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Belfort Duarte, pioniere del fair play nel calcio brasiliano

Ingegnere civile brasiliano, persona coltissima e dai valori profondi, João Evangelista Belfort Duarte è una di quelle figure che tengono insieme tutti i fili dell’alba del futebol. Figlio dell’élite maranhense ma innamorato di un gioco ancora giovane, tradusse le regole dall’inglese, trasformò l’América di Rio e divenne il simbolo del fair play in un’epoca ruvida e pionieristica.

Dai cortili di São Luís al Mackenzie College

Considerato di fatto uno dei padri del futebol brasiliano insieme a Charles Miller e Tomas Donohoe, João Evangelista Belfort Duarte fu l’uomo che tradusse le Laws of the Game della Football Association inglese in portoghese per poi contribuire a diffondere il gioco in tutto il Paese. Nato a São Luís do Maranhão il 27 novembre 1883, era cresciuto in una famiglia influente e abituata a guardare verso il Vecchio Continente.

Giornali e libri in lingua straniera erano una presenza comune nella sua casa, e fu anche grazie a questo contesto che fin da giovanissimo João, imparato l’inglese, entrò in contatto con le novità che arrivavano dal Regno Unito. Tra queste, soprattutto, un gioco che lo affascinava, moderno di concezione ma allo stesso antico per valori: il football appunto, che proprio poco dopo la sua nascita era diventato sport nazionale inglese e culla del professionismo.

Appena adolescente, all’inizio del XX secolo, si era trasferito a San Paolo per studiare nel prestigioso Mackenzie College. Qui aveva contribuito alla nascita dell’Associação Athletica Mackenzie College, oggi scomparso da tempo ma che allora rappresentava il primo club formato interamente da brasiliani in un panorama dominato dalle squadre degli immigrati inglesi del São Paulo Athletic. Difensore che si era distinto fin da subito per correttezza e senso della posizione, aveva preso parte alla sfida tra Mackenzie e Germânia del 1902 che molti considerano il primo incontro ufficiale di calcio in Brasile.

Il simbolo dell’América e del fair play

Trasferitosi successivamente a Rio de Janeiro per lavorare alla compagnia elettrica Light, aveva pensato inizialmente di entrare nel Fluminense, il club più potente della capitale federale. Fu invece l’amico Gabriel de Carvalho a convincerlo a scegliere l’América, società in crisi ma con un grande potenziale. Nel giro di pochi anni Belfort divenne molto più che un semplice giocatore: fu infatti capitano, tecnico, dirigente, tesoriere, anima del club.

All’América contribuì a organizzare le prime tournée fuori dai confini nazionali, fondamentali per risollevare l’economia di un club prossimo al fallimento, aprì la società – fino ad allora elitista e razzista – ai giocatori di colore e propose il cambio dei colori sociali: dalle vecchie tenute nere a strisce, poi rossonere, alla maglia rossa ispirata al suo amato Mackenzie. Con lui in campo come zagueiro e capitano, l’América conquistò il Campeonato Carioca del 1913; passato in panchina, portò il club al titolo anche nel 1916.

La sua fama di uomo corretto nasce soprattutto da un episodio rimasto nella memoria collettiva: un fallo da rigore commesso in area e non visto dall’arbitro. Invece di approfittarne, Belfort Duarte alzò il braccio e confessò l’infrazione, chiedendo al direttore di gara di concedere il penalty agli avversari. Un gesto che oggi sembra quasi irreale, ma che all’epoca colpì profondamente tifosi e cronisti, contribuendo a costruire l’immagine di Belfort come “lorde com ou sem a bola”, signore dentro e fuori dal campo.

Il Premio Belfort Duarte

Molti anni dopo la sua morte, in piena epoca di professionalizzazione del calcio brasiliano, la sua figura sarebbe diventata il punto di riferimento per chi intendeva premiare non solo il talento, ma anche la disciplina. Nel 1945 il Consiglio Nazionale dello Sport istituì infatti il Prêmio Belfort Duarte, una delle onorificenze più particolari del futebol brasiliano.

Il regolamento originale del premio era severissimo: per ottenerlo, un calciatore doveva giocare almeno 10 anni senza essere mai espulso, disputando nello stesso periodo un minimo di 200 partite ufficiali tra competizioni nazionali e internazionali. Ai professionisti veniva consegnata una medaglia d’argento, ai dilettanti una medaglia d’oro; a questo si aggiungeva una sorta di “carta d’identità morale”, con tanto di attestato di buona condotta.

Non solo una decorazione simbolica. Per molti anni, chi riceve il Prêmio Belfort Duarte ha diritto anche all’ingresso gratuito negli stadi di calcio di tutto il Brasile, come se la fedeltà alle regole e il rispetto dell’avversario dessero una specie di passaporto perpetuo per il tempio del gioco. Fra i premiati compaiono nomi leggendari del calcio brasiliano, da grandi campioni come Didi e Vavá a difensori rocciosi, fino ad allenatori come Telê Santana, che incarnerà in panchina quello stesso ideale di calcio leale ed esteticamente puro.

Gli altri padri del futebol brasiliano

Nel racconto delle origini del calcio brasiliano, Charles Miller è il ragazzo paulista che torna dall’Inghilterra con due palloni e un regolamento, organizza i primi campionati ufficiali a San Paolo e diventa capocannoniere delle prime edizioni del Campeonato Paulista. Al di là del mito, è l’uomo che istituzionalizza il football in Brasile, trasformando il passatempo degli inglesi in un vero campionato.

Thomas Donohoe, operaio scozzese della fabbrica tessile di Bangu, nella zona ovest di Rio, è invece il protagonista di una storia parallela: secondo studi e ricerche più recenti, la prima partita organizzata sul suolo brasiliano potrebbe essere stata proprio quella del 9 settembre 1894, giocata in un terreno accanto alla fabbrica, con lui come grande animatore dell’evento. Una pelada operaia che precede di qualche anno i campionati organizzati di Miller, pur se giocata con regole tutt’altro che ufficiali.

In questo quadro, Belfort Duarte fu il terzo vertice di un triangolo ideale: non il primo a portare la palla o a organizzare una partita, ma l’uomo che tradusse le regole, che le fece rispettare e che le usò per cambiare la cultura di un club e, di riflesso, di un intero movimento. Se Miller fu la faccia istituzionale dell’introduzione del football e Donohoe il padre delle partite operaie, Belfort è stato la coscienza morale del calcio brasiliano alle origini.

Una fine tragica

Diventato arbitro e dirigente dopo il ritiro, nel 1918 decise di allontanarsi dalla città e si trasferì con la famiglia in un piccolo sítio a Campo Belo, distretto rurale di Resende, per fuggire all’Influenza Spagnola che stava falciando vite in tutto il Brasile. La scelta di rifugiarsi in campagna, però, non lo mise al sicuro dal destino.

Fu proprio lì che, il 27 novembre 1918, giorno del suo 35esimo compleanno, Belfort Duarte venne assassinato in seguito a una lite riguardo alla proprietà di un terreno. Una discussione degenerata in tragedia, in un Brasile ancora profondamente rurale, dove le questioni di confine e di possesso potevano trasformarsi rapidamente in regolamenti di conti sanguinosi. Secondo numerosi testimoni, tra cui l’amata figlia Dona Mary, in quel momento indossava, come spesso del resto era solito fare, la maglia rossa dell’amato América.

In suo onore non solo sarebbe stato istituito un premio dedicato al fair play, ma il suo nome avrebbe battezzato anche lo stadio del Coritiba, intitolato poi nel 1977 a Couto Pereira. Tra targhe, coppe, vecchie fotografie e ricordi tramandati da generazione a generazione, la figura di João Evangelista Belfort Duarte continua ancora oggi a vivere come simbolo di un calcio pionieristico, severo e romantico allo stesso tempo, in cui il rispetto delle regole valeva quanto – se non più – di una vittoria.


João Evangelista Belfort Duarte

  • Nazionalità: Brasile
  • Nato a: São Luís do Maranhão (Brasile) il 27 novembre 1883
  • Morto a: Resende (Brasile) il 27 novembre 1918
  • Ruolo: difensore
  • Squadre di club: Mackenzie (BRA), America-RJ
  • Trofei conquistati: Campeonato Carioca 1913

Sitografia:

  • Perdigão, L. (02/09/2002) Football Album: Belfort Duarte – Museu dos Esportes (via WayBack Machine)
  • (22/07/2008) Belfort Duarte, lorde com ou sem a bola – Globo Esporte
  • Felipe da Lima, A. (27/11/2019) Belfort Duarte, o ‘pai’ do AméricaMuseu da Pelada
  • Rozenberg, M. – Belfort Duarte, que fim levou?Terceiro Tempo
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Simone Cola
Simone Colahttps://www.uomonelpallone.it
Amante del calcio in ogni sua forma e degli uomini che hanno contribuito a scriverne la leggenda

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