Mario Jardel è stato uno dei centravanti più prolifici tra gli anni Novanta e Duemila: 130 gol in 125 partite di campionato con il Porto, 42 in 30 con lo Sporting e due Scarpe d’Oro. Eppure giocò appena 10 volte con il Brasile, e poco dopo l’apice precipitò tra depressione, dipendenza e una lunga serie di esperienze fallimentari.
Dal Brasile al Porto: nasce Super Mario
Mario Jardel nacque a Fortaleza il 18 settembre 1973 e si fece conoscere nel calcio brasiliano con Vasco da Gama e soprattutto Grêmio. Nel 1995 fu protagonista della conquista della Copa Libertadores, chiusa da capocannoniere con 12 gol. Il suo talento era già chiarissimo: dentro l’area sapeva trovare spazi e tempi con una naturalezza rara, trasformando cross e seconde palle in occasioni quasi automatiche.
Con il Grêmio, Jardel costruì in una sola stagione una reputazione enorme. Il club gli attribuisce 65 gol in 84 partite complessive e lo ricorda ancora come “Super Mario”, soprattutto per la capacità di colpire di testa. Non era un attaccante elegante, ma aveva senso della posizione, forza fisica e un istinto che gli permetteva di arrivare sul pallone prima dei difensori.
Quel rendimento e quelle caratteristiche furono subito notate in Europa. Nel 1996 approdò al Porto, dove trovò un calcio perfetto per le sue caratteristiche: ali capaci di servirlo, gioco verticale e una squadra abituata a dominare in Portogallo. Il salto non lo rallentò affatto. Anzi, nei quattro campionati successivi segnò 130 gol in 125 presenze di Primeira Liga, una media superiore a una rete a partita.
Porto: 130 gol in 125 partite
Al Porto Jardel vinse tre campionati consecutivi e chiuse per quattro volte di fila da capocannoniere della Primeira Liga. Nel 1998-99 arrivò anche la prima Scarpa d’Oro europea segnando 36 gol. I numeri erano quelli di un fuoriclasse assoluto, ma nel calcio di alto livello continuava a pesare il giudizio sul campionato portoghese, considerato meno competitivo rispetto a Serie A, Liga o Premier League.
Jardel rispondeva segnando anche in Europa. Nella Champions League 1999-2000 realizzò 10 gol e chiuse in testa alla classifica marcatori insieme a Raúl e Rivaldo. Questa è la misura del suo valore: non segnava soltanto contro avversari modesti, ma trovava la porta anche sul palcoscenico europeo, dove il Porto affrontava alcune delle squadre più forti del continente.
Proprio in quella stagione segnò più gol nei campionati europei di Kevin Phillips, ma non vinse la Scarpa d’Oro a causa del sistema di coefficienti che assegnava un peso maggiore ai gol realizzati nei principali tornei. Il riconoscimento gli sfuggì nonostante i gol. Era il paradosso di Jardel: segnava più di tutti, ma faticava ancora a essere considerato tra i grandi centravanti del momento.
Dal Galatasaray allo Sporting: l’apice
Nell’estate del 2000 lasciò il Porto per il Galatasaray. L’impatto fu immediato: il 25 agosto segnò entrambe le reti con cui il club turco batté 2-1 il Real Madrid nella Supercoppa UEFA, compreso il golden gol ai supplementari. Il debutto europeo fu da protagonista assoluto, e quella vittoria sembrò poterlo finalmente proiettare verso un club dell’élite continentale.
La stagione turca si chiuse con 34 gol in 43 partite complessive, ma l’esperienza durò appena un anno. Jardel tornò quindi in Portogallo, questa volta allo Sporting Lisbona. Con i Leões avrebbe raggiunto il suo picco più alto: nel 2001-02 segnò 42 gol in 30 partite di campionato, trascinando lo Sporting alla conquista del titolo e della Coppa di Portogallo.
Quelle 42 reti gli valsero la seconda Scarpa d’Oro, davanti ai migliori attaccanti dei principali campionati europei, nomi come Henry, Trezeguet, Hasselbaink, Shearer e Van Nistelrooij. Lo Sporting conserva ancora quel trofeo nel proprio museo e ricorda Jardel come una delle figure centrali di quella stagione. A 28 anni era al massimo: dominava in Portogallo e aveva appena firmato l’annata più prolifica della propria carriera.
Il Brasile e il Mondiale 2002 mancato
Proprio allora arrivò la delusione più grande. Nonostante i 42 gol, Luiz Felipe Scolari non lo convocò per il Mondiale 2002. Jardel aveva giocato soltanto 10 partite con il Brasile, segnando una rete, schiacciato dalla concorrenza di una generazione offensiva straordinaria. La Seleção rimase il suo grande rimpianto, soprattutto quando Ronaldo, Rivaldo e Ronaldinho portarono il Brasile al quinto titolo mondiale.
Anni dopo Jardel spiegò che l’esclusione dal Mondiale contribuì alla sua crisi, ma non fu l’unica causa. Nello stesso periodo stava affrontando la separazione dalla moglie Karen e la lontananza dai figli. Il crollo ebbe più di un’origine: nell’estate del 2002 dichiarò pubblicamente di soffrire di depressione e chiese di lasciare lo Sporting per rientrare in Brasile.
È importante non semplificare la cronologia. Jardel avrebbe successivamente ammesso di avere avuto problemi con sostanze stupefacenti già prima del definitivo crollo sportivo; separazione, depressione e mancato Mondiale aggravarono una situazione già fragile. Non fu colpa di una sola delusione. Nel 2002 lo Sporting lo sospese dopo le prolungate assenze, mentre la sua condizione atletica cominciava rapidamente a peggiorare.
Bolton e Ancona: il crollo
Nel 2003 Jardel lasciò lo Sporting e firmò con il Bolton. Sam Allardyce aveva rilanciato diversi giocatori esperti, ma questa volta l’operazione non funzionò. Il vecchio Super Mario era lontano: in Premier League disputò appena 7 partite senza mai andare a segno, anche se trovò tre reti nelle coppe nazionali. A gennaio venne ceduto in prestito all’Ancona, ultimo in Serie A.
L’avventura italiana durò appena 3 presenze, tutte da titolare, contro Milan, Roma e Udinese. Jardel arrivò fuori condizione e non segnò mai. In Italia si vide soltanto la sua ombra: il centravanti che pochi anni prima dominava le classifiche europee appariva lento, appesantito e incapace di incidere, diventando rapidamente uno dei simboli della disastrosa stagione dell’Ancona.

Da quel momento iniziò un lunghissimo giro del mondo: Newell’s Old Boys, Alavés, Goiás, Beira-Mar, Anorthosis, Newcastle Jets e diversi club minori brasiliani ed europei. I gol non tornarono più con continuità. Ci furono qualche lampo e alcuni trofei di squadra, ma nessuna vera rinascita: la carriera proseguì fino al 2011, lontanissima dal livello raggiunto tra Porto e Sporting.
La dipendenza e la parentesi politica
Nel 2008 Jardel parlò apertamente della propria dipendenza dalla cocaina, spiegando di avere attraversato anni segnati da cattive frequentazioni, depressione e abuso di sostanze. Disse anche di non volersi proporre come esempio. Fu una confessione molto più dura dei risultati sportivi, perché chiariva quanto la caduta fosse andata oltre il semplice problema di forma fisica raccontato durante gli anni di Bolton e Ancona.
La sua vita dopo il calcio ebbe un altro capitolo inatteso. Nel 2014 venne eletto deputato nello Stato brasiliano del Rio Grande do Sul con oltre 41.000 voti. Due anni dopo, però, l’Assemblea legislativa gli revocò il mandato all’unanimità dopo un procedimento per violazione del decoro parlamentare. Anche la parentesi politica finì bruscamente, aggiungendo un altro rovesciamento a una biografia già tormentata.
Eppure giudicare Jardel soltanto attraverso il declino significa perdere di vista ciò che fu prima. In Portogallo vinse cinque classifiche marcatori, due Scarpe d’Oro e quattro campionati, tre con il Porto e uno con lo Sporting. Per sei stagioni fu una macchina da gol, capace di produrre numeri che reggono addirittura il confronto con una leggenda del calcio lusitano come Fernando Peyroteo.
Mario Jardel, molto più di un uomo d’area
La sua specialità più evidente era il colpo di testa, favorito da tempismo, elevazione e capacità di anticipare il difensore. Ma ridurlo a un semplice uomo d’area sarebbe ingeneroso: segnava anche di destro, di sinistro, da fuori e in acrobazia. Jardel era un finalizzatore molto più completo di quanto la fama di centravanti poco raffinato abbia lasciato credere negli anni successivi.
Il confronto con Adriano viene quasi spontaneo, anche se le due storie restano diverse: entrambi furono enormi attaccanti brasiliani e conobbero un declino personale rapidissimo dopo aver raggiunto livelli altissimi. Fu grande più a lungo di quanto si ricordi. Prima della caduta Jardel aveva già costruito una carriera da campione, non una semplice parentesi fortunata.
Forse è proprio questo il modo più corretto di ricordarlo. Non come il giocatore sovrappeso visto ad Ancona, né soltanto come l’uomo travolto dai propri problemi personali. Mario Jardel fu prima di tutto un bomber eccezionale: uno dei più prolifici della sua epoca, capace di vincere due Scarpe d’Oro senza essere mai riuscito a giocare un solo minuto ai Mondiali.
Mario Jardel
- Nazionalità: Brasile
- Nato a: Fortaleza (Brasile) il 18 settembre 1973
- Ruolo: attaccante
- Squadre di club: Vasco da Gama (BRA), Gremio (BRA), Porto (POR), Galatasaray (TUR), Sporting Lisbona (POR), Bolton Wanderers (ING), Ancona (ITA), Newell’s Old Boys (ARG), Alaves (SPA), Goias (BRA), Beira Mar (POR), Anorthosis (CIP), Newcastle Jets (AUS), Criciuma (BRA), Feroviario (BRA), América (BRA), Flamengo (BRA), Cherno More (BUL), Rio Negro (BRA), Al Tawooun (KSA)
- Trofei conquistati: Campeonato Carioca 1993, 1994, Taca Rio 1993, Taca Guanabara 1994, Campeonato Gaucho 1995, 1996, Primeira Liga Portugal 1996/1997, 1997/1998, 1998/1999, 2001/2002, Coppa del Portogallo 1997/1998, 1998/1999, 2001/2002, Campionato Argentino 2004, Coppa di Cipro 2006/2007
Sitografia:
- (13/09/2002) Sporting lose patience with Jardel – UEFA.com
- (17/04/2018) From 54 goals in a season to drug addiction: the rise and fall of Mario Jardel, Fergus McAlinden, These Football Times
- (08/07/2021) Bota de Ouro de Jardel no Museu – sporting.pt



