Dino Fiorini e Mario Pagotto furono compagni nel grande Bologna degli anni Trenta e Quaranta, prima che la guerra li conducesse verso destini opposti. Fiorini, arruolato nella Guardia Nazionale Repubblicana, scomparve nel 1944 in circostanze mai del tutto chiarite; Pagotto fu invece fatto prigioniero dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 e trascorse quasi due anni tra campi e trasferimenti nell’Europa orientale. Anche il calcio continuò a far parte della sua prigionia, anche se alcuni episodi tramandati negli anni hanno assunto contorni leggendari difficili da verificare.
11 giugno 1933. L’edizione numero 33 del massimo campionato di calcio italiano si avvia alla conclusione e il Bologna, ormai fuori dalla lotta Scudetto, scende in campo al Comunale di Busto Arsizio contro la pericolante Pro Patria. È l’occasione ideale per lanciare una giovane promessa, ed è in quel momento che il calcio italiano scopre il talento di Dino Fiorini.
La sfida si conclude con un rocambolesco 3-3, ma nonostante una prestazione non impeccabile il giovanissimo Fiorini, che deve ancora compiere 18 anni, non ha alcuna paura del futuro. Secondo un aneddoto rimasto legato alla sua figura, arriva persino ad affrontare i due veterani della squadra, Monzeglio e Gasperi, difensori come lui e titolari apparentemente inamovibili: “Mettetevi d’accordo, perché presto uno di voi mi lascerà il posto!”.
Dino Fiorini, un’ascesa irresistibile
Quella che può sembrare una provocazione si rivela, nel giro di un paio di stagioni, una predizione. Nell’estate del 1935 è Monzeglio a lasciare Bologna per trasferirsi alla Roma: il terzino è ormai un campione affermato, fresco vincitore dei Mondiali del 1934 e molto vicino alla famiglia Mussolini. In rossoblù, però, sono convinti che il giovane Fiorini sia pronto a raccoglierne l’eredità.
Nello stesso periodo Mario Pagotto è ancora al Pordenone, dove gioca da alcuni anni nelle categorie inferiori. È un solido difensore friulano che sembra lontanissimo dai grandi palcoscenici della Serie A, ma nel 1936, a 24 anni, arriva per lui una chiamata tanto prestigiosa quanto inattesa: quella del Bologna.
Nella prima stagione con Fiorini titolare fisso i rossoblù tornano a vincere lo Scudetto. Il tecnico ungherese Arpad Weisz ha dato alla squadra un gioco concreto ed efficace: l’attacco è appena l’8° del campionato, ma la difesa è la seconda meno battuta, con 21 reti subite. Monzeglio intanto è diventato un punto fermo della Roma, che si arrende al Bologna per un solo punto nella corsa al titolo, ma il ragazzo che lo ha sostituito non si è dimostrato da meno.
Mario Pagotto, dal Pordenone al Bologna
Con la mezzala Raffaele Sansone e il bomber Angelo Schiavio, Dino Fiorini è uno dei punti fermi della squadra campione d’Italia. Ha giocato tutte le 30 partite di campionato e si è imposto come una delle certezze della difesa rossoblù, guadagnandosi anche la convocazione nella Nazionale B. Sul mercato è difficile trovare rinforzi per una squadra del genere, soprattutto in difesa.
Il Bologna non ha voglia di spendere per un terzino che molto probabilmente – anzi, quasi sicuramente – finirà all’ombra di Fiorini e Gasperi. Per questo decide di puntare proprio su Mario Pagotto, difensore del Pordenone arrivato dalle categorie inferiori. Una buona riserva, nei piani del club felsineo. Un’occasione irripetibile per il 24enne friulano.

La stagione successiva il Bologna si ripete, vincendo il suo 4° Scudetto. Weisz è un mago a cui tutto riesce, Fiorini il suo fido scudiero in difesa. Apparentemente inarrestabile: è veloce nella corsa, atleticamente straripante, coraggioso, dotato nel gioco aereo e dotato di un’ottima visione tattica. Una vera certezza, mentre il partner Gasperi, classe 1903, a 33 anni sembra entrato nell’inevitabile fase di declino.
Il declino di Fiorini
Sarà per questo, sarà per qualche infortunio di troppo, ma alla fine del campionato Fiorini ha giocato 30 partite su 30 e Gasperi la metà. Le altre 15, infatti, hanno visto Mario Pagotto prendersi inaspettatamente la maglia da titolare. L’ex Pordenone non sarà un predestinato come Fiorini, ma esegue il proprio compito senza sbavature e con grande applicazione.
Secondo le ricostruzioni sulla sua carriera, anche con Pagotto Weisz si dimostra un grande comunicatore, oltre che un grande tecnico. Dopo alcune prime uscite tutt’altro che brillanti, capisce che il problema è soprattutto la paura di sbagliare e lo sprona a pensare soltanto al gioco, senza farsi condizionare dalla maglia, dalla fama degli avversari o dai grandi palcoscenici che si è improvvisamente trovato a calcare. Un episodio che assumerà un significato particolare anni dopo, quando il calcio accompagnerà Pagotto anche durante la prigionia.
La stagione successiva Fiorini e Pagotto sono i titolari. Tra i due c’è un divario evidente, ma benché dotato di un talento superiore il primo comincia inaspettatamente a perdersi. Si rivela infatti un po’ troppo arrogante in alcune occasioni, ad esempio prendendo in giro Meazza prima di una sfida con l’Ambrosiana-Inter, e pare corra troppo spesso dietro alle donne.
L’addio di Arpad Weisz
Fiorini è tra i primi calciatori italiani ad avere un certo successo anche come personaggio fuori dal campo. Alto, bello e molto popolare tra le donne, viene scelto dalla Bourjois, azienda di cosmetici, per pubblicizzare una brillantina. Ma proprio nel momento di massima notorietà la sua carriera subisce una brusca frenata: dopo tre stagioni ad altissimo livello, nel campionato 1938-39 il difensore rossoblù colleziona appena 7 presenze.
A frenarlo sarebbe stata una malattia venerea, che secondo le ricostruzioni sulla sua carriera lo debilitò a lungo e costrinse gli allenatori a impiegarlo con molta meno continuità. Proprio in quel periodo, però, il Bologna deve affrontare anche un problema ben più grave: l’addio forzato di Arpad Weisz, colpito dalle leggi razziali fasciste.
Weisz è ebreo e nell’autunno del 1938, in seguito alle leggi razziali promulgate dal regime fascista, è costretto a lasciare il Bologna. Per Fiorini è l’addio all’allenatore che più di ogni altro aveva creduto nel suo talento: secondo un racconto tramandato negli anni, il terzino rimane profondamente colpito dall’allontanamento del suo maestro.
Fiorini, del resto, non nasconde le proprie convinzioni fasciste: qualche anno più tardi, nel 1943, sarà addirittura tra i circa duecento fondatori del Partito Fascista Repubblicano di Bologna. Questo non cancella però il legame con Weisz, l’allenatore che lo aveva scoperto, gli aveva dato fiducia e lo aveva trasformato in un punto fermo della squadra. Dopo l’addio del tecnico il suo ritorno in campo è graduale e, proprio quando sembra essersi completato, la guerra cambia nuovamente tutto.

Compagni divisi dalla guerra
Il campionato 1942-43 è l’ultimo di Serie A disputato regolarmente prima dell’interruzione provocata dalla guerra. Non bastano i gol di Puricelli e il lavoro di Mario Montesanto, fino all’anno precedente giocatore rossoblù e adesso allenatore: il Bologna chiude al 6° posto, mentre lo Scudetto va al Torino, all’inizio del ciclo che entrerà nella storia come quello del “Grande Torino”.
Come tanti altri calciatori, Fiorini e Pagotto vengono coinvolti direttamente nella guerra. Il primo, fascista convinto, entra nella Guardia Nazionale Repubblicana; il secondo viene richiamato negli Alpini nell’ottobre del 1942 e, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, viene fatto prigioniero dai tedeschi, fino a poco prima alleati dell’Italia.
Per Pagotto comincia una lunga prigionia in condizioni durissime. Da Hohenstein viene trasferito nel campo di lavoro di Białystok, in Polonia, e negli ultimi mesi della guerra passa attraverso altre località dell’Europa orientale. Il calcio continua però a far parte della sua vita anche lontano da Bologna: i racconti raccolti anni dopo narrano di numerose partite disputate durante la prigionia e, nel 1945, un altro ex internato ricorderà effettivamente Pagotto mentre gioca a Lublino insieme ad altri italiani in attesa del rimpatrio.
Dino Fiorini: una morte misteriosa
Nel frattempo, ad armistizio avvenuto, l’Italia è spaccata in due tra chi è rimasto fedele a Mussolini e chi lo combatte. A Bologna l’aria è elettrica e Fiorini, milite scelto della Guardia Nazionale Repubblicana, ne è perfettamente consapevole: secondo le ricostruzioni sulla sua vicenda, è già scampato a due attentati in città. All’inizio di settembre del 1944, però, di lui si perdono definitivamente le tracce.
Il 3 settembre 1944 Fiorini scompare insieme ad Angelo Ferrari, un uomo di San Giorgio di Piano ricordato successivamente tra i partigiani caduti. La versione rimasta a lungo più diffusa vuole che il terzino sia stato catturato e ucciso dai partigiani, ma nel 1949 la moglie Italia racconta ai carabinieri che il marito le aveva confidato l’intenzione di prendere contatto con la Resistenza. Nasce così l’ipotesi che Fiorini sia stato ucciso per errore da partigiani ignari dei suoi propositi, oppure dai fascisti dopo la scoperta del suo possibile doppio gioco. Nessuna di queste ricostruzioni, tuttavia, è mai stata provata.
Esiste infine una terza ipotesi, quella di un delitto passionale. Secondo alcune ricostruzioni Fiorini avrebbe avuto una relazione con una donna di Bologna, forse sposata, dalla quale sarebbe anche nato un figlio: qualcuno avrebbe quindi potuto ucciderlo per gelosia, eliminando anche Ferrari per non lasciare testimoni. Su questa pista, però, non vennero svolte indagini specifiche. La verità sulla scomparsa di Dino Fiorini resta così avvolta nel mistero: il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Destini differenti
Quella di Mario Pagotto invece continua, anche se il ritorno a casa è ancora lontano. Secondo il racconto tramandato dal calciatore, nell’ultima fase del suo lungo peregrinare nell’Europa orientale mette insieme una squadra di italiani passata alla memoria come “Quelli di Cernauti”, che a Slutsk avrebbe vinto numerose partite, compresa una sfida terminata 6-2 contro una formazione dell’Armata Rossa. La storia è stata ripresa negli anni dalla biografia di Pagotto e da diverse ricostruzioni successive, ma questi episodi non hanno trovato finora riscontri indipendenti: ciò che sappiamo con certezza è che in quei mesi Pagotto giocava davvero a calcio insieme ad altri italiani in attesa di tornare a casa.
Pagotto torna finalmente in Italia il 18 ottobre 1945, dopo oltre due anni dalla cattura. Secondo il racconto tramandato negli anni, la vittoria contro la squadra dell’Armata Rossa avrebbe contribuito ad accelerare il rimpatrio, ma non esistono riscontri indipendenti che permettano di stabilire se le due cose fossero realmente collegate. Tornato a Bologna, “Rino” riprende subito a giocare: resterà in rossoblù per altre tre stagioni, ormai con un ruolo meno centrale rispetto agli anni precedenti, e nel 1946 riuscirà ancora a togliersi la soddisfazione di vincere la Coppa Alta Italia.
La coppia di difensori che il calcio e il Bologna avevano unito viene così divisa per sempre dalla guerra. Dino Fiorini e Mario Pagotto, compagni di squadra per anni e poi trascinati verso destini completamente diversi, furono tra i protagonisti dell’epopea del Bologna “che tremare il mondo fa”. Per certi aspetti, la loro storia ricorda quella di Asbjorn Halvorsen e Otto Harder dell’Amburgo: anche loro furono a lungo compagni di squadra e protagonisti di grandi vittorie, prima che la guerra finisse per divierli. Nel loro caso la frattura fu anche ideologica: Halvorsen partecipò alla resistenza contro l’occupazione nazista della Norvegia e conobbe i lager, mentre Harder entrò nelle SS. Due vicende diverse, accomunate dal modo in cui la guerra travolse legami nati sul campo di calcio.

Dino Fiorini
- Nazionalità: Italia
- Nato a: San Giorgio di Piano (Italia) il 15 luglio 1915
- Morto a: presumibilmente nella zona di Monterenzio (Italia), nel settembre 1944
- Ruolo: terzino
- Squadre di club: Bologna (ITA)
- Trofei conquistati: Serie A 1935-36, 1936-37, 1938-39, 1940-41, Coppa dell’Europa Centrale 1934, Torneo Internazionale dell’Expo Universale di Parigi 1937
Mario Pagotto
- Nazionalità: Italia
- Nato a: Fontanafredda (Italia) il 14 dicembre 1911
- Morto a: Bologna (Italia) nell’agosto 1992
- Ruolo: terzino
- Squadre di club: Pordenone (ITA), Bologna (ITA), Vignolese (ITA)
- Trofei conquistati: Serie A 1936-37, 1938-39, 1940-41, Torneo Internazionale dell’Expo Universale di Parigi 1937, Coppa Alta Italia 1946
Sitografia:
- (01/01/2009) Dino Fiorini – Tremare Il Mondo Fa
- (16/07/2009) Soncini L. / Fiorini, il giallo del terzino scomparso – Corriere di Bologna
- (27/01/2012) Castellani M. / Un pallone salvò Rino dal lager – Avvenire
- (30/01/2012) Ciacci D. / Mario “Rino” Pagotto, il calciatore del Bologna che ha sconfitto i lager nazisti a suon di gol – Tempi
- (07/12/2013) Dino Fiorini, una storia italiana – Sodalizio Lazio
- (12/02/2015) La storia del terzino dimenticato: Dino Fiorini – La Repubblica Pallonara
- (19/11/2018) Rudi / Dino Fiorini: chi ha ucciso il terzino del Bologna? – RudiGhedini
BIBLIOGRAFIA:
- (2009) Stabellini P. – Dino Fiorini: chi ha ucciso il terzino del Bologna?
- (2011) Musi G. – Pagotto, un calcio anche alla morte (Edizioni Minerva)



