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Tag: pionieri

Arthur e Percy Melmoth Walters, “The Meridian Brothers”

La più grande coppia di difensori dell’epoca del calcio vittoriano fu quella composta dai fratelli Arthur e Percy Melmoth Walters, amateurs nella più pura definizione del termine che, rifiutando il professionismo ormai conclamato nell’epoca in cui fecero il loro esordio sul campo, non conquistarono mai alcun trofeo a livello di club. Tuttavia la loro classe eccelsa dentro e fuori dal campo, insieme al suggestivo stile di gioco combinato che rendeva la difesa delle loro squadre quasi impenetrabile, permise loro di essere punti fermi della Nazionale inglese dal 1885 al 1890.

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Arthur Wharton, il “colored” che rivoluzionò il football

La domanda che si fecero i membri del comitato a capo del Darlington Football Club nell’estate del 1885, mentre il giovane Arthur Wharton si presentava al campo d’allenamento per mostrare a tutti le sue qualità di footballer, aveva una risposta tutt’altro che scontata.

“Può un nero giocare al football?”

In un’epoca infatti in cui persino l’Encyclopædia Britannica definiva “the Negro” come un essere “mentalmente inferiore al bianco” per via “dell’impossibilità del cervello di svilupparsi completamente a causa della particolare forma del cranio”, in un periodo in cui l’Impero Britannico invadeva l’Africa per aumentare le proprie ricchezze senza curarsi di chi quelle terre abitava – ed era evidentemente “sacrificabile” in nome di Sua Maestà la Regina – a tutti doveva sembrare ben strano che quel giovane ed energico ragazzo di colore avesse deciso di cimentarsi con il pallone.

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Lord Arthur Kinnaird, il primo Re del calcio

Quando ancora il calcio era poco più che un’idea confusa, quando ancora la storia di questo straordinario sport doveva essere scritta, il suo primo e incontrastato campione fu Lord Arthur Kinnaird. Straordinario sportivo polivalente, questo energico scozzese spiccava rispetto ai suoi contemporanei sia per l’aspetto fisico che per le indubbie doti atletiche e calcistiche.

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La “Football War” di Sunderland e il sogno svanito di James Allan

Quando si parla del football dei pionieri, quello dei primissimi entusiasti che presero un pallone e decisero come utilizzarlo, si è portati a credere che si sia trattato di un’epoca del calcio magica e irripetibile. Un’epoca dove eleganti gentlemen si sfidavano con entusiasmo e fair play per il puro piacere di farlo, contenti dello sforzo prodotto e consapevoli del fatto che avrebbe vinto il migliore.

E può forse darsi che, per un periodo di tempo limitato, questo sia stato vero. Ma quando il calcio smise di essere un semplice gioco, quando folle sempre più numerose cominciarono ad accorrere intorno a quei campi che pochi anni prima non dovevano neanche essere recintati, ecco che tutto cambiò.

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Cuthbert Ottaway, il primo capitano dei maestri

Nato a Dover il 19 luglio 1850, figlio unico di un ricco chirurgo locale che aveva ricoperto in passato anche la carica di primo cittadino, Cuthbert Ottaway è stato il primo capitano dell’Inghilterra che il 30 novembre 1872, sfidando la Scozia, dava vita alla prima partita internazionale nella storia del calcio.

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Nettie Honeyball, la prima donna nel pallone

“Pochi minuti sono stati sufficienti a dimostrare che il calcio praticato delle donne, se le British Ladies possono essere prese come criterio, è totalmente fuori questione.

A un calciatore sono richieste velocità, giudizio, abilità e coraggio. Nessuna di queste quattro qualità è stata mostrata sabato. Per gran parte della gara le donne vagavano senza meta sul campo, in un trottare senza grazia.”

Se fosse vero, come si dice, che il buongiorno si vede dal mattino, il calcio femminile avrebbe dovuto terminare la propria avventura non appena l’aveva iniziata.

Con queste parole, infatti, il reporter di “The Daily Sketch” aveva liquidato la prima partita ufficiale giocata tra donne il 23 marzo del 1895 a Londra, un’esibizione tra due squadre rappresentanti il nord e il sud della città e che aveva visto le prime, vestite di rosso, dominare le avversarie e sconfiggerle con un rotondo 7-1.

Ma neanche le aspre parole degli altri giornalisti presenti, che predicavano lo spettacolo come “incapace di attirare le folle”, bastarono a scoraggiare queste intrepide pioniere. Il merito fu senz’altro della loro leader, che aveva avuto un’intuizione, un sogno, e non intendeva rinunciarvi.

Per questa donna coraggiosa il football, quel bellissimo sport che ormai da anni infiammava il pubblico inglese, poteva essere giocato anche dalle ragazze. Il suo nome era Nettie Honeyball, e sarebbe passata alla storia come la creatrice del calcio femminile.

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Charles William “C.W.” Alcock, il padre del calcio moderno

“Quello che appena dieci o quindici anni fa era il divertimento di pochi è oggi la passione di migliaia di persone.”

Così parlava Charles William Alcock nel 1876, quando all’età di 34 anni abbandonava agonisticamente lo sport, il football, che forse più di chiunque altro al mondo aveva contribuito a creare.

L’influenza di questo vero e proprio genio visionario, nato a Sunderland il 2 dicembre del 1842, è stata fondamentale nel trasformare, appunto, lo sport a cui si era immediatamente appassionato ai tempi degli studi nella Harrow School in un fenomeno di massa.

Ovunque infatti il football abbia mosso un passo significativo lì era presente questo giovane entusiasta, pieno di idee e capace di vedere oltre, vedere il futuro, gli stadi pieni e i giornali intenti a narrare le gesta degli eroi del rettangolo verde.

Fu per questo che si prese la briga, primo nella storia, di redigere il primo “Annuario del football” nel 1868, un modo per rendere omaggio ai primissimi pionieri senza i quali, forse, non saremmo qui a parlare, a scrivere, a emozionarci per 90 minuti.

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Blackburn Olympic, gli operai che fecero l’impresa

Sono numerosi gli episodi che qualsiasi appassionato potrebbe indicare come decisivi nella storia del calcio. È infatti attraverso una numerosa serie di evoluzioni che il football degli albori, praticato da un gruppo di nobili nostalgici del gioco praticato a scuola, è diventato quello che oggi tutti conosciamo. Un punto cruciale deve tuttavia essere indicato, e a parere di chi scrive nessuno può essere più importante della FA Cup vinta dal Blackburn Olympic nell’edizione 1882/1883.

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Tutte le prime volte nel calcio

Nell’augurare a tutti voi un buon primo dell’anno cercherò di raccogliere in breve – i preparativi per il Capodanno incombono anche per me! – tutte quelle cose che sono state le “prime volte” nel calcio.

Molte di queste cose sono note, altre meno, alcune di queste già sono presenti su questo sito da tempo e troverete quindi anche i relativi link per entrare più nel dettaglio. La maggioranza di questi “record” ha come protagoniste le squadre inglesi, come prevedibile essendo l’Inghilterra il luogo dove il football è nato ed è stato codificato.

Andiamo!

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1876, la prima fotografia della Nazionale inglese e undici storie

Un’istantanea può raccontare tante storie. La prima fotografia dell’Inghilterra, oggetto di questo articolo, ne raccoglie undici. Sono le storie dei calciatori che si apprestavano a disputare la quinta partita ufficiale dei “maestri del football” con gli unici rivali allora disponibili, e cioè gli scozzesi.

I quali, pur riconoscendo ai vicini di aver inventato il gioco, sostenevano che i meriti inglesi finivano lì, e che a capire come il football andasse giocato erano stati proprio loro. Quel giorno la Tartan Army avrebbe avuto ragione – evento a dire la verità molto frequente in epoca vittoriana – eppure grazie a questa fotografia sono gli undici “Leoni di Sua Maestà” ad essere entrati nella storia.

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Thomas Donohoe e le origini del calcio in Brasile

Sarà sempre lunga la disputa su chi abbia inventato il football nella forma in cui lo conosciamo oggi, se gli inglesi che ne gettarono le basi oppure gli scozzesi, fautori del passing game e delle prime organizzazioni tattiche di sempre.

Anche su chi abbia portato il football in Brasile, trasformandolo in futebol, la diatriba è nota, anche se in questo caso riguarda due cittadini scozzesi: uno di questi, Charles Miller, in Brasile era nato – figlio di immigrati venuti a costruire le ferrovie – e dopo aver studiato in Inghilterra era tornato formando la prima lega calcistica, organizzatrice del primo campionato ufficiale della storia.

Qualcun altro lo aveva però preceduto, seppur di poco e con modalità ed effetti ben più modesti.

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James R. Spensley, il padre del calcio

Ogni Paese, nella sua storia calcistica, ha una figura che può essere considerata il “padre” della disciplina. Essendo nato in Inghilterra, per moltissime realtà questo risulta essere originario d’Albione, e l’Italia non fa eccezione: nonostante infatti il fondamentale e riconosciuto contributo portato alla causa da Edoardo Bosio, industriale torinese che per primo portò nel nostro Paese un pallone da foot-ball – formando così le prime associazioni calcistiche, pur non ufficiali – il merito di aver portato il calcio alle masse, trasformandolo dal gioco elitario qual’era in origine, va senz’altro ascritto a James Richardson Spensley.

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