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Tag: italia

Carlo Bigatto, sigarette e Juventus

In un calcio italiano che stava rapidamente cambiando il proprio volto, e in una Juventus che stava finalmente scoprendo il proprio destino – diventare la squadra più vincente d’Italia – Carlo Bigatto fu uno dei più grandi protagonisti, simbolo di passaggio dal calcio dei pionieri e dei dilettanti a quello dei professionisti protagonisti dei grandi stadi in tutto il Paese.

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Quei giorni a Sanremo tra canzoni, fiori e la “Grande Ungheria”

Se dici Sanremo è naturale che il pensiero corra al Festival della canzone italiana, che qui si svolge dal 1951. Piaccia o non piaccia, rimane un evento seguitissimo da milioni di spettatori, un’importante kermesse che per quasi una settimana ogni anno mette la cittadina ligure – anche nota come “città dei fiori” – al centro della cronaca italiana.

Eppure questa incantevole località, che vanta anche uno dei quattro Casinò presenti in Italia, ha anche un’importante tradizione sportiva.

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Sardi e Santamaria: storia del primo trasferimento in Italia

“Aveva fatto scalpore una campagna-acquisti del Genoa, che aveva prelevato dal Milan “il figlio di Dio” De Vecchi per 24 mila lire e il trio Santamaria-Fresia-Sardi dall’Andrea Doria.

Aggiudicarsi quattro giocatori del giro della Nazionale non era mossa che potesse passare inosservata ai tempi in cui il calcio si professava rigorosamente dilettantistico.”

Diversi anni prima che il professionismo nel calcio italiano fosse cosa riconosciuta, i trasferimenti di calciatori da un club all’altro erano rari ma non infrequenti. Dissapori caratteriali, scelte tecniche, a volte anche eventi di vita privata che portavano un foot-baller a trasferirsi in un’altra città (ad esempio per un lavoro) erano le cause che facevano si che l’eroe di una tifoseria finisse per diventarlo di un’altra, e del resto furono diversi i club calcistici nati proprio per via di giocatori finiti a vivere in luoghi dove il foot-ball non era ancora arrivato.

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Harvey Esajas, il lavapiatti che si riscoprì calciatore

“È certo, andrò in Italia nel fine settimana per firmare col Milan. Quella che ho giocato è stata la mia ultima partita al Tiro Federal.” Parola di Juan Mauri, fratello maggiore di quel José Mauri che si è messo in mostra come uno dei giovani più interessanti della scorsa Serie A distinguendosi nel disastratissimo Parma nonostante un’età verdissima.

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Da “Foot-ball” a “Calcio”: storia del primo campionato in Italia

Il primo campionato di calcio in Italia viene giocato in una sola giornata, l’8 maggio del 1898. Il gioco che nel giro di pochi anni diventerà una vera e propria religione laica è arrivato dall’Inghilterra appena un decennio prima, grazie agli inglesi che alla fine del XIX secolo si spostavano nelle città costiere della Penisola per lavoro.

Nel giro di pochi anni nascono i primi club, vengono giocate le prime partite, vede la luce la federcalcio (FIF, oggi FIGC) e viene organizzato, appunto, il primo campionato ufficiale. Nel 1910 l’Italia giocherà la sua prima partita come Nazionale, nel 1934 sarà capace di conquistare la seconda edizione dei Mondiali. Il resto è storia del calcio e del nostro Paese.

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FLOP 11: I peggiori trasferimenti di sempre della Serie A

Vero che ormai nel calcio frenetico del 2000 le trattative tra i club durano tutto l’anno, ma è d’estate che il calciomercato impazza, è in quei giorni che i tifosi cominciano a sognare e a disegnare le proprie squadre.

Nel giorno della chiusura del calciomercato ho pensato (bene?) di stilare una mia personale classifica dei peggiori affari di calciomercato mai conclusi in Serie A.

Naturalmente è una classifica personale e scritta di getto, per cui sentitevi liberi di commentare e dire la vostra nella mia Pagina Facebook.

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Johnny Moscardini, il primo oriundo

Barga è un piccolo e incantevole paese in provincia di Lucca. Un posto bellissimo ma che a metà del 1800 non offriva grandi prospettive di lavoro.

Fu per questo, per cercare fortuna e magari per la voglia di visitare il mondo, che un giorno del 1872 tre giovani fratelli del posto, i Moscardini, lasciarono la Toscana per partire alla volta della Scozia.

Gli affari evidentemente andarono più che bene, ed essi si stabilirono a Falkirk: fu qui che, nel 1897, uno di essi mise al mondo un figlio, Giovanni.

Sarebbe stato uno dei primissimi grandi campioni del calcio italiano. Il primo vero e proprio oriundo nella storia della Nazionale.

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Carlo Rampini, bomber di un calcio di altri tempi

Nell’incredibilmente variegato oceano di aneddoti che riguardano il calcio italiano alle sue origini, quando fieri dilettanti nostrani cominciavano a prendere sempre più confidenza con quel gioco, il “foot-ball”, che sarebbe diventato “calcio” e che sarebbe passato dall’essere passatempo per benestanti a religione popolare, un posto speciale lo avrà sempre la mitica Pro Vercelli, la squadra che dominò i primi anni del XX° Secolo conquistando ben 5 Scudetti dal 1908 al 1913 e perdendone uno soltanto in finale, e in pratica per propria libera scelta.

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Enéas, il brasiliano triste che fece innamorare Bologna

Quel 27 Dicembre del 1988 si dice che ogni tifoso del Bologna versò una lacrimuccia. In seguito ai postumi di un incidente stradale, dopo quattro mesi di battaglia, si spegneva – a 35 anni ancora da compiere – la giovane vita di Enéas de Camargo, per il mondo del calcio semplicemente Enéas.

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Jorge Washington Caraballo, “meglio perdello che trovallo”

Nella stagione 1982-83 il Pisa Calcio torna in Serie A dopo 13 anni: si sono da poco riaperte le frontiere per gli stranieri nel nostro calcio, ed è così che il oresidente Romeo Anconetani, personaggio pittoresco ma grande intenditore di calcio, decide di rinforzare la squadra con ben due stranieri.

Il primo è il danese Klaus Berggreen, discretissima ala che parteciperà anche a due Campionati Europei e ad una Coppa del Mondo con la sua Nazionale e giocherà anche nella Roma e nel Torino. Il secondo, invece, è il misconosciuto mediano uruguaiano Jorge Washington Larrosa Caraballo. Pur giocando appena 7 partite in Italia, entrerà nella storia della società come il più pittoresco ed improbabile calciatore che ne abbia mai vestito la maglia.

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Arpad Weisz, la gloria e l’oblio

Un tempo buon giocatore di calcio, appesi gli scarpini al chiodo Arpad Weisz divenne il miglior allenatore d’Italia in un’epoca in cui la storia del calcio nel nostro Paese era ancora agli albori. Oltre a insegnare la tecnica fu il primo a introdurre una vera organizzazione tattica e lanciò un certo Giuseppe Meazza.

La sua conoscenza del gioco era tale che fu autore di un libro che ancora oggi, a ottant’anni di distanza, potrebbe suonare attuale ed essere utile ai tanti che parlano di pallone senza conoscerne la scienza esatta. Un personaggio che avrebbe meritato gloria e memoria eterna, ma che invece, improvvisamente, sparì letteralmente nel nulla. Inghiottito dalla follia dell’Olocausto.

Arpad Weisz, il rivoluzionario

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La storia di “Foquinha” Kerlon, campione di sfortuna

Lo chiamavano Foquinha per via del suo più noto colpo ad effetto: si alzava la palla sulla testa e filava via, imprendibile per avversari spesso grossi il doppio di lui, senza mai far toccare il pallone a terra. Ma, appunto, palleggiandolo con la testa. Un numero da circo. Un numero da foquinha, appunto.

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