del 1909 al nuovissimo Firhill Park di Glasgow: ospiti del Partick Thistle, gli Hibs, nonostante il gol del vantaggio firmato da John Sharp, si erano dovuti piegare di fronte al veemente ritorno dei padroni di casa, capaci di imporsi per 3-1 in rimonta.

Non era stata una semplice partita, ma quasi una tortura. Novanta minuti spesi a correre su un campo sabbioso e ghiacciato, che rendeva ogni movimento faticoso e incerto, ogni slancio atletico non esente da rischi. Eppure l’atmosfera non era del tutto negativa negli spogliatoi ospiti immediatamente dopo la gara. I giocatori si erano come sempre presi un bel tè ristoratore, e tra essi figurava anche il neo-capitano Jimmy Main.

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Perché la Fiorentina ha la maglia viola?

Perché la maglia della Fiorentina, unica e particolare, è di colore viola? A Firenze esistono diverse versioni e leggende sulle origini di questa scelta da parte del club gigliato, una delle maglie più originali nella storia del calcio. Io riporto la versione ufficiale come raccontata da Simone Galeotti, autore di storie davvero immancabili che potete leggere sullo splendido sito “Storie in fuorigioco” (www.storieinfuorigioco.com) e tifoso viola.

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Lezioni di sogni: recensione del film sulla nascita del calcio in Germania

All’indomani della fine del conflitto franco-prussiano, la Germania vive sotto una forte spinta nazionalista. Questa è basata naturalmente sul disprezzo verso tutto ciò che non è tedesco e sulla retorica della guerra, del coraggio e del sacrificarsi in nome del Paese. Verso la fine del XX secolo a Braunchsweig, nella Bassa Sassonia, in un esclusivo collegio riservato ai figli della buona società locale arriva un giorno il professor Konrad Koch.

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Tregua di Natale 1914: il calcio nella “terra di nessuno”

Il segreto immortale del calcio e della sua enorme diffusione in tutto il pianeta è noto. Come spiegherei la felicità ad un bambino? Non gliela spiegherei, gli darei un pallone per farlo giocare”, ricordava il grande scrittore di fútbol Eduardo Galeano citando la teologa tedesca Dorothee Sölle.

Proprio così: nonostante le brutture che negli anni hanno pervaso questo sport, il calcio è sempre stato mezzo di unione tra culture e stili diversi, che nel campo si scontravano finendo però inevitabilmente per amalgamarsi. La famosa tregua di Natale del 1914 fu solo una delle tante dimostrazioni di questa verità, ma forse la più eclatante.

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Ferenc Plattkó, baluardo insuperabile del Barcelona

All’inizio degli anni ’20 il Barcellona è già una delle squadre più forti di Spagna: campione incontrastato del campionato della Catalogna, pur potendo contare su campioni affermati come Paulino Alcántara, Josep Samitier e Félix Sesúmaga è stato da poco privato del suo giovane ma già fortissimo portiere, Ricardo Zamora.

El Divino infatti ha cominciato a fare le bizze, chiedendo molti soldi e sbandierando un’offerta dell’Espanyol, squadra dov’è cresciuto e dove intende tornare. Nonostante un anno di squalifica ce la farà, e così i blaugrana devono trovarsi un nuovo guardiano dei pali: la scelta ricade alla fine sul possente ungherese Ferenc Plattkó.

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#StranoCalcio06 – Antiche stranezze

A distanza di due mesi esatti torna l’appuntamento con una breve raccolta di calcio e stranezze: vi invito, nel caso troviate altri episodi curiosi che non ho già raccontato, a segnalarmeli nei commenti qui sotto oppure a scrivermi nella mia pagina Facebook. Inoltre, se apprezzerete l’articolo, condividetelo sui social con gli appositi pulsanti, aiuterete “L’uomo nel pallone” a farsi conoscere! Ed ora iniziamo, non prima di avervi ricordato gli altri episodi!

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SPECIALE CALCIOMERCATO

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Paulino Alcántara, la prima stella del Barcelona

Quando lasciò questo mondo, il 13 febbraio del 1964 all’età di 67 anni, Barcelona lo pianse come un figlio e come un eroe nonostante la sua fosse stata una vita con moltissimi lati oscuri.

Abissi in cui era sprofondato una volta appesi gli scarpini al chiodo, quando quello che una volta era l’eroe del “Camp de Les Corts” – “casa” del Barcelona prima del Camp Nou – si era ritrovato ad essere un fedele servitore di Francisco Franco, il “Generalissimo” che dominò la Spagna dal 1939 fino al 1975, anno della sua morte.

Prima di arruolarsi al servizio di Franco, prima di partecipare attivamente alla Guerra Civile Spagnola insieme al battaglione fascista Flechas NegrasPaulino Alcántara era stato un calciatore, il migliore mai visto in un campo spagnolo.

Un attaccante straordinario che univa tecnica e potenza a una ferocia caratteriale senza pari, quella che gli permetteva di scontrarsi con difensori molto più grandi di lui senza alcuna paura e di calciare con violenza inaudita – e con immancabile, chirurgica, precisione – il pallone in fondo alla rete.

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La Youdan Cup, il più antico trofeo calcistico al mondo

Tra le date più importanti nella storia del calcio è senza dubbio importante ricordare il 5 marzo 1867. Fu in questo giorno, infatti, che davanti ai circa 2.000 spettatori radunati al campo di Bramall Lane, Sheffield, venne assegnata la Youdan Cup, ovvero il più antico trofeo calcistico al mondo.

Antecedente di ben 5 anni alla prima edizione della FA Cup, questa coppa venne messa in palio in un torneo che coinvolgeva una dozzina di squadre tra le più importanti di Sheffield, città che all’epoca poteva essere considerata non meno di Londra “capitale del football” e venne disputata utilizzando le regole locali.

Antesignane delle Laws of the Game stabilite nei mesi successivi alla fondazione della Football Association di Londra, che poi sono diventate la base per le regole attuali, le Sheffield Rules erano rimaste in uso in città anche dopo l’adozione fuori dai confini cittadini delle regole ufficiali, che i club di maggiore prestigio utilizzavano nei primi incontri tra squadre appartenenti a diverse regioni d’Inghilterra.

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Grigio, granata e azzurro: omaggio a Baloncieri, il primo mito

23 aprile 1944: è uno strano campionato quello che si gioca in un’Italia che va via via liberandosi del regime fascista. Due giorni prima è nato ufficialmente il Governo Badoglio, ma mentre l’attenzione degli italiani è interessata a tutt’altre questioni il calcio deve andare avanti: così ha voluto la FIGC e così i giocatori si sono adeguati, anche se ovviamente gli inconvenienti non mancano.

Ad esempio, quel 23 aprile, l’Alessandria si trova sul campo del Torino ma l’arbitro non può fischiare il calcio d’inizio tra i “grigi” ospiti e lo squadrone che sta cominciando un ciclo di vittorie che terminerà soltanto con lo schianto di Superga: manca un giocatore ospite, ed è così che per evitare che i suoi perdano la partita a tavolino l’allenatore alessandrino decide di scendere in campo.

Sebbene si sia ritirato molti anni prima i tifosi di entrambe le squadre sanno bene chi sia, visto che è stato idolo di entrambe le squadre e uno dei migliori calciatori italiani di sempre: il suo nome è Adolfo Baloncieri, il primo mito del nostro calcio.

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Frédéric Collignon, il Messi del calciobalilla

(Ripropongo un’intervista realizzata da me e l’amico Andrea Bonomo per conto di 1000cuorirossoblu.it)

Ogni disciplina sportiva al mondo, tra le centinaia di atleti praticanti che ha al suo interno, ha avuto e ha diversi campioni acclamati. Di questi, qualcuno riesce a trascendere con il proprio talento la disciplina stessa, diventandone una vera e propria icona, qualcosa che automaticamente viene associato allo sport praticato. Gli esempi sono numerosi: il basket ha avuto Michael Jordan, il tennis Nadal e Federer, l’automobilismo Michael Schumacher, il golf Tiger Woods, il pugilato Mike Tyson e via dicendo. È ovviamente un ragionamento semplicistico, visto che per quanto ci siano atleti che indubbiamente ne diventano il simbolo all’interno di ogni sport si può discutere su chi sia stato davvero il migliore in assoluto. Prendiamo il calcio per esempio: chi meglio lo rappresenta? Maradona? Pelé? Lionel Messi?

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