Ali Dia, professione impostore

La storia del calcio è piena di giocatori sopravvalutati, da cui ci aspettava sfracelli ma che per un motivo o per l’altro non hanno saputo realizzare le aspettative che gli esperti avevano intravisto in loro.

Problemi fisici, problemi caratteriali, problemi tattici o di ambientamento: molti possono essere i motivi per cui un calciatore brilla solo un momento, un attimo.

Sono le meteore, giocatori che magari hanno brillato per pochi istanti e che poi non hanno saputo confermarsi.

La storia di Ali Dia, tuttavia, non può essere inserita in questo gruppo. Non fu una meteora, bensì un vero e proprio impostore che, incredibilmente, riuscì anche a giocare nella prestigiosa Premier League Inglese.

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Australia-Samoa Americane 31-0, la partita dei Record

L’incantevole villaggio di Pago Pago è la capitale delle suggestive Samoa Americane.

Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato (ed in effetti qui è ancora possibile trovare in vendita la “New Coke”, una bevanda della Coca-Cola uscita di produzione nel 2002) e dove gli sport più praticati sono il Cricket, il Baseball e soprattutto il Football Americano.

Ah, le Samoa Americane hanno anche una Nazionale di Calcio. E si, ne parleremo, in quanto è stata protagonista di una delle partite più incredibili nella storia.

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Theyab Awana, la breve vita del “Tacco di Allah”

La partita ormai non conta niente, mancano poco più di dieci minuti alla fine e gli Emirati Arabi Uniti stanno conducendo agevolmente per 5-2 un amichevole contro il Libano quando viene fischiato loro un rigore a favore.

L’allenatore della Nazionale, Srečko Katanec, vecchia gloria del calcio europeo e visto in Italia con la Sampdoria, ordina che a tirare quel penalty sia la giovane promessa Theyab Awana, uno di quei pochi talenti emiratini per cui si prospetta, forse generosamente, un futuro nel calcio che conta.

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La storia di “Foquinha” Kerlon, campione di sfortuna

Lo chiamavano “Foquinha” per via del suo più noto colpo ad effetto: si alzava la palla sulla testa e filava via agli avversari, spesso grossi il doppio di lui, senza mai far toccare il pallone a terra. Ma, appunto, palleggiandolo con la testa. Un numero da circo. Un numero da foca. Foquinha, appunto.

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Jean-Pierre Adams, il lungo sogno della Guardia Nera

Jean-Pierre Adams fu, con Marius Trésor, la metà della coppia di difensori centrali della Francia di metà  anni ’70 chiamata “La garde noire”,“la guardia nera”, soprannome che sottolineava il colore della pelle dei suoi componenti.

Trésor, primo giocatore di colore a indossare la fascia di capitano della Francia, proveniva dalla Guadalupa, mentre Adams era nato in Senegal, ma entrambi si sentivano profondamente francesi.

Jean-Pierre fu un buonissimo difensore e sarebbe diventato, secondo il parere di chi lo conosceva, anche un eccellente allenatore, se solo, oltre trent’anni fa, il destino non avesse deciso diversamente.

Trasformando quello che doveva essere una banale operazione di routine in una condanna che a oggi ancora non ha avuto termine. Adams è oggi un calciatore in coma, che forse corre ancora ma in un mondo tutto suo.

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