Premi "Invio" per passare al contenuto

Tag: anni ’40

Fernando Peyroteo e la leggenda dei Cinco Violinos dello Sporting

Scopriamo insieme la storia di Fernando Peyroteo: nome sconosciuto ai più, tra gli anni ’30 e gli anni ’40 è stato la stella dei “cinque violini” dello Sporting Lisbona e oggi merita di essere ricordato come uno dei più grandi centravanti di sempre.

Lascia un commento

Asbjørn Halvorsen e Otto Harder, l’eroe e il nazista

L’ascesa del nazismo e lo scoppio della seconda guerra mondiale travolsero come un’onda tutta l’Europa, mutando confini e paesaggi tanto quanto i rapporti tra le persone, i pensieri, i valori umani che fino a quel momento erano stati dati per scontati.

Era inevitabile che questo avrebbe avuto importanti conseguenze in ogni aspetto della vita umana. Umpensabile che il calcio e i calciatori, all’epoca tutt’altro che protetti da una “gabbia dorata”, sarebbero riusciti a evitare una follia che il mondo intero aveva già vissuto pochi decenni prima, quando i morti erano stati innumerevoli e la lezione sembrava essere stata appresa.

L’orrore causato dal nazifascismo avrebbe toccato le vite di milioni di persone: tra queste anche quelle di Asbjørn Halvorsen e Otto Harder, amici di lunga data che avevano scritto a Amburgo pagine di calcio indimenticabili le cui esistenze, in seguito allo scoppio della guerra, avrebbero preso direzioni drasticamente, e drammaticamente, diverse.

Lascia un commento

Neil Franklin e il sogno sfumato di “El Dorado”

“Vivremo meglio di qualsiasi altro calciatore al mondo!”

Furono queste le parole che Neil Franklin pronunciò non appena sbarcò in Colombia. Parole certo non di circostanza, ma basate su quelli che a tutti gli effetti parevano fatti, solidi e inattaccabili. Colui che nel 1950 poteva tranquillamente essere considerato il miglior difensore al mondo, però, non poteva sapere quanto si sbagliava.

Lascia un commento

Dino Fiorini e Mario Pagotto, uniti dal calcio e divisi dalla guerra

11 giugno 1933. L’edizione numero 33 del massimo campionato di calcio italiano si avvia alla conclusione e il Bologna, ormai fuori dalla lotta Scudetto, scende in campo al Comunale di Busto Arsizio contro la pericolante Pro Patria. È l’occasione ideale per lanciare una giovane promessa, ed è in quel momento che il calcio italiano scopre il talento di Dino Fiorini.

La sfida si concluderà con un rocambolesco 3-3, ma nonostante una prestazione non impeccabile il giovanissimo (deve ancora compiere 18 anni) Fiorini non ha alcuna paura del futuro. Anzi, affronta i due veterani della squadra, Monzeglio e Gasperi, difensori come lui e titolari apparentemente inamovibili, e li avvisa: “Mettetevi d’accordo, perché presto uno di voi mi lascerà il posto!“.

Lascia un commento

Romualdas Marcinkus e il suo ultimo volo da campione ed eroe

La pallottola che mise fine alla vita di Romualdas Marcinkus arrivò improvvisa, alle spalle, mentre su ordine dei soldati nazisti che lo avevano catturato stava inoltrandosi in un bosco nei pressi di Danzica.

È assai probabile che, fino a un momento prima, l’eroe di guerra lituano stesse pensando all’ennesima impresa in cui si sarebbe lanciato, è possibile che stesse già progettando una nuova “grande fuga”, la stessa che non era andata a buon fine pochi giorni prima e che avrebbe persino ispirato, con l’eroismo di chi ne fu protagonista, un famoso film di Hollywood qualche anno dopo, a conflitto finalmente concluso.

Quella pallottola, sparata per ordine di Adolf Hitler, mise invece fine all’ultima delle molte vite di Romualdas Marcinkus: calciatore, patriota, eroe e infine martire, vittima della follia che la storia avrebbe ricordato come “seconda guerra mondiale”.

2 commenti

Sergio Livingstone “El Sapo”, la storia del più grande portiere cileno mai esistito

Per qualcuno è stato il miglior portiere della storia del calcio.

E anche se il nome di Sergio Livingstone non viene ricordato al pari dei più famosi Lev Jašin, Américo Tesorieri, Ricardo Zamora e Dino Zoff, leggendo i racconti di chi ha assistito alle partite in cui questo straordinario portero cileno risulta facile comprendere perché negli anni ’40 qualcuno potesse dire che il più grande guardiano dei pali di sempre fosse cileno.

Lascia un commento

Il Bologna, il Cesena, la guerra (di Bruno Gasperutti)

Sono numerose le pagine e i gruppi su Facebook che trattano storia e curiosità sportiva, un esercito di appassionati a cui cerco di dare spazio settimanalmente nel mio programma radio “Tre uomini e un pallone” (che potete ascoltare QUI mentre invece QUI ne trovate i podcast) e che meritano senz’altro di essere frequentati. Uno dei miei preferiti si chiama “Il grande calcio degli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta” e vede la presenza di veri appassionati di fatti e statistiche. Questa breve ma significativa storia è stata riportata dal signor Bruno Gasperutti e riguarda uno dei numerosi fatti incredibili che avvennero durante la guerra di occupazione in Italia: mentre Alleati e fascisti combattevano, infatti, il pallone non aveva comunque smesso di rotolare.

Lascia un commento

27 gennaio: Il calcio e la memoria

“A qualcuno questa partita potrà forse apparire come una breve pausa di umanità in mezzo ad un orrore infinito. Ai miei occhi, invece, come a quelli dei testimoni di questi partita, questo momento di normalità è il vero orrore del campo.

Poiché possiamo, forse, pensare che i massacri siano finiti – anche se qua e là si ripetono, non troppo lontano da noi. Ma quella partita non è mai finita, è come se durasse ancora, ininterrottamente.”

(Giorgio Agamben in commento ad un episodio narrato da Primo Levi ne “I Sommersi e i Salvati”, in cui si fa menzione di una partita di calcio svoltasi all’interno di un capo di sterminio durante una pausa di lavoro, in cui si affrontarono i militanti delle SS e i membri delle unità speciali “Sonderkommando”, reclutati nelle file dei deportati)

Lascia un commento

Calcio e Olocausto: Géza Kertész, “lo Schindler del calcio”

Se nel “Giorno della Memoria”, che viene celebrato ogni 27 gennaio in ricordo delle vittime della Shoah, si scorrono le pagine dei quotidiani sportivi e dei siti di riferimento, sono diversi i nomi dei personaggi legati al calcio che finirono vittima della follia nazista e che chi è interessato alla storia può scorrere.

Ebrei come Árpád Weisz, l’allenatore del primo grande Bologna e scopritore all’Inter di Giuseppe Meazza, il talentuoso Leon Sperling, il primo idolo dell’Ajax Eddy Hamel, il portentoso pioniere del calcio americano József Braun ed il bomber tedesco Julius Hirsch, che per la Germania aveva addirittura combattuto durante il primo conflitto mondiale.

Allargando il discorso ecco che si possono raccontare le storie di chi, non ebreo, si oppose comunque al nazismo e ne finì vittima: Matthias Sindelar, Milutin Ivković, Carlo Castellani e Vittorio Staccione. Un nome che invece è stato a lungo dimenticato è quello di Géza Kertész, recentemente soprannominato “lo Schindler del Catania”.

2 commenti

Renato Raccis, il bomber sardo fermato solo dal destino

Moltissimi appassionati di calcio, chiudendo gli occhi e pensando al binomio “gol & Sardegna” avranno come prima e maestosa immagine quella di Gigi Riva, indimenticato bomber della Nazionale e del Cagliari Campione d’Italia nel 1970.

Pur essendosi distinto con la maglia degli isolani ed essendo sardo d’adozione, però, “Rombo di Tuono” era nato a Leggiuno, provincia di Varese. Ecco allora altri nomi: Pietro Paolo Virdis, Gianfranco Zola. la bandiera degli anni ’70 e ’80 Luigi Piras. E poi?

Renato Raccis, forse il primo vero bomber sardo del calcio italiano.

Lascia un commento

Carlo Castellani, l’eroe di Empoli scomparso a Mauthausen

Empoli, 3 dicembre 2011: il club toscano ospita l’Ascoli in una gara valida per la 18ª giornata del campionato di Serie B. Dopo appena 4 minuti Francesco Tavano porta in vantaggio i padroni di casa, entrando così nella storia del club come suo miglior marcatore di tutti i tempi. Prende il posto, dopo oltre 70 anni, di Carlo Castellani, il campione a cui è intitolato lo stadio che ospita le gare interne degli azzurri. La cui vita viene finalmente ricordata, insieme alla tragica fine, anche dagli appassionati più giovani.

2 commenti

Matthias Sindelar, la “Cartavelina” che il Nazismo non riuscì a piegare

“Giocava a calcio, e non seppe
della vita molto altro.
Visse, perché doveva vivere
di calcio e per il calcio” [1]

A vederlo fuori dal campo nessuno avrebbe mai pensato che fosse uno sportivo: alto, scheletrico, il volto infossato dava risalto a un bel paio d’occhi azzurri che sembravano finiti lì quasi per caso. Se ti mostrava il fianco quasi scompariva, tanto breve era la distanza tra la schiena e il petto, quella fragile intercapedine in cui sono contenuti il cuore e tutti gli altri organi vitali.

Se però nei dintorni c’era un pallone, potevi stare tranquillo che ti saresti inaspettatamente ricreduto. Perché quell’uomo dall’aspetto così bizzarro era, semplicemente, il più forte calciatore al mondo. Lo chiamavano “Der Papierene”, “Cartavelina”, per via del suo aspetto fisico. O anche “Il Mozart del Calcio”, per il fatto di essere austriaco e di aver saputo fare con un pallone quello che il grande Amadeus ha fatto con la musica.

Incantare.

4 commenti
error: Content is protected !!